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Annachiara Zincone ci racconta del suo libro “Amnesia”

Foto di Sara Santirocco

Ciao AnnaChiara, parlaci un pò di te…
Sono una ragazza che ha finalmente trovato il coraggio di prendere in mano le redini della propria vita. Credo di aver vissuto un’esistenza piuttosto intensa, piena di esperienze forti che mi hanno cambiato e fatto crescere tanto, soprattutto nel modo di vedere e interpretare il mondo, le cose che mi accadono e le persone. Ormai mi sento in pace con la vita.

Come ti definiresti in tre aggettivi?
Vulcanica, egocentrica e sensibile.

A quanti anni hai scritto il tuo primo racconto e di che cosa parlava?
Avrò avuto nove o dieci anni. Durante un’interminabile influenza che mi costrinse a un esilio forzato in casa, la mia piccola mente ideò la storia di una ragazza che si divertiva a cercare avventure e risolvere misteri. Nel romanzo si parla di una villa nascosta in un bosco che racchiude un segreto. Si intitolava “Sussurri del bosco”.

Amnesia” è il tuo primo libro?
È il primo libro impegnato che ho portato a termine e che ha trovato il consenso di una casa editrice.

Raccontaci un pò di cosa parla “Amnesia“…
Se fossi stata capace di condensare l’argomento in poche righe non avrei scritto un intero libro 🙂 Preferisco riportare quello che ha scritto la stampa e in cui mi riconosco:
Sono molte le persone che soffrono di mali presunti. Questo libro racconta, senza sconti, alcune delle loro esperienze. È un mondo confuso, di “malati” storditi e sopraffatti da un nemico crudele e oscuro, irriconoscibile ogni volta, imprevedibile. Malati che chiedono aiuto sapendo di non poterne ricevere, destinati a un livido isolamento. Spesso non ci guardiamo. Abbiamo imparato così bene a difenderci, per non fare i conti con le nostre paure, da non accorgercene nemmeno più. Il panico attacca i meccanismi di difesa e, quanto meno provvisoriamente, li sgretola. Il panico tenta di impedirci di ignorare i messaggi che ci arrivano da quelle zone di noi che abbiamo messo a tacere, che abbiamo soffocato. Il panico, se accettato, può restituirci a noi stessi, può darci l’occasione di guardarci e di esserci per davvero. La protagonista di questo libro non si lascia vincere dal suo male perché non se ne considera una vittima. La sua ironia è più forte della retorica, e lei riesce a trovare il coraggio di avere paura.

Per quale tipo di lettore è destinato?
In primo luogo alle persone che soffrono di depressione e attacchi di panico perché possano riconoscervisi e magari leggendo riescano a sentirsi meno soli e meno “strani” di quello che pensano. Ma anche a quelli molto lontani dal disagio perché possano capire e comprendere meglio cosa succede alle persone che ne soffrono.

È stato difficile trovare un editore?
Certo non è stato facile! Ho inviato il mio romanzo a tutte le case editrici di cui ho reperito l’indirizzo su internet. Molte mi hanno risposto interessate, chiedendomi però di partecipare alle spese di stampa. Non potevo accettarlo (a questo punto a cosa serve una casa editrice? ho pensato: “lo stampo da me e come più mi piace!”). Dopo innumerevoli delusioni la Sideral ha deciso di pubblicare il mio libro. Una vera casa editrice, piccola, ma seria. Ci sono voluti quasi tre anni prima di vedere “Amnesia” pubblicato!

A cura di Elisa Casazza

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