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“In viaggio con Kerouac”, Luca Seta

“In viaggio con Kerouac” è il titolo dell’album d’esordio di  LUCA SETA, cantautore e attore italiano noto al grande pubblico televisivo avendo recitato in serie di successo e come protagonista della soap “Un posto al sole“.

L’abbiamo intervistato per farci raccontare del suo disco e del ruolo nel film “Infernet“.

Ciao Luca, una passione, quella per la musica, che coltivi fin da bambino e grazie all’album “In viaggio con Kerouac” diventa espressione delle tue emozioni e del tuo estro artistico che spazia tra pop, jazz, folk e reggae. Quando è nato questo disco e quando hai deciso che fosse giunto il momento adatto per donarlo al pubblico?
È successo tutto insieme, come spesso mi accade. Mi sono ritrovato in studio con dei miei amici di infanzia perché volevo iniziare ad arrangiare qualche canzone e un attimo dopo (anche se in realtà sono passati un paio d’anni) ero in studio a Milano, ad Indiehub, a incidere il disco… Non ho ragionato sul momento adatto, semplicemente sentivo di doverlo fare e l’ho fatto.

Kerouac è considerato uno dei maggiori e più importanti scrittori statunitensi. Nel titolo dell’album compare proprio il suo nome. Quale influenza ha avuto questo scrittore nella tua vita e in questo lavoro?
Sicuramente Kerouac mi ha insegnato ad amare il Viaggio. Ma Il viaggio inteso come percorso, non solo come un accumularsi di kilometri… E poi penso che ci accomuni lo scrivere di getto: come succedeva a Lui anch’io scrivo di getto, non è un processo mentale bensì un processo fisico.

C’è qualche brano dell’album a cui ti senti maggiormente legato?
In realtà no… Ogni scarrafone è bello a mamma sua!

La tua musica il 20 maggio è stata protagonista sul prestigioso palco dell’Auditorium Parco della Musica di Roma. Un concerto-spettacolo condiviso con Massimiliano Varrese. Com’è stato collaborare con lui e quale ritieni sia stato il momento più significativo del live?
Collaborare con Massi è stato molto bello anche perché è nato tutto così naturalmente… Il momento più significativo non so quale possa essere stato ma probabilmente proprio il fatto di condividere il palco senza piccole invidie o paure (cosa abbastanza classica tra colleghi) ma anzi con grande gioia penso sia stata la cosa più bella e significativa!

Parallelamente alla musica, porti avanti con successo la tua carriera di attore. Nelle sale il 28 Aprile scorso è uscito “Infernet“, film in cui interpreti un ruolo importante. Com’è stata questa esperienza? Ti va di raccontarci qualche aneddoto?
È stata un’esperienza bellissima perché ho avuto la possibilità di affrontare due tematiche molto delicate e purtroppo attuali quali il cyberbullismo e l’omofobia. Attorialmente è stata una bella sfida e anche umanamente mi ha insegnato tantissimo. Aneddoti… Nella scena del pestaggio (mio e di Andrea Montovoli) Andrea all’azione ha preso un pugno vero in fronte, che è tra l’altro montato nel film (della serie “buona la prima”) e io ho preso un calcio su un fianco a causa del quale ho avuto un livido viola per oltre tre mesi. Ma a parte questi piccoli incidenti di percorso è stata una bellissima esperienza.

A cura di Elisa Casazza

I tuoi nei, Seb

E’ uscito “I TUOI NEI”, il secondo singolo di SEB

I Tuoi Nei, Seb

Ritorna il cantautore siciliano dopo la pubblicazione di NUDA DI PAROLE pub. Carioca Records/Artist First

MULTIPLAYER SINGOLO “I TUOI NEI”  https://lnk.to/ITuoiNei_Pre

Venerdì 11 settembre è stato rilasciato “I Tuoi Nei” il secondo e attesissimo singolo di SEB, disponibile su tutti gli store digitali (e in Radio), uscito per Carioca Records e distribuito da Artist First.

Dopo il primo singolo “Nuda Di Parole” che ha avuto un feedback da parte del pubblico decisamente positivo, superando la soglia dei 16.000 stream su Spotify, arriva il nuovo e atteso singolo per questo giovane artista e cantautore siciliano. “I Tuoi Nei” è il titolo del nuovo lavoro di Seb, in uscita per Carioca Records e distribuito da Artist First. Seb ama giocare con le parole, ed in questo brano lo fa trasformando il corpo di una donna in un cielo stellato, dove i nei diventano stelle. La notte rappresenta il lato oscuro e incontaminato di una persona, mentre la doccia con le lacrime rappresenta il pianto, visto come liberatore e purificatore dell’anima. Il sound stavolta tocca sonorità pop elettroniche moderne mischiate con qualche velatura anni 70.

Il brano è stato scritto e composto da Giuseppe Collura / Leonardo Curiale. Hanno suonato nel brano Peppe Milia (Chitarre Acustiche ed elettriche) e Leo Curiale (pianoforte e programmazione). E’ stato prodotto, registrato, mixato e arrangiato da Leo Curiale presso il Master Play Studio di Mussomeli (CL) e masterizzato presso gli HOG Studio’s di Viareggio da Gianni Bini.

SEB

“SEB”, all’anagrafe Giuseppe Collura, è un cantautore siciliano, anno 1994. Nel suo paesino dell’entroterra siculo, in tenera età impara a scuola i primi accordi di chitarra, avvicinandosi così alla musica. Nel 2011, dopo un viaggio musicale a Budapest, fonda con alcuni amici la band “The Bleach”, che nel giro di pochi anni si afferma come una delle più richieste nell’isola, contando sul supporto di numerosissimi giovani e non. L’intesa musicale con gli altri componenti del gruppo cresce sempre più negli anni e Giuseppe si rivela il frontman perfetto, capace di fare da collante tra tutti e di iniziare a scrivere anche brani inediti che riscuotono subito un gran successo. Infatti, nel 2018 esce “Tempo”, il primo album della band, che oltre a collezionare numerosissime visualizzazioni sul web e sui social, porta la band ad esibirsi in un tour in Sicilia e in Germania. Altra grande soddisfazione arriva dalla collaborazione con il deejay milanese DJ JUMP, con il quale la band compone il brano dance “Sikania” (Bang Records) che otterrà quasi 500.000 views su Youtube. Nel 2019, insieme al produttore siciliano Leo Curiale che vede in lui un ottimo autore e cantante, Giuseppe decide di intraprendere un progetto da solista che si differenzia completamente dal genere della sua band, orientandosi e collocandosi in un’atmosfera Pop/Indie cantautoriale dalle sonorità acustiche ed elettroniche.

FB: https://www.facebook.com/lamusicadiseb
IG: https://www.instagram.com/music_seb
YB: https://www.youtube.com/channel/UCwj41ziWHJ92x-o121MTl-A

A cura di Simona Genco – Ufficio stampa COMUSICATION [PRESS]

Diohrà

“Bebiendo cafè” è il nuovo singolo della cantautrice Diorhà

DiohràIn uscita il 25 Settembre il nuovo singolo della cantautrice Diorhà “Bebiendo cafè”.
Il nuovo lavoro è la versione spagnola di “Davanti a un caffè”, brano che negli anni ha portato all’artista foggiana grandi soddisfazioni.

Dai live al Premio Donne D’Autore nel 2015, passando per il Proscenium Festival e il Cantagiro, arrivando alla semifinale del Premio Lunezia 2020. Nasce così la voglia di proporre una veste nuova, attuale ed intrigante nell’arrangiamento, unito ad un testo che mantiene l’impronta poetica e nostalgica anche nella traduzione spagnola.
Prodotto in collaborazione con lo studio Sonopoli di Francesco Loparco.
Disponibile in radio e su tutte le piattaforme digitali.

Diohrà

Il prossimo 18 Ottobre, Diorhà presenterà la sua raccolta di poesie e riflessioni a Roma, presso il Coffee Studio. “Silenzi da raccontare” nasce durante il lockdown dall’esigenze dell’artista di raccontare e raccontarsi in un momento così delicato. In questa occasione, Diorhà farà ascoltare live anche il nuovo singolo Bebiendo Cafè.

Sito ufficiale: https://www.diorha.it
Facebook: https://www.facebook.com/Diorha.official
Instagram: https://www.instagram.com/diorha.music
Spotify: https://open.spotify.com/artist/1FyPDpv4o5PYb9OvOTrhPA
Youtube: https://www.youtube.com/channel/UCWwQD1pzV8VmBqnSPCc6Bwg

Flavio Oreglio: un cantautore “Contromano”

Flavio OreglioFu galeotta la nota introduttiva all’album “Siamo una massa di ignoranti. Parliamone” (nel 2005) regalataci dall’indimenticabile Keith Emerson, quando – parlando del Flavio Oreglio musicista – citò il brano “Una vita contromano”. Un disco eccezionale, quello sopracitato, che – come tutte le esperienze complesse e coraggiose – consacrò l’Oreglio attore, scrittore e ideologo, in cantautore “definitivo”.
Una formazione anni Settanta, un’impronta fusion e prog, una personalità poliedrica, un’identità autoctona in quel di Milano che l’ha visto crescere tra le invettive satiriche del Derby e la canzone d’autore dei Vecchioni e degli Svampa.
Flavio Oreglio è un cantautore anomalo, appartenente a quella categoria di musicautori che non si sono (per fortuna…) mai estinti, perché non hanno sposato le mode pop e – seppur con grande fatica – hanno saputo essere coerenti.
Potremmo anche definirlo un cantautore a due anime, una popolare – sempre attenta alla valorizzazione delle tradizioni (con particolare attenzione alle radici milanesi e lombarde – l’altra intellettuale – a favore di un genere astratto come quello di un teatro canzone tra voli country, jazz e rock con deviazioni verso il progressive. Nonostante il tentativo mediatico continuo di collocarlo come attore umoristico e scrittore comico all’interno dello schizofrenico mondo dello spettacolo adoperando le sue diverse abilità eclettiche, Oreglio, dal 1987 al 2019 ha confezionato ben 9 album di inediti.
Tra l’altro la vocalità calda e, in quanto ad ottave, ben dotata, hanno fatto sì che il suo repertorio non si fermasse mai ai soli tre accordi che hanno caratterizzato una certa canzone d’autore, essendo un buon pianista e un conoscitore della chitarra acustica, i suoi album si sono sempre distinti per qualità, ricerca e anti-banalità.
“Melodie e Parodie”“Clownstrofobia” e “Burlando Furioso” rappresentano una lunga trilogia d’esordio che ha traghettato il giovane Flavio Oreglio dal cantautorato tradizionale al club-canzone, una sorta di teatro canzone da locale che, con le modalità del cabaret originario, lo ha reinventato artisticamente lungo il percorso, fino a trasformarlo nel genere Oreglio.
“Ridendo e sferzando”, titolo della trilogia, è diventato anche un album con dodici tracce prese dalle tre opere (alcune originali, altre rifatte).
Poi c’è stata una lunga pausa discografica – fatta di live e televisione – ma occasione per la scrittura di nuove canzoni.
Sono gli anni della trasmissione Zelig, dove Oreglio prima recuperato tra i Martesana – tributo ai Gufi con Carlo Pastori, Ale e Franz e Claudio Bisio – poi lanciato con le poesie catartiche pubblicate in seguito da Mondadori. Ma la sua passione, e forse anche la sua missione, è nella musica. In quegli anni parallelamente all’onda mediatica crea il progetto Musicomedians, dando vita insieme ad amici artisti e intellettuali anche a un festival (senza discriminazione di genere e linguaggio) dedicato ai cantautori e approfitta del momento catartico per rituffarsi nella musica, divenendo anche promotore culturale.
Nasce una sorta di antologia di inediti (Ho un sacco di compiti per lunedì) che ripropone con una produzione rinnovata e ricca nell’album “E ci chiamano poeti” (pubblicato al top della sua popolarità mediatica) nel quale compaiono special guest straordinari come Oliviero Malaspina e Davide Van De Sfroos.
E poi, appunto, la consacrazione. Nel 2005 arriva “Siamo una massa di ignoranti. Parliamone”, che contiene tutte le caratteristiche identitarie di Oreglio cantautore (attenzione, non canta-attore). Melodie accattivanti, testi ironici, arrangiamenti appunto prog e una Signora Produzione che gli permette di realizzare un Signor Album.
Ma l’anima popolare del Flavio cantautore, prima o poi, è destinata a riemergere: arriva la collaborazione con Dario Canossi e Oreglio, insieme ai Luf, realizza l’album “Giù!”. Un combat folk che si riallaccia ai Modena City Ramblers e a Van De Sfroos, dove i testi sono critici, pieni d’invettiva gucciniana, sfiorando la cosiddetta canzone civile (pensiamo all’omaggio dedicato a Felicia Impastato o a Kabul) e riportandoci, seppur secondo una struttura più indi, a certi mondi anni Settanta.
È il 2008 e con “Giù!” si conclude, dopo vent’anni, la storia – che oggi risolviamo come back catalogue – del cantautore contromano Oreglio.
Ci piace ricordarlo così, mentre con la sua chitarra sfida il vento contrario della mainstream, investito sull’autostrada dell’omologazione da una critica musicale disattenta e svuotata di sentimenti e ideali.
Certo… forse ci sarebbe piaciuto, ricordarlo così.
Ma nel 2019, a sorpresa, contro ogni previsione Oreglio è risorto con il progetto “Anima Popolare” (guarda caso…) che, da canzone, diventa trilogia. E così, anche questa volta, il cantautore contromano, ci ha preso in contropiede!

Per gli appassionati di musica d’autore, tutta la discografia è scaricabile online. Di seguito alcuni link:
MELODIE E PARODIE: https://open.spotify.com/album/7espolStBev6ArWDnQuMD9
CLOWNSTROFOBIA: https://open.spotify.com/album/2SEJy1ulfLvVmETbpo02uO
BURLANDO FURIOSO: https://music.amazon.com.au/albums/B08FRNWGZF
RIDENDO E SFERZANDO: https://open.spotify.com/album/79O9RGSmg3tXxs6Kv6wScD
HO UN SACCO DI COMPITI PER LUNEDI’: https://www.deezer.com/it/album/166679462
E CI CHIAMANO POETI: ( IL MOMENTO E’ CATARTICO): https://open.spotify.com/album/1AYJajl6eSBskjWJ3NBNiv
SIAMO UNA MASSA DI IGNORANTI. PARLIAMONE: https://open.spotify.com/album/6YNWye2bHcmjmOEMC9FkU2
GIU’ (NON E’ STATO FACILE CADERE COSI’ IN BASSO): https://open.spotify.com/album/2iFLzrEdCNChlIcHlFDDgW

A cura di LC Comunicazione

Gerolamo Sacco

“Batman & Bugo”, Gerolamo Sacco (feat. Devon Miles)


È online il videoclip di “BATMAN & BUGO”, il nuovo singolo di GEROLAMO SACCO (feat. DEVON MILES), su etichetta Miraloop e distribuito da Believe Digital.

Dopo il lungo viaggio nello spazio raccontato nei Mondi Nuovi, Gerolamo sembra atterrato sul pianeta Terra, in Italia, anno 2020. Ci sono due supereroi: uno classico, Batman, e uno più moderno, il cantante Bugo. La strana coppia fa da cornice a una storia che nasce sui tetti di una Bologna romantica, noir e divertente; sull’onda degli ultimi avvenimenti storici.

Batman & Bugo, Geroloamo SaccoIl video racconta la storia della canzone attraverso gli sguardi e i movimenti dei due performer. I due ballano, cantano, si emozionano in un tripudio visivo che prende ispirazione dal fumetto, dal poliziesco e dalla televisione. Con riferimenti tipici di quel cinema anni Sessanta e Settanta che strizzava l’occhio all’America dei fumetti e dei supereroi, ma anche della regia televisiva delle prime edizioni di Sanremo con quei movimenti optical tanto cari a intere generazioni di telespettatori, il video è da considerarsi un’opera a sé. Di fatto ci presenta, senza un attimo di pausa tra una carrellata e l’altra, una interpretazione libera del brano. L’autore del video Niccolò Sacco ricrea un mondo con la fantasia e lo proietta dentro la storia della canzone. Inizia con una grande città, grattacieli che si stagliano fra le nuvole, ascensori infiniti e riferimenti d’epoca; lo spettacolo sono i due cantanti con tanto di balletti e jazz band dal primo all’ultimo frame, senza mai lasciare un secondo di respiro. Prendete un regista degli Anni Sessanta, mettetegli a disposizione uno studio cinematografico moderno e avrete la storia di Batman & Bugo. Da godere tutto d’un fiato, come la canzone.

Gerolamo Sacco«Ho sempre cercato dentro di me le risorse per tirarmi fuori da momenti difficili. La vita è fatta così, servono risorse. Venivo da un momento molto complesso, poi all’improvviso è arrivata questa melodia, non mi usciva più dalla testa. “Mi tuffo nel tuo mondo e il cuore si allontana”. Non capivo cosa stava succedendo, poi ho realizzato che quella melodia raccontava la mia storia in quel momento, era una connessione con la realtà. – commenta Gerolamo Sacco – Ho preso l’occasione al volo e per la prima volta ho scritto una canzone raccontando quello che mi succedeva davvero. I tetti, Batman, Bugo… E dovreste vedere il garage!».

Gerolamo Sacco e Devon MilesIl brano vede la partecipazione di Devon Miles, collega e amico di Gerolamo che si è fatto conoscere  aprendo i concerti estivi di Jovanotti nel 2019: «Dal primo ascolto ero innamorato. Il groove, le trombe! C’era qualcosa di mistico ma allo stesso momento di reale. Poi la linea vocale di Gerolamo mi ha trasportato in un altro mondo. Questo è un periodo strano direi per tutti e poterlo raccontare in modo divertente è davvero un dono. In questa situazione assurda che stiamo vivendo, possiamo essere Batman, possiamo essere Bugo, la scelta è nostra», afferma il cantautore.

Gerolamo Sacco nasce nel 1980 a Bologna. Inizia ad appassionarsi di musica a 19 anni e a 21 anni entra alla Media Records alla corte di Gigi D’Agostino con cui lavorerà 5 anni come produttore e ideatore. Nel 2007 si laurea in Storia della Musica Moderna e Contemporanea e in seguito viene ammesso, da autodidatta, al Conservatorio Martini di Bologna dove studierà composizione armonia e contrappunto per 4 anni con il maestro Grandi. È in questo periodo che prende forma il progetto Miraloop, che debutta alla fine del 2008 come la “prima casa discografica fondata da musicisti” con quattro etichette indipendenti che si occupano ognuna di un mondo musicale differente. Dal 2009 Gerolamo produce più di duecentocinquanta pubblicazioni per decine di artisti diversi, ottenendo più di cento posizionamenti in chart di vendita sia con ghost project che con progetti di artisti esordienti, spaziando tra pop, elettronica, musica d’autore e colonne sonore.
Tra i ghost project di Gerolamo ricordiamo Ethiopia Ringaracka, progetto reggae-dub dove esplora l’afrofuturismo in musica, tra elettronica e samples africani: il primo album Afrofuturism si posiziona per un mese al n.1 della Reggae-Dub chart della Beatport Top100, risultato che verrà ripetuto con l’uscita del secondo, Afrofuturism Vol. II.
Nel frattempo porta avanti il suo progetto artistico, contraddistinto da atmosfere sognanti ed esplorazioni sonore, dove unisce la produzione musicale con la parte cantautorale. Nel 2011 Gerolamo presenta per la prima volta la sua idea di musica a 360° sotto forma di podcast, Gerolandia Express, un “viaggio in treno” in cui presenta decine di inediti, e nel 2013 pubblica il primo disco cantato in prima persona: Alieno, top100 iTunes tutti i generi in Italia.
Dalle prime pubblicazioni in poi, la voce di Gerolamo cantante e autore dei suoi brani si forma e si trasforma fino a Mondi Nuovi (2019), il secondo disco come cantautore accompagnato in radio dai singoli “Casa Mia”“Stelle Dipinte”“Momo (Qui)” e “La Prima Estate del Mondo” in una nuova versione 2020. A settembre torna dallo spazio e atterra in Italia, a Bologna, con il nuovo singolo “Batman & Bugo”, che contiene uno special dell’amico e collega Devon Miles.

FB: https://www.facebook.com/gerolamosacco/
IG: https://www.instagram.com/gerolamo_sacco/

A cura di RECmedia comunicazione e promozione

Danilo Sapienza

“Un momento”, Danilo Sapienza


È online il videoclip di “Un momento”, il nuovo singolo di Danilo Sapienza, attualmente in rotazione radiofonica e disponibile in digitale (ascolta su Spotify): i brani del cantautore catanese, di base a Londra, si rifanno spesso a fatti di vita reale vissuti in prima persona e per questo progetto torna a scrivere in italiano proponendo uno stile musicale che unisce il cantautorato italiano e il brit-pop.

Un momento, Danilo Sapienza

Il singolo raccoglie l’essenza della storia del cantautore, dei suoi stati d’animo: “in questo brano racconto il temporaneo ritorno nella mia terra che ho lasciato tanti anni fa, un ritorno che mi vede maturato nelle esperienze di vitaracconta Danilo -. Testo e musica rivolto alle persone care, alla mia terra, alla mia città che parlano di momenti passati, presenti e futuri. Un ritorno che però dura poco, che passa in fretta come se quel ritornare fosse solo piccolo istante quel istante che definisco come un grande “Momento”. Il brano è interamente scritto nel testo e nella melodia da Danilo Sapienza e arrangiato da Sam Gallagher della EssGee Production in Scozia.

Danilo Sapienza è un cantautore catanese di 35 anni. Cresce ascoltando la musica di Lucio Battisti e Baglioni ma anche dei Queen che lo portano a scrivere brani inediti sia in italiano che in inglese. Così negli anni della sua gioventù inizia a esibirsi nei vari locali della sua città insieme a musicisti come Luca Galeano (chitarrista Mario Venuti), Edoardo Musumeci (Sugarfree, Red Canzian, Tinturia) proponendo quasi sempre i suoi inediti. Partecipa a numerosi contests in giro per l’Italia. Nel 2008 arriva alle semifinali del Tour Music Fest, ai tempi organizzato da Mogol, arrivando tra i primi 15 cantautori su più di mille iscritti. L’anno successivo ci prova al festival di Castrocaro. Nel 2008 raggiunge le semifinali del Premio Mia Martini con il suo brano inedito “Vai”, durante la manifestazione ha avuto l’onore di essere accompagnato al piano dal maestro Mario Rosini omaggiando la cantante calabrese esibendosi con il pezzo “Notturno”. Nel 2009 partecipa alle selezioni per il talent show Amici di Maria De Filippi e viene selezionato tra i primi 4 cantautori su più di 3000 partecipanti, ad esibirsi di fronte al maestro Vessicchio e la stessa conduttrice, purtroppo non riesce a entrare nel programma. Nel 2011 decide di partire e andare a Londra, per lavoro ma anche per riscoprire la voglia di scrivere ancora nuovi pezzi. Nel 2012 pubblica il brano “Da Lontano”, con il relativo videoclip girato tra le vibranti strade londinesi. Con il medesimo brano si piazza tra i primi 10 cantautori al festival catanese La Spada D’oro che vedeva in giuria personaggi come Rory Di Benedetto (Autore Mengoni e Xfactor), e molti altri rappresentanti di varie etichette discografiche tra cui la Warner e la Sony. Dal 2013 si dedica principalmente alla scrittura di inediti in inglese che propone live in varie locations della capitale inglese. Nel 2018 scrive due inediti insieme ad un producer inglese, Paul McKeever, tra cui “Need you to myself”, molto apprezzata dal pubblico, e “Laserlight” per un cantante americano chiamato Taigo. La canzone viene scelta da Evo music (Sony BMG) per essere utilizzata in alcune serie Netflix americane in uscita nel 2020.  Prima della fine del 2019 Danilo sente il bisogno di scrivere di nuovo in Italiano ed inizia a lavorare su nuovi brani cercando di far trapelare la sua maturità artistica, la sua immagine e quello stile tra il cantautore italiano classico e l’indiepop britannico. Aiutato dal suo amico Elia Lo Tauro (James Bond:Skyfall, Lion King, Royal Opera House) si dedica alla realizzazione di alcuni provini, facendo uscire il singolo “Di te” a giugno 2020, brano interamente arrangiato da Danilo nella sua abitazione londinese durante il lockdown. Nel frattempo si dedica agli arrangiamenti di nuovi inediti.

IG: www.instagram.com/danilosapienzamusic/
FB: www.facebook.com/danilosapienzamusic
YTVevo: www.youtube.com/channel/UCfvJoBs0_F8FpjArcDnPpzg
YT: www.youtube.com/danilosapienza
Spotify: https://open.spotify.com/artist/4mAKzb7bHd4Q2LZ9ymWh2b?si=QhibnqToTgeX8hZTy0ixNw
Apple Music: https://music.apple.com/gb/artist/danilo-sapienza/1470320476\

A cura di Gabriele Lo Piccolo

Mari Conti

“Live Now”, Mari Conti


Il brano
Ritorna Mari Conti con un nuovo singolo pluridimensionale.
Live Now è un imperativo categorico finalizzato alla riscoperta continua dell’eternità relativa, ovvero – quasi come un ossimoro – è un elogio “all’eterno presente”, il qui e ora.
Il futuro non è più la somma della distanza tra noi, i nostri desideri, le nostre paure grazie agli eventi della vita che spesso cambiano la prospettiva delle cose in un solo attimo.
Live Now parla di una persona che scopre all’improvviso il valore assoluto di chi cammina e vive al suo fianco e, conseguentemente, la paura di perderla.
Live Now è una corsa contro il tempo, dove il conto alla rovescia è già cominciato.
‘Vivi ora, perché’ non saremo più gli stessi di prima. Non sentiremo più come prima”…

Il video
Un viaggio sequenziale e psichedelico, tra immagini oniriche e figuranti magici, attraverso mondi sconosciuti, paralleli al mondo reale…
Esseri viventi che si muovono negli abissi degli oceani…
Esseri immortali e mitologici – a metà fra donne e sirene – che all’improvviso scoprono di essere “umani” e vogliono risalire a galla, respirare, danzare, riportare indietro il tempo… per sopravvivere ancora un po’. Sembra voler ritrarre il tempo che scorre e che delinea come scintille pazze l’energia della vita.
Come cita il testo della canzone Attraverserò il confine, dove so che non troverò mai piu’ qualcuno come te, qualcuno come te…
In questo mondo che sta crollando sei l’unica scintilla di luce
ti voglio ancora…

Note d’autore
Mari Conti, cantautrice italiana, nasce a Roma.
Fin da adolescente si appassiona alla musica cominciando a cantare prima come corista e poi come solista, in molte cover band della Capitale. Comincia a scrivere le sue canzoni solo alcuni anni dopo, grazie all’incontro con il chitarrista americano Gary Lucas – con il quale scrive You Will See My Flame Again, dedicato al suo cantante preferito Jeff Buckley ( con il quale Gary Lucas scrisse due fra i suoi brani diventati storici del rock, Grace e Mojo Pin) – e a quello successivo, nel 2009, con Mozez Wright ( Mozez), ex front man della band pioniera del trip hop degli Zero 7.
Con Mozez, Mari scrive il suo primo album d’esordio intitolato Gentle Beauty ( uscito nel 2012 ) che contiene dodici brani ispirati al mondo sonoro del trip hop. Di questi, Free viene remixato dal producer e dj inglese Raj Mang (Roxy Music, Freddy Mercury, Shirley Bassey,Gorillaz). La canzone, che ottiene un grande riscontro, diventa colonna sonora dell’edizione 2014 della rassegna di musica elettronica Electric Elephant – Festival di Tisno. Inoltre Vincenzo Incenzo (autore di successi della musica italiana cantati da Michele Zarrillo, Renato Zero e molti altri) scrive insieme a lei e a Mozez Blue Is My Favourite Colour.
Dopo il suo primo album Mari inizia una serie di collaborazioni con diversi dj e producer europei quali Claudio Fiore (Eternal) seguito da Milo S (Just a Fool) e GoldLounge (Like a Feather)
Mari collabora successivamente con la band WA (Paolo Palazzoli e Roberto Cosimi) inserendo due brani nel loro album Blue Thinking, uscito nell’autunno 2019.
Nell’aprile 2020 esce con il singolo “Hangin on a Kiss”, scritto assieme a Mozez Wright.
http://www.mariofficial.com

Scritto da Marina Conti e Osmond Wright
prodotto da Osmond Wright per l’etichetta indipendente inglese Numen Records
Distribuito da Fuga
Mix e Master: Tommy Bianchi
http://www.toomusic.it/bianchi/
Videomaker: Diego Monfredini
https://vimeo.com/dieceux

Ufficio Stampa a cura di LC Comunicazione – www.lccomunicazione.com

L’arte “pindarica” di Deborah Brasu


Ciao Deborah, è un vero piacere poterti intervistare. Come stai?
Ciao Filippo, ti ringrazio, anche per me è un piacere essere intervistata da te. Sto bene e tu?
Bene, grazie! Di solito intervisto musicisti e scrittori e intervistare una pittrice del tuo calibro è un onore per me. Una sorta di “volo pindarico”, come magari diresti tu. Ecco, parlaci un po’ della tua “arte pindarica”, come sei solita descrivere i tuoi lavori, e raccontaci il perché di questa definizione alquanto singolare.
L’idea di definire “Arte Pindarica” le mie opere è partita dalla mia personalità curiosa e dal presupposto che la mente è unica e ha la capacità di fare dei “voli pindarici” (dal poeta e cantore greco Pindaro) ovvero, ogni pensiero è sistematicamente collegato ad un altro che apparentemente alle volte sembra non essere attinente al precedente ma in realtà c’è sempre una relazione fra i due. I “voli pindarici” vengono attribuiti a persone che si proiettano in un mondo irreale, forse perché ciò che è astratto viene definito irrazionale. Solo perché non riusciamo a spiegarlo razionalmente non significa che l’astratto non esista. Ad esempio, le emozioni non sono tangibili dal punto di vista razionale ma esistono perché le proviamo; tuttavia per quante parole si possano ricercare per descrivere le sensazioni che proviamo non riusciremo mai a spiegarle in modo esaustivo come quando le viviamo. Inoltre, per me la mente dev’essere libera, libera come l’acqua, libera di assumere qualsiasi forma le si voglia dare. Un artista, a parer mio, dev’essere libero da schemi, perché gli schemi limitano e non danno spazio alla fantasia e alla creatività.
Interessante come filosofia! Tu disegni e dipingi da quando eri molto piccola. Qual è quel sentimento o sensazione che ti spinge a prendere in mano pennelli e tavolozza dei colori e dipingere?
Sì, disegno da quando ero piccola, era “il gioco” che prediligevo. Solitamente disegnavo i personaggi dei miei cartoni animati preferiti e i vestiti per le barbie e le bambole che poi realizzavo con la macchina da cucire (il mio sogno era diventare stilista). Sono sempre stata una persona molto creativa e fantasiosa. Ogni volta che prendo in mano un pennello o una matita per creare la sensazione che provo è quella di meravigliarmi come se tornassi bambina, mi immergo nel mio mondo fatto di colori, non penso ad altro se non a dare il massimo di me stessa per l’opera. Amo curare i dettagli nei minimi particolari. Quando sto creando m’immergo in un mondo fantastico.
Dipingi spesso e volentieri concetti astratti e la tua arte, anche se prende spunto da oggetti quotidiani, è sempre avvolta da una sorta di aura metafisica. Ad esempio, tra i bellissimi dipinti che ho avuto modo di ammirare, ci sono “L’infinito”, “Kronos” e “Identità”. Da cosa nasce la scelta di dar forma e colore a cio che di per sé non ne ha, ossia l’astratto?”
Ti ringrazio per i complimenti, sei molto gentile. Ho deciso di dar forma e colore a qualcosa di astratto poiché ho dei valori umani ben radicati e a volte è difficile esprimerli attraverso la comunicazione verbale. Essendo una persona molto emotiva ed empatica cerco di rappresentare ciò che mi sta a cuore, alle volte anche in modo ironico.
Parliamo ora delle tecniche che utilizzi. Quali prediligi e quali utilizzi con meno frequenza?
Amo sperimentare varie tecniche, non mi pongo dei limiti poiché andrebbe contro la mia filosofia di vita. Ogni limite è stato creato per essere superato, dunque mi cimento in tecniche e strumenti differenti. E siccome sono una persona molto curiosa, amo imparare cose nuove, crescere come persona e come artista. La mia tecnica preferita è senza ombra di dubbio il pastello. Amo i pastelli colorati perché se utilizzati in modi differenti hanno la capacità di creare sfumature uniche che possono risultare naturali o vivaci. Amo le matite in generale, sono il mio strumento per eccellenza! Non vi è una tecnica che utilizzo con meno frequenza, mi piace variare e in certi periodi, quando ho l’ispirazione, realizzo più opere quasi contemporaneamente dedicandomi un po’ all’una e un po’ all’altra in modo da distaccare l’attenzione e sviluppare un senso autocritico più obiettivo (sono per indole molto scrupolosa).
Credi che l’arte visiva si possa sposare con altre forme artistiche, tipo la poesia recitata o la musica? So che tuo marito è un musicista e che tu canti spesso e volentieri con lui. Hai mai provato a dipingere un’emozione che ti ha regalato una canzone o una poesia?
Assolutamente sì. L’arte visiva si sposa benissimo con altre forme artistiche come la poesia e la musica e non solo; a parer mio ne esalta il valore, integra. Sì mio marito Giuseppe è musicista e scrittore. Ho dedicato a lui diverse opere che rappresentano un’emozione, come “Il segreto della musica”, “Il bacio” e “Il sentiero degli innamorati”. Inoltre ho collaborato con lui realizzando delle illustrazioni dal tono ironico per il suo libro “Made in Italy con amore”. La collaborazione artistica è bellissima e, tra marito e moglie, è meravigliosa!

 

 

 

 

 

 

 

C’è un pittore o una pittrice da cui prendi ispirazione oppure il tuo stile è completamente frutto di un percorso personale e unico?
Non mi sono mai ispirata a nessun pittore, benché apprezzi lo stile di vari artisti che hanno rivoluzionato e lasciato un segno come Vincent Van Gogh, Claude Monet e René Magritte. Il mio stile è frutto di un percorso personale unico basato principalmente sulla pratica, sulla sperimentazione.
A tuo avviso, in Italia c’è ancora spazio per i pittori? Credi che ci sia ancora chi va ad esposizioni di quadri oppure ti vedi circondata da gente che preferisce osservare pixel digitali?
L’Italia è la patria che vanta un patrimonio artistico-culturale unico al mondo per antonomasia, ragion per cui sono convinta che ci sarà sempre uno spazio per coloro che sono capaci di immortalare delle emozioni attraverso varie forme artistiche visive, che esse siano sotto forma di pittura o fotografie. L’unica differenza tra la fotografia e la pittura (che non è poca sicuramente) è che, attraverso quest’ultima l’artista espone il suo modo di vedere le cose in modo del tutto originale e soggettivo.
Ho accennato al digitale. Oramai la tecnologia consente a grafici di realizzare qualsiasi cosa attraverso i movimenti di un mouse. Credi che sia arrivato il triste momento in cui il tocco umano verrà definitivamente rimpiazzato dal digitale oppure sei convinta che la pittura e il disegno tradizionali rimarranno di gran lunga più apprezzati dell’arte visiva realizzata al computer?
Credo che il progresso tecnologico abbia i suoi aspetti positivi, permette di fare le cose in modo più rapido e preciso. Io stessa ho sperimentato l’utilizzo della tavoletta grafica e vari programmi e mi rendo conto che dimezza i tempi non di poco, garantendo un risultato soddisfacente. Tuttavia nessuna tecnologia potrà mai sostituire la manualità e l’originalità di un’opera che viene resa unica nel suo genere proprio perché presenta tali pregi e tali difetti. Alle volte sono proprio le imperfezioni che rendono bella un’opera. Se poi dobbiamo guardarla dal punto di vista della perfezione l’arte visiva è sempre soggettiva. All’epoca dicevano che le opere di Van Gogh erano brutte, eppure al giorno d’oggi non esiste una persona al mondo che non conosca “La notte stellata”. Per quanti progressi ancora farà il mondo della tecnologia, lì farà sempre e solo grazie all’uomo, di conseguenza niente potrà mai sostituire l’intelligenza, la capacità evolutiva dell’umanità.
So per esperienza che sei anche un graphic designer esperto, che realizzi copertine per libri e e-book e che hai un ottimo rapporto con la tecnologia. Al giorno d’oggi credi che, per poter continuare ad avere un proprio spazio nel mercato, il pittore tradizionale debba tenersi aggiornato nell’utilizzo di programmi di grafica digitale oppure può continuare a farne a meno?
Sì, sono convinta che ci si debba sempre tenere aggiornati nell’utilizzo di programmi di grafica digitale, ma non bisogna mai abusarne perché, a parer mio, si perderebbe l’elasticità mentale e la soddisfazione di creare con le proprie mani. Difatti, la copertina e le illustrazioni del libro di mio marito le ho realizzate a mano libera senza l’aiuto di programmi e ho scannerizzato il tutto. Il digitale dev’essere utilizzato con criterio, senza abusarne, altrimenti si rischia di creare una dipendenza e ne consegue un’incapacità manuale, poiché la sensibilità degli strumenti da digitale a manuale è molto differente.
Svelaci un segreto: come appare il mondo attraverso gli occhi di un pittore?
Potrà sembrare strano o magari è deformazione professionale, ma talvolta, mentre osservo le bellezze della natura, la mia mente si sofferma in un dettaglio e inizia a tracciare delle linee che si intersecano fra loro creando uno schema ben preciso. I colori si scompongono e riesco a distinguerli nonostante siano mescolati per creare una sfumatura unica nel suo genere. L’arte attraverso i miei occhi è capace di sorprendermi ogni volta perché non è mai banale e tutto ha un suo perché.
Qual è stata la soddisfazione più grande che la tua arte ti ha regalato?
Senza ombra di dubbio le interpretazioni altrui. Un artista crea in base a quel che sente dentro sé e quando sta creando è immerso in quel mondo. Ma quando la sua opera viene esposta ad un pubblico, ci si può sorprendere delle espressioni che trapelano dalle persone; ogni punto di vista differente è prezioso ed è curioso scoprire che l’interpretazione della tua opera cambia a seconda della persona: fa emergere lo stato d’animo di quest’ultima.
Grazie mille Deborah per averci dedicato un po’ del tuo tempo. E’ stato un piacere poterti intervistare. Nell’articolo abbiamo inserito solo alcuni dei tuoi lavori. Chi desidera apprezzarne di più, questo è il tuo profilo Instagram: https://www.instagram.com/deborartp/?hl=it . Ti auguro tante altre grandi soddisfazioni dal tuo talento artistico e speriamo di rivederci presto. Ciao.
Grazie mille a te Filippo e a voi, è stato un vero piacere! Speriamo di risentici presto con tante novità e traguardi raggiunti. Ciao.

A cura di Filippo Bombonato

Intervista alla scrittrice Mirca Ferri

Mirca FerriCiao Mirca, grazie ad Internet possiamo berci un caffè insieme a distanza. Non è una bella cosa? Come state tu e la tua famiglia, soprattutto per quanto riguarda l’emergenza corona?
Ciao Filippo. A quest’ora un buon caffè è l’ideale. La mia famiglia e io stiamo molto bene. Il periodo di emergenza covid e soprattutto lock down l’abbiamo trascorso serenamente, senza sentirci chiusi in gabbia, o sotto dittatura come hanno scritti alcuni personaggi. Al contrario l’abbiamo vissuto ( e tutt’ora con le normative vigenti in corso) come una tutela per la nostra salute e quella degli altri.

Il lock down ha giovato alla tua voglia di scrivere oppure vi ha influito negativamente?
Personalmente il lock down non mi ha fornito fonti di ispirazioni ma mi ha permesso di riposare la mia mente e il mio estro. Credo che necessitassero di una pausa, considerando che in meno di 3 anni ho scritto 8 libri. Appena terminato il periodo di “clausura” ho scritto immediatamente l’ultimo mio libro, “Nella nebbia controcorrente”.

Come sta andando la tua attività di scrittrice nonché la promozione dei tuoi lavori?
La mia attività di scrittrice sta andando bene. A livello promozionale, l’anno scorso, ho utilizzato con ottimi risultati il mio tour tra Emilia e Toscana della “Ragazza con la valigia”. Quest’anno sono riuscita a fare solo 4 eventi poiché la maggior parte sono stati annullati ma sono andati tutti bene. Per il mio ultimo libro, che ritengo essere quello che maggiormente rappresenta il mio stile narrativo nonché gli argomenti di cui voglio parlare, mi sono affidata a un’agenzia letteraria professionale. La promozione avrà inizio a Settembre e durerà fino alla fine di Novembre.

Senti, Mirca, se ti trovassi accanto al cliente di una libreria che sta sbirciando tra i tuoi libri sullo scaffale, quale gli consiglieresti di leggere e perché?
Credo che se trovassi un cliente intento a sbirciare tra i testi che ho scritto gli domanderei, per prima cosa, il genere che gli piace leggere o cosa, in quel momento, sente il bisogno di leggere. Gli consiglierei sicuramente “Sopravvissuti”, “Nella nebbia controcorrente”, “Il confine del nulla” e “Radici d’infanzia ali di vita”. Se fosse un appassionato/a di romance, allora gli consiglierei la trilogia geometrica edita con Pav edizioni (LATI SCALENI/DIREZIONE IPOTENUSA/RETTE COINCIDENTI).

Sei una scrittrice molto prolifica. Hai scritto diversi romanzi, raccolte e addirittura una trilogia di racconti. Qual è la tua personale strategia per superare l’inevitabile blocco dello scrittore?
Non ho mai avuto il “blocco dello scrittore” perché non scrivo su commissione o con scadenze da rispettare. Scrivo quando ne ho voglia, quando sento incessante dentro di me il desiderio di lasciare che i miei pensieri s’imprimano su carta.

Ormai scrivi da parecchi anni e hai ottenuto importanti riconoscimenti, nonché un certo seguito di lettori fedeli. Hai un motto, o una specie di mantra che ti consente di continuare la tua attività letteraria senza mollare tutto nei momenti di crisi personali o mancanza d’ispirazione?
Sei molto gentile, non so quanti lettori fedeli al mio nome abbia, ma l’importante è che lo siano ai miei scritti. Non credo esista un mantra, esiste solo l’ispirazione che, nel mio caso, passa sempre attraverso un momento di malinconia, anche solo di pochi istanti, un momento che tento di cogliere e trascrivere immediatamente. Personalmente credo che la scrittura nasca sempre da un periodo di introspezione interiore e da momenti di solitudine che aprono il cuore e la mente ai versi migliori.

Quanto c’è di autobiografico nei tuoi scritti?
Nei miei testi si ritrova sempre qualcosa di autobiografico, poiché ritengo che inserire una parte di sé stessi e delle proprie esperienze più o meno rilevanti aggiunga un tocco di unicità al testo e faccia entrare in contatto il lettore con l’autore.

Da sempre si dice che l’italiano medio legga poco. Credi che, ultimamente, si stia assistendo a un’inversione di tendenza?
Dalla mia esperienza credo che l’italiano si possa classificare in tre categorie: quello che non legge nulla (a parte la Gazzetta dello sport e i post su Facebook), quello che legge ma solo gli autori o i generi che ama senza mai addentrarsi al di fuori di essi e i “divoratori” di libri che amano leggere tutto. Questa ultima categoria, secondo me, negli ultimi anni, si è espansa e spero che presto si dirigerà anche verso noi autori poco noti.

Come definiresti il tuo stile narrativo, o meglio, quali peculiarità credi che emergano più di altre dai tuoi lavori?
Credo che nei miei lavori la peculiarità che emerge maggiormente sia l’empatia. La necessità di creare un rapporto con il lettore attraverso i miei racconti. Voglio che in essi egli si ritrovi e scorga quel pizzico di me.

Tra le tue fatiche letterarie, qual è quella che ti ha dato più soddisfazioni e in che modo?
Il libro che mi ha dato maggior soddisfazione, per come l’ho scritto e per la tematica affrontata, è l’ultimo “Nella nebbia controcorrente”, poiché è sempre stato il mio obiettivo narrare l’animo umano attraverso le mie conoscenze ed esperienze. In questo testo, infatti, si genera un percorso emotivo emozionale che conduce il lettore a una sorta di crescita personale.

Quali sono le strategie promozionali che ti hanno dato buoni risultati e che sentiresti di consigliare a un autore emergente?
Le strategie promozionali che hanno avuto maggior successo per me sono state: la pagina autore Facebook, la pubblicazione delle recensioni ricevute sui miei libri, le interviste via radio e via internet , partecipare attivamente a degli eventi proponendomi non come la presentazione di un libro ma di un mondo intero da scoprire. Poi hanno un forte impatto i book trailer caricati su YouTube, l’iscrizione a vari gruppi di lettori dove puoi parlare dei tuoi libri e, come ho detto prima, quando senti di aver scritto un bel libro ma diciamo “di nicchia” affidarti a una agenzia letteraria competente. Io, prima di sottoscrivere il contratto con loro, li ho seguiti e conosciuti bene riuscendo cosi a cogliere le loro grandi potenzialità e risorse che usano per promuovere i testi. Inoltre anche il costo è assolutamente alla portata di tutti, dimostrando grande integrità. So con certezza, purtroppo grazie alla triste esperienza di autori emergenti come me, che ci sono agenzie letterarie che promettono il mondo a cifre esorbitanti e poi ti ritrovi con briciole.

Pensi che in Italia ci sia ancora posto per gli scrittori emergenti, per le piccole realtà editoriali o hai la sensazione che le grandi case editrici e certi ingombranti personaggi pubblici continueranno a mettere in ombra il talento di chi cerca di affermarsi?
Sinceramente grazie alla pubblicazione in self le piccole case editrici faranno sempre più fatica ad affermarsi poiché, nonostante la loro sincerità intellettuale, non hanno le risorse per fare della promozione. Io pubblico a doppio binario ( sia con CE che in Self). Ho iniziato con il self dopo aver frequentato corsi di editing che sono fondamentali. Sia con La CE che in Self l’autore deve lavorare egli stesso sulla promozione del suo libro e del suo nome attraverso tutti i canali possibili e secondo le proprie possibilità. I cosidetti “personaggi pubblici” che ammorbano le librerie con i loro testi almeno una volta l’anno su questo o quello non intaccano il lettore vero. Sono libri che comprano le stesse persone che acquistano riviste di gossip e per loro la letteratura inizia e finisce lì. La cosa scandalosa è che tali cosiddetti “autori” abbiano alle loro spalle grandi case editrici solo perché sono personaggi della televisione.

Puoi dirci se al momento stai lavorando ad un nuovo romanzo, oppure preferisci non rivelare nulla?
Al momento sono molto presa con la nascita di un centro culturale dinamico che ospiterà artisti di ogni tipo, giochi di ruolo, aste, improvvisazioni teatrali e naturalmente tanta letteratura. Attendo, a partire da settembre, come andrà la campagna promozionale visto che è la prima volta che mi affido a esterni.

Per me è stato un grande piacere poter intervistare una scrittrice inarrestabile come te, Mirca! Ti auguro tutto il meglio dalla tua attività e spero con tutto il cuore che tu possa continuare a scrivere ottimi romanzi. A presto e buona giornata.
Grazie mille Filippo. L’onore e il piacere sono stati tutti miei. A presto. Un abbraccio.

A cura di Filippo Bombonato

“Lovestronauta (Parte I)”, Salvoemme

Lovestronauta, Salvoemme
Dopo il fortunato album d’esordio “L’ordine delle cose” (2018), disco nel quale canzone d’autore si fonde con sonorità beat e brit pop, Salvatore Messina, in arte Salvoemme, pubblica “Lovestronauta (parte prima)”. Ascoltando il suo secondo lavoro, uscito proprio in questi giorni, ci si accorge da subito di “avere in cuffia” un album un po’ diverso dal precedente, più efficace negli arrangiamenti, molto originale nelle soluzioni armoniche e struggente nelle linee melodiche. È cantautorato raffinato nel quale le velleità tardo psichedeliche che c’erano nell’album d’esordio affiorano con più prepotenza. I brani, pur mantenendo la forma canzone, sono avvolti da una sorta di “aura cosmica”: sonorità rarefatte e riverberate, nonché un uso intelligente, contestualizzato e ragionato dell’elettronica, regalano a ciascuna traccia una specie di “romanticismo universale”. E sembra essere proprio questo il ruolo del “lovestronauta”, ossia quello di diffondere amore fino agli angoli dell’universo.

La canzone che dà il titolo all’album descrive l’esperienza emozionale di un ipotetico “navigatore delle stelle” in cerca d’amore, in cerca di lei. Vi sono tre elementi che rendono il brano particolarmente struggente: gli accordi di un “pianoforte perso nello spazio”, la presenza di un affascinante linea melodica di sintetizzatore moog che contrappunta il canto e la voce di Alex AllyFy che si sposa benissimo in un duetto perfetto con il cantautore.

“Due” è una bella canzone d’amore, poetica e stralunata. Il testo dipinge efficaci affreschi poetici (“se per ogni stella un desiderio c’è, per ogni me esiste un’altra te”, “confondo le mie scarpe con le tue e posso contare fino a due” e “se tu fossi il mare, sale io sarei, se io fossi cielo ti colorerei”) che si delineano tra sonorità che si rifanno ai The Beatles, ma anche a Max Gazzè. Uno strano ma efficace connubio. Ne risulta un cantautorato italiano genuino, gradevole e facilmente fruibile.

“La rosa di De Saint-Exupèry” è un brano acustico che a un primo ascolto può sembrare più convenzionale. In realtà ti entra sotto pelle piano piano, soprattutto grazie alle efficaci soluzioni liriche alquanto ermetiche e alle scelte armoniche originali, in evoluzione tra modo maggiore e minore, cambi di tonalità, creando destabilizzanti e affascinanti cambi di rotta emotivi. Ancora una volta è innegabile l’ispirazione attinta dai The Beatles di “St. Pepper”, dalla seconda ondata di British Invasion anni ’90 (Oasis, The Verve, Pulp), il tutto rielaborato secondo gli stilemi della canzone d’autore all’italiana.

“Leggera” è una canzone acustica, intimista e meravigliosa. Affiorano ricordi del periodo d’oro dei cantautori italiani, gli anni ’70, ma anche di certe ballate acustiche di John Lennon. Rimane quel tocco di psichedelia stralunata che, alla fine, è lo stile peculiare di Salvoemme. E’ un brano molto immediato, di quelli il cui ritornello si canta a squarciagola senza bisogno di pensare alle parole.

Brano decisamente radiofonico è “Il mio tempo”. L’immediatezza di Salvoemme non è mai scontata, soprattutto nei giri e nei cambi armonici. Arrangiamenti perfettamente in sintonia con l’esistenzialismo del testo relativo allo scorrere del tempo, al suo fermarsi e alla natura dei sogni. Il tutto è condito da un’atmosfera musicale e lirica che si rifà vagamente al mondo meditativo e alla concezione del “qui ed ora” di stampo orientale.

“Solo”, fra tutti i brani dell’album, è il più rappresentativo della concezione musicale di Salvoemme: sperimentazione dosata e mai fuori luogo, psichedelia, brit pop e canzone d’autore originalissima.

E poi ci sono quei brani semplici che ti fanno versare una lacrima. È il caso di “4 aprile 2020”, forse il brano più deliziosamente struggente, bello e contemplativo. Sarà che i ricordi rimangono sempre la più efficace fonte d’ispirazione. “4 aprile” non ha bisogno di arrangiamenti o fronzoli: è un’ode perfetta al ricordo di un amore andatosene. Aleggia la presenza di Lennon e McCartney in certe progressioni armoniche.

“Non può far male” spicca per bellezza poetica e per un’ originalissima convivenza tra melodia convenzionale e improvvisi cambi di rotta in favore di sonorità sperimentali e arrangiamenti decisamente psichedelici. Questo è il brano che, più di tutti, fa emergere l’amore di Salvoemme per i The Beatles di “Strawberry fields forever”, soprattutto nel finale (sonorità circensi, megafoni, schiamazzi da baraccone e molto altro). Non si può negare che il cantautore sia cresciuto a “pane e Beatles”!

Con la prima parte di “Lovestronauta”, Salvoemme ha riconfermato la sua identità di cantautore italiano con una forte nostalgia per la psichedelia e il beat, regalandoci però un lavoro più maturo, originale e sorprendente rispetto al precedente. Lo si può definire una sorta di Donovan nostrano, o meglio, uno degli artisti indipendenti più originali attualmente in circolazione. Rimaniamo in attesa della seconda parte di “Lovestronauta”, mentre nel frattempo ci godiamo la prima.

A cura di Filippo Bombonato

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“Amelia” di Maria Clausi

Amelia di Maria ClausiEsistono libri che terminano una volta arrivati alla fine della lettura e altri che continuano anche dopo averli chiusi e riposti sullo scaffale. “Amelia” (PAV edizioni) di Maria Clausi appartiene alla seconda categoria. Si tratta di un romanzo veritiero e struggente, talvolta crudo nella realtà dei fatti, un lavoro che raccoglie in un’unica esperienza narrativa tematiche importanti come l’aborto, i traumi infantili, l’emarginazione, i clichè di una società perbenista e piena di “scheletri nell’armadio”, l’esistenza di Dio e, soprattutto, l’amore mancato, mendicato e troppo spesso negato.

Amelia è una ragazza che si guarda allo specchio e si trova continuamente mancante, sgradevole, mai all’altezza. Nella sua ossessiva ricerca d’amore, incontra troppo presto la cruda realtà di chi approfitta della sua ingenuità. Amelia non può reggere il confronto con la sorella Isabella, modello “perfetto” di bellezza, estroversione e successo sociale. Agli occhi della gente non è nemmeno all’altezza della pseudoamica Stefania. La verità è che Amelia vola ben al di sopra di certi “bei manichini da vetrina sociale” e, talvolta, lei stessa lo ammette. Ma non può crederci fino in fondo. Le è sempre stato detto il contrario e non può che portarsi appresso quel marchio a fuoco di eterna perdente. La vita di Amelia è un continuo rincorrere l’approvazione della famiglia e della società, nonchè i modelli di inconsistente successo sociale che gli vengono propinati fin da piccola. Lei è al di sopra di tali modelli e i suoi principi morali, la sua spontaneità e verità la rendono un essere alieno all’ipocrisia che la circonda. Solo Giovanni si accorge di tanta bellezza e ne rimarrà innamorato per tutta la vita. Amelia non rimane indifferente al suo amore, il quale la porterà a volerlo al suo fianco. Purtroppo, però, gli stereotipi di successo e bellezza con cui la donna si è sempre dovuta confrontare uscendone perdente e la sua ossessiva ricerca di conferme la renderanno indifferente all’amore autentico.

Il romanzo di Maria Clausi è pieno di lezioni morali implicite. L’autrice, anziché palesarle, preferisce mettere a confronto la concezione di successo sociale vista attraverso gli occhi di gente perbenista e ipocrita e quella vera e ben più elevata di Amelia e, per estensione, di tutti coloro che scelgono di vivere seguendo la coscienza, nel gravoso tentativo di scrollarsi di dosso modelli sociali senza alcun valore. Il capolavoro della Clausi, pur ruotando attorno la continua ricerca d’amore da parte di una donna meravigliosa come Amelia, non si limita a raccontare le sue vicissitudini quotidiane, ma si vela pure di trascendenza, affrontando argomenti di una profondità abissale come la natura di Dio, la religione, il peccato, la redenzione.

Tornando al concetto dei libri che terminano a fine lettura e quelli che continuano anche dopo averli riposti sullo scaffale, vi auguro di poter sperimentare tale differenza attraverso le pagine di “Amelia” di Maria Clausi, un capolavoro struggente, vero, abissale nella profondità delle tematiche, un romanzo di grande sensibilità.

A cura di Filippo Bombonato