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“20”, The Sun

20 collection, The SunL’underground italiano ha sempre ottime sorprese da offrire e quando certo rock di provincia inizia a farsi largo tra i nomi più rappresentativi della musica made in Italy, beh, è una sorpresa dopo l’altra. Per gli amanti di certo rock alternativo nostrano, un rock che sprigiona energia a volontà e forte di testi che arrivano al cuore, “20”, uscito l’8 dicembre 2017, è sicuramente un album da non farsi scappare. Parliamo di un autentico pezzo da collezione, dato alla luce allo scopo di celebrare i vent’anni di carriera della band italiana “The Sun”: un cimelio contenente un doppio cd, un interessantissimo booklet di 72 pagine pieno di memorabilia e una torrida ventata di positività elettro-acustica. La band, forte di una notevole gavetta e di una solida reputazione alle spalle, celebra due decadi di musica con un’opera, oserei dire, monumentale: una playlist di 40 brani, tra cui 10 inediti, brani già conosciuti e un paio di cover. Musicalmente il loro stile varia dal pop rock alternativo di casa nostra, in stile Negrita, Timoria e Velvet al punk americano dei Blink 182, dei Sum41 e, pricincipalmente, degli Offspring.

La raccolta apre con due inediti: “Nelle mie mani” e “L’alchimista”. Il primo è un brano immediato e molto radiofonico. Il suo testo inneggia alla libertà, indipendentemente da quello che dicono gli altri. Il secondo, anch’esso molto orecchiabile, rende chiaro che l’amore può cambiare tutto, proprio come un alchimista. Testi ben forgiati e di facile assimilazione.
Ne “Il mio miglior difetto” affiora la sensibilità a certe problematiche di un mondo travagliato, nonché il forte desiderio di cambiare la realtà.
“Le case di Mosul” è una perla che emerge fra tutte: basterebbero le frasi “ogni uomo nasce innocente…dimmi cosa ci distingue?” e “ogni cuore vale uguale” per annoverarlo tra i brani più belli. C’è molto impegno e sensibilità alla tematica della guerra e alle ingiustizie. Una ballata accorata, un testo cesellato con sapienza, impegnato ma che non perde di immediatezza.
“Cuore aperto” è un brano sincero e schietto, un inno alla vita e all’amore, un ringraziamento veritiero e credibile per aver ricevuto l’opportunità di vivere l’amore e le emozioni spontaneamente, appunto, a “cuore aperto”.
“Le opportunità che ho perso” è un altro diamante che brilla di luce propria: struggente e malinconico nel suo guardare con rimpianto ad un passato che non si può cambiare. Quant’è bello il suo testo, quando recita: “Senza amore, ciò che resta è compromesso”? Brividi lungo la schiena. Le sonorità si fanno riflessive e pacate, ammiccando a certe ballate intimiste in stile Eddie Vedder.
“Noi” è un autentico inno alla libertà di essere, al diritto di gettare la maschera. Una struggente protesta contro la finzione, contro i cliché imposti da una società che preconfeziona persino l’amore.
Al suono di “Onda perfetta” le mani si protendono verso l’alto, verso i sogni. È questo inarrestabile desiderio di non essere mai sazi che ci tiene in vita.
“La leggenda” è un’ulteriore indovena di positività. “Il fuoco nelle vene che cambia il male in bene!” canta Francesco Lorenzi. Un brano da urlare a squarciagola per celebrare la vita e quel sole che ti scalda la faccia e ti illumina il cammino.
“Outsider” è punk rock di grande impatto che grida al diritto di essere diverso, in quanto integro ai propri principi. Questa è dignità: saper andare contro corrente. Il brano regala all’ascoltatore un assolo di chitarra killer.
“Betlemme” potremmo definirla una “preghiera rock”: un brano che inneggia alla pace tra i popoli e alla redenzione dai peccati e dalla morte, grazie a chi ha dato la vita per noi.
“Spiriti del sole” ci regala un aforisma tanto bello quanto vero: “Chi ama abbatte ogni muro”. Non c’è niente di impossibile per chi ama. Non serve fuggire dalla realtà per risolvere i problemi: basta restare ancorati a questa vita, talvolta amara, lasciando che l’amore, come il sole, illumini il cammino e faccia la sua parte.
In “Nemmeno un ciao” le sonorità si fanno acustiche e intimiste: meravigliosa nella sua semplicità. Mai dare per scontato niente: questo è il segreto per saper vivere. “Schiviamo le nostre miserie, le camuffiamo poi da scelte serie”: solo un poeta di grande sensibilità come Francesco Lorenzi può scrivere certe cose.
Ne “La via di Damasco” si parla di quella luce che sfolgorò di verità e che continua ad illuminare il cammino di chi non è fatto per morire, ossia di chiunque afferri quella mano che ti offre un aiuto dalla morte. Riferimenti mistici mai diretti ma più che palpabili.
“1972” è un brano di rock alternativo di facile ascolto, per ricordare un’ amore di molto tempo fa.
“Non ho paura” è da cantare fino a perdere la voce, una canzone da urlare per far dispetto alla paura di vivere. “Oggi decido io…voglio vivere d’un fiato!”: è tutto racchiuso in questa frase. Il brano presenta un ritornello con un controcanto accattivante e un sound sempre impeccabile.
“L’alba che vuoi” accusa chi sta con le mani conserte e, nel contempo, rivendica il diritto ad un mondo migliore.
C’è molta voglia di vivere nel brano “Strada in salita”, un brano elettro-acustico gradevole e positivo.
“San Salvador” spicca per una ritmica vagamente reggae e, soprattutto, per i suoi cori dal forte impatto.
Chissà perché, troppo spesso, le cose più semplici sono le più belle! È il caso di “Qui dentro me”, un brano acustico introspettivo e struggente.
“20” è il brano dell’autocelebrazione. Molta energia alla chitarra e alla batteria che ricorda un po’ certi inni da concerto, tipo “Urlando contro il cielo” di Ligabue.
“Heroes” è un punk a metà strada tra i Blink 182 e gli Offspring. Travolgente e con una linea di basso che spacca.
“Hasta la muerte” è un altro brano punk con una sezione ritmica da paura. Si respirano ancora sonorità in stile Offspring.
È speciale la ballata acustica intitolata “May”: ha qualcosa dei The Beatles. Il ritornello ti prende subito e non ti lascia più. Un’altra perla, tanto semplice quanto bella.
“Pequeña mia”, energetica canzone d’amore cantata in spagnolo, ricorda un po’ gli Héroes del Silencio.
Con “Voglio fare il dj” si fan largo certe sonorità dance, un ritornello decisamente easy listening da radio, un testo disimpegnato e voglia di divertirsi. Qui, i The Sun ricordano un po’ i Subsonica di “Nuova ossessione”.
“Want you bad” è una cover acustica degli Offspring, ben suonata ed interpretata.
“Rain” è un’altra cover, questa volta dei The Cult, a metà strada tra Paisley Underground e rock alternativo. Ottima interpretazione.
“Now again” è puro punk in stile Sum 41 e Blink 182: una scarica elettrica martellante.
“The Level” è un canto di protesta contro un sistema corrotto nel quale gli uomini pagano un prezzo alto per soddisfare i propri desideri egoistici. Lo stile ricorda molto i Linkin Park.
“Endless desire” è un brano a metà strada tra Blink 182 e Offspring.
“Letters to Lucilio”, “Tour all over” e “Sun eats hours” sono brani di punk serrato, con una possente sezione ritmica, ancora una volta in stile Offspring.
“Spain” ha un ritornello accattivante, un muro granitico di chitarre, un basso che spacca e ancora riferimenti alla nuova ondata di punk americano del nuovo millennio.
“September 2001” ricorda il tragico evento dell’attacco al World Trade Center, esprimendo sdegno e disgusto per un sistema paradossale e criminale. Di nuovo, lo stile deve molto ai Linkin Park.
Accattivante il controcanto di “To donna”. Sezione di batteria mozzafiato e riferimenti espliciti al punk dei Blink e dei Sum.
Ascoltando “Sincerely” sembra proprio di ascoltare un buon brano dei Green Day. Nel secondo disco, i The Sun si fanno indiscutibilmente punk.
“The same devils” è un brano da “pogo selvaggio”, sicuramente un buon apripista per i concerti della band. Non a caso, la versione inclusa nel cd è dal vivo.
“My prayer” è perfetta per chiudere una raccolta monumentale di brani che scorrono come un fiume in piena. Qui i toni si fanno decisamente più pacati e si chiede perdono a Dio per l’incapacità di riuscire sempre a far bene. Bellissimi gli arpeggi chitarristici.

Con questa raccolta ventennale, i The Sun non si sono fatti mancare niente e non ci hanno fatto mancare niente. In “20” c’è tutto il loro stile che spazia dal punk più serrato a ballate intimiste e suggestive, da brani inediti a brani già conosciuti, da canzoni cantante in inglese e spagnolo a canzoni in italiano. Il loro è un rock che trasmette molta positività, che fa spazio spesso e volentieri a tematiche sociali, religiose ed introspettive. È un rock che vuole fare del bene. “20” è sicuramente il regalo perfetto per i fan del gruppo e per gli amanti di certo rock che sa protestare e, nel contempo, accarezzare.

A cura di Filippo Bombonato

Tracklist:

Disco 1

  1. Nelle mie mani [inedito]
  2. L’alchimista [inedito]
  3. Il mio miglior difetto
  4. Le case di Mosul
  5. Cuore aperto
  6. Le opportunità che ho perso
  7. Noi
  8. Onda perfetta
  9. La Leggenda
  10. Outsider
  11. Betlemme
  12. Spiriti del Sole
  13. Nemmeno un ciao
  14. La via di Damasco
  15. 1972
  16. Non ho paura
  17. L’alba che vuoi
  18. Strada in salita
  19. San Salvador
  20. Qui dentro me [inedito]

Disco 2

  1. 20 [inedito]
  2. Heroes [inedito]
  3. Hasta la muerte [English version]
  4. May [English version]
  5. Pequeña mia [Spanish version]
  6. Voglio fare il Dj [inedito]
  7. Want you bad – acoustic [The Offspring’s cover]
  8. Rain [The Cult’s cover]
  9. Now, Again
  10. The Level
  11. Endless desire
  12. Letters to Lucilio
  13. Tour All Over
  14. Spain
  15. Sun Eats Hours
  16. September 2001
  17. To Donna
  18. Sincerely
  19. The same devils [Live in Lyon]
  20. My Prayer [remastered]

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