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“In viaggio con Kerouac”, Luca Seta

“In viaggio con Kerouac” è il titolo dell’album d’esordio di  LUCA SETA, cantautore e attore italiano noto al grande pubblico televisivo avendo recitato in serie di successo e come protagonista della soap “Un posto al sole“.

L’abbiamo intervistato per farci raccontare del suo disco e del ruolo nel film “Infernet“.

Ciao Luca, una passione, quella per la musica, che coltivi fin da bambino e grazie all’album “In viaggio con Kerouac” diventa espressione delle tue emozioni e del tuo estro artistico che spazia tra pop, jazz, folk e reggae. Quando è nato questo disco e quando hai deciso che fosse giunto il momento adatto per donarlo al pubblico?
È successo tutto insieme, come spesso mi accade. Mi sono ritrovato in studio con dei miei amici di infanzia perché volevo iniziare ad arrangiare qualche canzone e un attimo dopo (anche se in realtà sono passati un paio d’anni) ero in studio a Milano, ad Indiehub, a incidere il disco… Non ho ragionato sul momento adatto, semplicemente sentivo di doverlo fare e l’ho fatto.

Kerouac è considerato uno dei maggiori e più importanti scrittori statunitensi. Nel titolo dell’album compare proprio il suo nome. Quale influenza ha avuto questo scrittore nella tua vita e in questo lavoro?
Sicuramente Kerouac mi ha insegnato ad amare il Viaggio. Ma Il viaggio inteso come percorso, non solo come un accumularsi di kilometri… E poi penso che ci accomuni lo scrivere di getto: come succedeva a Lui anch’io scrivo di getto, non è un processo mentale bensì un processo fisico.

C’è qualche brano dell’album a cui ti senti maggiormente legato?
In realtà no… Ogni scarrafone è bello a mamma sua!

La tua musica il 20 maggio è stata protagonista sul prestigioso palco dell’Auditorium Parco della Musica di Roma. Un concerto-spettacolo condiviso con Massimiliano Varrese. Com’è stato collaborare con lui e quale ritieni sia stato il momento più significativo del live?
Collaborare con Massi è stato molto bello anche perché è nato tutto così naturalmente… Il momento più significativo non so quale possa essere stato ma probabilmente proprio il fatto di condividere il palco senza piccole invidie o paure (cosa abbastanza classica tra colleghi) ma anzi con grande gioia penso sia stata la cosa più bella e significativa!

Parallelamente alla musica, porti avanti con successo la tua carriera di attore. Nelle sale il 28 Aprile scorso è uscito “Infernet“, film in cui interpreti un ruolo importante. Com’è stata questa esperienza? Ti va di raccontarci qualche aneddoto?
È stata un’esperienza bellissima perché ho avuto la possibilità di affrontare due tematiche molto delicate e purtroppo attuali quali il cyberbullismo e l’omofobia. Attorialmente è stata una bella sfida e anche umanamente mi ha insegnato tantissimo. Aneddoti… Nella scena del pestaggio (mio e di Andrea Montovoli) Andrea all’azione ha preso un pugno vero in fronte, che è tra l’altro montato nel film (della serie “buona la prima”) e io ho preso un calcio su un fianco a causa del quale ho avuto un livido viola per oltre tre mesi. Ma a parte questi piccoli incidenti di percorso è stata una bellissima esperienza.

A cura di Elisa Casazza

Claroquesi, Manuela Iannetti

“Claroquesì. Cartoline dalla rivoluzione” di Manuela Iannetti

Claroquesi, Manuela IannettiClaroquesì. Cartoline dalla rivoluzione è un diario di viaggio un po’ speciale, un modo di vedere Cuba con occhi diversi da quelli del turismo di massa, una riflessione sul concetto stesso del viaggiare. L’autrice, Manuela Iannetti, assieme alle amiche pequena e morecita ha esplorato la parte più vera di questo paese, luogo di grandi contraddizioni e struggente bellezza, non quella dei villaggi vacanza fintissimi, ma città, e scorci, e persone e sensibilità che sono entrate nel cuore delle tre ragazze. Hanno scelto di stare alla larga il più possibile dalle strutture turistiche per stranieri, dormendo nelle casas particulares (una sorta di B&B molto alla mano), visitando i luoghi che le persone del posto, con cui spesso si sono soffermate a parlare e hanno intrecciato amicizie, suggerivano loro.
E il lettore, seguendo la narrazione della Iannetti, il suo percorso in dodici tappe attraverso tutta Cuba, anche le zone meno frequentate dai turisti, viaggia egli stesso pagina dopo pagina, vive le emozioni contrastanti dell’autrice che via via si innamora sempre più di Cuba ma al contempo come occidentale sente la responsabilità di certi meccanismi post colonialisti e assiste alla rapacità di certo turismo e all’opportunismo dettato dalla miseria di certa ospitalità.
Perché un viaggio vero è quello che oltre a farci scoprire la bellezza di nuovi luoghi ci suscita riflessioni, ci fa scoprire diversi modi di vivere, ci fa nascere dentro nuove idee. Scrive l’autrice: «Ieri ho fatto un pensiero, sui gradini davanti al Parque Vidal, a Santa Clara. Ho pensato che il tempo di vacanza è un tempo bellissimo, perché è tutto pieno, tutto colmo di qualcosa, compreso il niente. Lo spostamento è parte del tempo, il silenzio è parte del tempo, il cibo, l’attesa, le parole, la scoperta, il sonno sono parte del tempo che si compone. Non si perde nulla, in questo tempo, anche quello che si lascia scorrere. Comunque ne sono convinta anche adesso che sono sobria; questo è un tempo di pensieri, un tempo per pensare. I pensieri si possono seminare, dentro le persone. Ma non sempre hanno spazio sufficiente per dare frutto. Mi piace questa idea del tempo di vacanza come un tempo di germogliazione, una semina naturale di possibilità».

A cura di Carla Casazza

Titolo: Claroquesì. Cartoline dalla rivoluzione
Autore: Manuela Iannetti
Editore: Antonio Tombolini Editore

A waltz for you, Riccardo Randisi

“A Waltz for you” è il titolo dell’album d’esordio del pianista palermitano Riccardo Randisi

A waltz for you, Riccardo Randisi

“A Waltz for you” (etichetta Abeat Records/distribuzione IRD) è il titolo dell’album d’esordio del pianista palermitano Riccardo Randisi, in uscita anche su iTunes a partire da fine gennaio. Il disco, dedicato al padre Enzo Randisi (vibrafonista tra i più significativi della scena siciliana e famoso in tutto il mondo) verrà presentato a Palermo mercoledì 16 gennaio a La Feltrinelli di Palermo (via Cavour, 133 – ore 18.30) e domenica 20 gennaio con un concerto al Real teatro Santa Cecilia (Via Piccola del Teatro S. Cecilia, 5 – ore 21:00 – ingresso libero fino ad esaurimento posti) con Giorgio Rosciglione al contrabbasso, Paolo Vicari alla batteria e Kate Worker (vocals).

Il pianismo di Riccardo Randisi è profondamente legato alla tradizione, carico di vero swing e di romanticismo tipicamente mediterraneo. Un progetto discografico che si è avvalso di musicisti di altissimo valore con cui Randisi collabora ormai da diversi anni: Francesco Patti (tenor sax), Marcello Pellitteri (drums), Alessandro Presti (trumpet), Giorgio Rosciglione (doublebass) e Kate Worker (vocals). “Il risultato è una solidissima ritmica e preziosissimi interventi solistici e vocali per un album che celebra la semplicità e la potenza allo stesso tempo –-. Niente virtuosismi fini a se stessi, niente forzature nè dissertazioni filosofiche. Soltanto amore e passione per la melodia”, racconta il pianista palermitano che il 16 gennaio alle 21.00, al Tatum Art di Palermo, parteciperà ad una jam session in occasione dell’ottava edizione del Premio Randisi, dedicato al padre.

“A Waltz for you”, mixato e masterizzato presso lo studio di registrazione Music box di Vincenzo Puccio, contiene 6 brani inediti composti da Riccardo Randisi, due standards jazz “Love for sale” di Cole Porter e “Joy spring” di Clifford Brown più “King of Pain” di Sting. Daniele Bonafede ha curato l’accordatura la messa a punto del pianoforte.

Le note di copertina sono curate dal pianista Dado Moroni: “Questo bellissimo lavoro dimostra come Riccardo possegga una profonda conoscenza del linguaggio jazzistico in toto, dalla tradizione fino a oggi, ma con in più una vena compositiva e melodica che rivela le sue radici mediterranee. Dalla sua musica affiorano un po’ di New Orleans, un po’ di New York e contemporaneamente la forza e la dolcezza della sua terra natia, la Sicilia”.

Riccardo Randisi

Riccardo Randisi, nato a Palermo nel 1963, inizia sin da piccolo lo studio del pianoforte sotto la guida del padre Enzo Randisi (vibrafonista tra i più significativi della scena siciliana e famoso in tutto il mondo) e in Conservatorio sotto la guida del maestro Gaetano Cellizza. Successivamente perfeziona gli studi in piano classico con i concertisti Giuseppe La Licata e Vera Gornostaeva.  Nel 1978 debutta a soli 14 anni al Messina Jazz meeting riscuotendo lusinghieri giudizi da parte della critica specializzata. Nel 1979 incide a fianco di Enzo Randisi il suo primo disco contenete due composizioni originali. Nel 1981 incide un secondo disco sempre con il padre, pubblicando altre tre composizioni originali e effettua una tournèe in Spagna con lo Swing Ensemble dove militano giovani talenti del panorama jazzistico italiano come Mimmo Cafiero, Alessandro Palacino, Loredana e Cinzia Spata e Marcello Pellitteri. Suona al Music in di Roma, al Teatro Ciack e al Teatro delle Erbe di Milano in occasione di festival internazionali di jazz. Milita attivamente nel quartetto del padre Enzo con cui, insieme a Giorgio Rosciglione e Gegè Munari effettua numerosi concerti e tournèe in Italia. Nel 1982 a fianco della cantante Cinzia Spata ottiene la menzione speciale della critica al Messina Jazz Meeting in occasione del concorso giovani talenti. Nel 1984 diventa il pianista stabile dell’Orchestra jazz Siciliana in seno alla quale svolge intensa attività concertistica diretto da direttori del calibro di Carla Bley, Gunther Schuller, Bob Brookmayer, Pete Rugolo. Nel 1990 vince il concorso come insegnante di pianoforte. Nel 1999 viene insignito dell’onorificenza di Cavaliere Al Merito della Repubblica Italiana dall’allora Presidente Oscar Luigi Scalfaro. Dal 2000 sempre in qualità di pianista dell’Orchestra Jazz Siciliana e di pianista residente presso la Fondazione The Brass Group svolge un’intensa attività di session-man a fianco di noti musicisti jazz sia italiani che internazionali nonché direttori jazz di fama mondiale con i quali effettua numerosissimi concerti in Italia. Nel 2009 incide un disco con Peter Erskine, Alex Acuna e l’Orchestra jazz Siciliana. Nel gennaio del 2018 incide il suo primo album da solista “A waltz for you” edito dalla Abeat Records for jazz. Nell’ottobre 2018 partecipa con un suo piano recital alla rassegna Piano City Palermo. Nel novembre 2018 partecipa al Tributo a Renato Sellani con un concerto che vede alternarsi sul palcoscenico otto pianisti tra i quali figurano Dado Moroni e Danilo Rea accompagnati da Massimo Moriconi al contrabbasso e Massimo Manzi alla batteria. Sempre nel novembre 2018 viene invitato col suo trio ad inaugurare la mostra fotografica “Jazz in bianco e nero” del Maestro Cristiano Mazzoli presso Eataly Roma.

Durante la sua carriera ha collaborato con: Lino Patruno  Sal Genovese, Bruno Longhi, Gianni Sanjust, Gianni Basso, Massimo Urbani , Tony Scott,  Danilo Terenzi, Al Gray, John Faddis,  Ray Mantilla, David Schnitter,Bob Brookmayer, Frank Foster, Giancarlo Pillot, Luciano Milanese, Marcello Rosa, Dusko Gojcovik, Arturo Sandoval  Gianni Coscia,  Giorgio Gaslini, Gigi Cifarelli,  Gianluca Petrella,  Fabrizio Bosso, Giorgio Rosciglione, Rosario Bonaccorso, Enzo Pietropaoli, Enrico Intra, Tiziana Ghiglioni, Tony Hadley, Rebecca Stevens, Renè Olstead, Judith Nijland, Cinzia SpataDenis Williams, Lilian Terry, Vesta Williams , Cheril Barnes, Linda Stoks, Patti Austin, Rachelle Ferrelle,  Carol Welsman ,Roberta Gambarini, Dianne Reeves, Susanna Stivali, Sarah Jane Morris, Nick The Nightfly, Emil Richards, Nicole Henry, Becki Biggins, Joey Garrison, Camille Bertault, Jim Porto, Afonso Vieira, Ernie Watts, Dan Moretti, Peter Erskine, Alex Acuna, Vince Mendoza.

http://www.abeatrecords.com/catdetail.asp?IDprod=295

A cura di Gabriele Lo Piccolo

Deborah Xhako, Let me fall

Deborah Xhako, “Let me fall”


Da oggi è in radio e nelle piattaforme digitali “Let me fall”, il primo singolo di Deborah Xhako, cantautrice romana rivelazione dell’ultima edizione di “The Voice of Italy”:
sonorità pop-elettroniche ed influenze “Future Bass”, un punto d’incontro tra due mondi che raccontano al meglio la matrice artistica di Deborah Xhako, rivelando elementi della sua forte personalità, la stessa che Francesco Renga aveva notato durante il talent show di Rai due, tanto da accostarla più volte a Dua Lipa. Oggi è online anche il videoclip, realizzato dal regista Emanuel Lo per Visonari Lab: https://youtu.be/13yooloVnJg

Deborah_Xhako, Let me fall“‘Let me fall’ è un brano intenso che parla di un amore malato e tormentato, un amore composto da quelle false convinzioni, che purtroppo troppo volte, sfociano nella violenza.”continua la cantautrice romana di origini albanesi – “Era da tempo che sentivo l’esigenza e il bisogno di scrivere un brano che parlasse della storia di una ragazza che, come tante purtroppo, non riesce ad ammettere a se stessa quanto male questa le stia causando.

Il progetto musicale, prodotto da Mapples Production di Massimiliano Lazzaretti e Tatiana Mele, vede la collaborazione di professionisti come Carlo Di Francesco (Fiorella Mannoia, Loredana Bertè e molti altri) a cui è stato affidato il mix del brano e Pietro Caramelli di Energy Mastering per il master.

Deborah XhakoDeborah Xhako è una cantautrice italiana nata a Roma, di origini albanesi.  Nel 2012 inizia a studiare canto moderno/soul/gospel. Dal 2015 partecipa ad alcuni concorsi locali e in seguito ad uno di questi firma un contratto discografico con l’etichetta Mapples Production. Nel 2018 si presenta con il brano “River” alle Blind Auditions della quinta edizione di The Voice Of Italy, in onda su Rai 2, ottenendo l’approvazione dei quattro coach. Entra così a far parte del Team di J-Ax e arriva fino alla semifinale con il Team di Francesco Renga che la definisce “la Dua Lipa italiana”.  Attualmente sta lavorando al suo primo progetto discografico che include brani sia in inglese che in italiano dal sound elettronico molto moderno contraddistinto da una forte matrice “Future Bass”.

Facebook: https://www.facebook.com/deborahxhakoofficial/
Instagram: https://www.instagram.com/debxhako/
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A cura di Alex La Gamba

“San Pietroburgo” è il nuovo singolo della cantautrice bolognese Helle

Helle

“San Pietroburgo” (etichetta Fonoprint, distribuito Artist First) è il nuovo singolo di Helle, in digital download e in rotazione radiofonica a partire da domani. Il brano, prodotto da Next3, testo e musica di Lisa Brunetti in arte “Helle”, sarà accompagnato dal videoclip, in uscita a breve, con la regia di Giacomo Triglia (le riprese sono state fatte presso il lago Arvo – CS): “Lavorare con Giacomo Triglia è stato un onore per me. Poco prima delle riprese ha cominciato a nevicare: è stata una splendida coincidenza.”

“Questa canzone è una metafora che racconta di quanto dipendiamo dalle parti che meno ci piacciono di noi stessi e di come, a loro volta, esse abbiano bisogno di noispiega la cantautrice bolognese -. In particolare a San Pietroburgo prendo coscienza del fatto che io non mi senta completa senza il lato più cinico e distruttivo di me, nonostante io continui ad odiarlo e ostacolarlo”.

HelleHelle – nome d’arte di Lisa Brunetti – è una giovane cantautrice bolognese di 24 anni. Studentessa di Musica al Dams, dedica interminabili ore di studio e devozione ai riti e miti di letteratura, scrittura, ascolto ed esercitazione alla chitarra. Dotata di un talento naturale per la scrittura, lei stessa afferma che questo processo creativo le ha consentito di “entrare in aree della sua mente che credeva inaccessibili e di mettere ben a fuoco il suo percorso artistico”. I testi e le musiche della giovane cantautrice si ispirano a grandi icone come Jeff Buckley, The Beatles, Grimes, Lorde, Bjork, Laura Marling.

 

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Maryam, “Con te dovunque al mondo”


“La musica è la mia arma e sul palco divento un’altra persona”, racconta Maryam “lì sono davvero me stessa. Con la mia voce, combatto contro il pregiudizio e l’apparenza.”

A partire da venerdì 11 gennaio sarà in rotazione radiofonica “Con te dovunque al mondo” (Universal Music Italia) nuovo singolo di Maryam (brano arrivato tra le 69 finaliste di Sanremo Giovani e già disponibile in digital download), che anticipa il primo album in uscita in primavera.

Maryam, Con te dovunque al mondoMaryam, che ha incantato Al Bano alle blind autidion di The Voice of Italy, programma che ha visto trionfare la cantante napoletana con il brano “Una buona idea”, racconta: “Appena ho ascoltato il brano “Con te dovunque al mondo”, sia io che tutti coloro che hanno lavorato al progetto eravamo conviti che fosse un pezzo molto adatto al mio modo di esprimermi, cantare e approcciarmi alla musica! -. In realtà ero molto contenta ed entusiasta, ma anche molto impaurita perché a livelli tecnici non è molto semplice da affrontare! Visto che comunque era un pezzo non scritto da me, ho rielaborato a modo mio quello che poteva trasmettermi in base a sensazioni o elementi della mia vita che ho già vissuto, cercando di rendere Il racconto del brano il più veritiero possibile! La prima volta che mi sono ritrovata a cantarlo live è stato alle selezioni di Sanremo giovani, ero molto agitata non so di preciso, forse perché dovevo cantarlo per la prima volta o anche per la situazione in sé per sé, sta di fatto che ho cercato di dare più di quanto non avessi mai fatto prima, e nonostante il risultato sono stata molto fiera di come ho interpretato e cantato il brano.”

MaryamMaryam Tancredi è la vincitrice di The Voice of Italy 2018 con il brano “Una buona idea”. Nata a S. Giorgio a Cremano (NA) il 16/03/1999, vive a Somma Vesuviana (NA). A febbraio 2011 partecipa come ospite al programma televisivo “I Fatti Vostri” di Magalli su RAI 2. Sempre nel 2011 partecipa per la prima volta a “Ti Lascio una Canzone” di Antonella Clerici e in seguito partecipa al festival internazionale della canzone classica napoletana il “Pulcinella D’Oro” vincendo il primo premio della sua categoria e primo premio assoluto su 22 nazioni. Ad agosto 2011 partecipa al Memorial in onore di Mia Martini dove riceve un premio “Miglior Voce Per Mimì” da Leda Bertè sorella di Mia Martini. Da settembre 2011 a gennaio 2012 partecipa come protagonista al programma televisivo “Ti Lascio una canzone” su RAI 1 classificandosi al 2° posto. Duetta con Ivana Spagna, Loredana Bertè e Orietta Berti. Da febbraio ad aprile 2012 prende parte al tour nazionale “Ti Lascio Una Canzone”. Ad aprile 2012 prende parte agli spettacoli al “Trump Taj Mahal” ad Atlantic City U.S.A. Da maggio 2012 prosegue con il tour nazionale di “Ti Lascio Una Canzone”. Continua il percorso della sua attività live nel 2013 (vari spettacoli con i ragazzi di “Ti Lascio Una Canzone”) e nel 2014 registrazione puntata zero di una sit com per la NUCT presso Cinecittà presentata al festival di Cannes. Fino al 2018, anno in cui partecipa e vince “The Voice of Italy” alla quale si sussegue la partecipazione al Wind Summer Festival e ospitate a vari programmi Rai.

Facebook: https://www.facebook.com/MARYAMTANCREDIofficial/
Instagram: https://www.instagram.com/maryamtancrediofficial/?hl=it

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Tony Maiello

Tony Maiello, “Tutta colpa mia”


A partire da venerdì 11 gennaio uscirà in digital download e sarà in rotazione radiofonica “Tutta colpa mia”, nuovo singolo di Tony Maiello (Etichetta “Supernova”, distribuzione “TuneCore”). Il videoclip, con la regia di Stefano Poletti, è già online su YouTube: https://youtu.be/aGqN2QAXob0

Tony Maiello, Tutta colpa mia“Il titolo della canzone dice già tutto – racconta Tony Maiello -. “Tutta colpa Mia” è una canzone diretta, forte, vera. Ci sono tante immagini che ripercorrono una storia d’ amore, senza troppi colpi di scena, soltanto verità. La verità è avere il coraggio di ammettere le proprie colpe, anche quando si ama, anche quando fa male.”

Tony Maiello è nato a C/mare di Stabia in provincia di Napoli il 15 Marzo 1989 (29 anni). Nel 2008 partecipa alla prima edizione di X Factor e arriva fino in finale. Nel 2010 partecipa a Sanremo Giovani trionfando nella categoria “Nuove proposte” con il brano “Il linguaggio della resa” scritto dallo stesso Tony. Oltre al singolo del brano sanremese, viene pubblicato anche l’omonimo album. Nel 2018 pubblica il suo nuovo album “Spettacolo”. Ha scritto canzoni per artisti italiani, tra cui Laura Pausini, Giorgia, Francesco RengaMarco MengoniAlessandra AmorosoAnnalisa e Benji & Fede.

Sito: www.tonymaiello.it
Facebook:
www.facebook.com/pg/tmtonymaiello
Youtube:
https://www.youtube.com/channel/UCcmTYiOUu7lNIu_hKBMKDRg
Twitter e Instagram: tmtonymaiello

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“You On The Other Hand” (YOTOH), GOØD FALAFEL

Good FalafelEsce oggi su iTunes “You On The Other Hand” (YOTOH) (etichetta Pistacho Records e Qanat Records distribuzione Good Fellas), primo Lp dei GOØD FALAFEL. Il disco è stato anticipato dal video di “Hide”, diretto da Antonio Cusimano (3112HTM) con le animazioni di Caterina Sciortino (Sciortino’s Art), ed è disponibile su Youtube: https://youtu.be/6vkjYpupeG8

“L’amore disperato, l’amore immaginato, l’amore ricambiato”: questi sono alcuni dei temi da cui trae forza “You On The Other Hand” (YOTOH), album dalla natura romantica che a tratti assume tinte più oscure, immerso in atmosfere sognanti e materiche a un tempo, otto tracce che restano in equilibrio tra astrazione elettronica e tangibilità pop.

Good Falafel

Il disco apre con i desideri e i sogni nascosti di Hide”, da cui è estratto il video; il secondo brano è City lights”, che racconta di come le strade ostili di una città divorino le anime più pure. Poi l’amore che finisce rappresentato in “Wrong on you e “Let’s isolate!”, un viaggio intergalattico di un alieno e di un’umana, l’amore tra i due, metafora di come l’impossibile possa diventare possibile. La quinta traccia è Moonlight”, una danza d’amore tra la donna e la natura, un momento intimo nel quale abbandonare ogni protezione che la vita impone per lasciarsi cullare in un fiume di acqua, terra e stelle. L’amore tormentato di “Song of two dead lovers”, i ricordi in “Sunrise” e la finzione che prende il posto della realtà in Salted lake”, chiudono il primo Lp del trio palermitano formato da Laura Messina, Vincenzo Schillaci e Sergio Schifano.

Le influenze dei GOØD FALAFEL spaziano dalla new wave al synthpop degli anni 80 fino alla electronic music dei nostri giorni, con grande interesse per le sonorità nordeuropee e una attenzione spiccatamente mediterranea alla melodia.

Il disco è anche disponibile in digital download sul Bandcamp dell’etichetta PISTACHO music label (https://pistacho.bandcamp.com/album/you-on-the-other-hand)

A cura di Gabriele Lo Piccolo

Facebook: https://www.facebook.com/GOODFALAFEL/
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Youtube: https://www.youtube.com/channel/UC1q4OhK36JdeLkjh1F4Yg0Q
Bandcamp: https://goodfalafel.bandcamp.com/releases
Soundcloud: https://soundcloud.com/goodfalafel

Swan, Bones

Swan “Bones”


Dopo “Tonight we play arcade”, brano dal forte tiro che le ha dato la possibilità di esibirsi in diversi contest musicali regionali e nazionali, Swan esce con il suo secondo single dal titolo “Bones” (disponibile su YouTube a partire dal 19 dicembre 2018, oltre che su Spotify). Si tratta di una canzone meno immediata rispetto al singolo di debutto ma molto affascinante, uno di quei brani che, come succede spesso in ambito pop (e non solo!), non ti sorprendono al primo ascolto ma ti si infilano sotto pelle man mano che li riascolti. In esso si trovano sapori dark, sia nel testo che nelle sonorità che ammiccano a certo darkwave in stile Depeche Mode. A stemperare l’inquietudine degli arrangiamenti, c’è la calda voce di Anna Colombo. Non manca la componente dance, leitmotiv dello stile Swan. Nel suo approccio cantautorale, confluiscono molti elementi sonori diversi fra di loro, i quali fanno riferimento a nomi celebri del panorama musicale internazionale, dagli Eurythmics ai Portishead, da Madonna (anni ’90) ai Depeche mode, dai Gazebo ai Massive Attack. E la lista potrebbe continuare. Eppure il suo stile rimane molto personale e cucito su misura per la sua voce e per la sua soggettiva concezione di musica syhnt-pop dal “retrogusto” dark.
Swan, BonesIl testo, intrigante nella sua poetica “gotica”, inneggia alla notte con le sue luci ingannevoli come temporanea fuga dalle proprie paure, le quali dimorano opprimenti dentro di noi come fantasmi. Ed è per questo che dal momento in cui decidi di chiudere gli occhi e di lasciarti andare, le notti sono da “succhiare fino all’osso”, ossia da godere fino all’ultimo battito del cuore. È vero che allo spegnersi delle luci della notte che ti ha tenuto vivo si ripresenta la disillusione di un ritorno alla realtà, ma perlomeno quel battito forte del cuore e quel “seguire la luce rossa” ti ha sufficientemente “anestetizzato” dalla paura e dal dolore.

Il singolo è anche questa volta accompagnato da un efficace videoclip realizzato da Francesca Gallina. È basato sull’incontro casuale di un ragazzo e una ragazza, entrambi “vittime della notte” che, in un negozio di dischi, mettono le mani sullo stesso cd, ossia su “Bones” di Swan. Da lì inizia il loro breve e fugace viaggio in una notte da “succhiare fino all’osso”, tra un pub, un luna park e una complicità che li porta, mano nella mano, tra le vie della città, fino all’arrivo dell’alba. Insieme alla notte, finisce pure il loro viaggio assieme, però rimane una canzone per ricordare quella fugace complicità, ossia “Bones”. Interessanti gli effetti “low-fi” tipici dei lettori VHS anni ’90 che si possono notare durante i primi piani di Anna Colombo.
Swan ha realizzato un altro brano di qualità, intrigante, forse più sofisticato del suo singolo di debutto. Lunga vita al synth-pop nostrano, quello ben fatto e che si fa ricordare!

A cura di Filippo Bombonato


Contatti e link di Swan:
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Pietro Montalbetti, Amazzonia Io mi fermo qui

“Amazzonia – Io mi fermo qui (viaggio in solitaria tra i popoli invisibili)” di Pietruccio Montalbetti

Pietro Montalbetti - AmazzoniaQuando un cantautore famoso a livello internazionale non si accontenta di adagiarsi sugli allori del successo, bensì è divorato dalla brama di conoscere, di esplorare e di mettersi in gioco, è pure in grado di continuare a produrre lavori di elevata caratura artistica, anche in ambiti diversi dalla musica. È il caso di Pietro Montalbetti (meglio conosciuto come Pietruccio), fondatore del celebre gruppo beat italiano Dik Dik, il quale, oltre ad un’invidiabile carriera musicale, può vantare un’interessante attività come scrittore. La sua ultima fatica letteraria, “Amazzonia – Io mi fermo qui (viaggio in solitaria tra i popoli invisibili)”, è un vero e proprio documentario sulle usanze, i costumi e le tradizioni di popoli sconosciuti che vivono nel celebre “polmone della terra” e non solo. È molto più di un libro di narrativa raccontato in prima persona e nemmeno propriamente un romanzo d’avventura: si tratta di un reportage appassionato e dettagliato di un viaggio, realmente intrapreso dallo stesso autore, alla scoperta di gente dimenticata dai media e dal mondo cosiddetto “civilizzato”. Lo stile “giornalistico” di Montalbetti, il quale ricorda molto quello di Jack Kerouac nel famoso romanzo “On the road”, è talmente fitto di dettagliate e accurate descrizioni sulle usanze dei popoli “indios” che occupano l’Amazzonia ecuadoregna, dei Peruviani delle Ande e di altre popolazioni sudamericane che potrebbe essere paragonato ad una nitida istantanea su comunità che poco conosciamo. Nel suo viaggio, Montalbetti è andato in cerca di gente più che di posti e questa sua sensibilità antropologica è il filo conduttore dell’intero romanzo. Egli preferisce la narrazione ai dialoghi i quali, quando sono presenti, sono sempre essenziali e brevi. La narrazione è intessuta su alcune caratteristiche peculiari: la prima è il forte desiderio di esplorare l’esistenza da un punto di vista completamente diverso da quello occidentale, ossia quello della condivisione per la mera sopravvivenza, la seconda è la brama di conoscere persone, diverse ma alla fine come tutti noi, fatte di aggressività ed empatia, la terza è la critica indiretta ma ben percepibile al cosiddetto mondo civilizzato che sfrutta la mentalità e il bisogno di sopravvivenza di certe popolazioni per assoggettarle ad un gretto profitto economico e l’ultima, ma non meno importante, è la ricerca di risposte a certi interrogativi circa l’esistenza, la sofferenza e Dio. Il romanzo di Montalbetti non ha bisogno di storie inventate, né tanto meno di elucubrazioni introspettive; la realtà su cui si basa è di per sé interessantissima e non necessita di fronzoli. Lo scrittore si limita ad osservare e a far rivivere un’esperienza realmente vissuta e lo fa in maniera impeccabile. Il lettore ha la sensazione di un’immersione sensoriale a livello totale. La narrazione dev’essere per forza essenziale, altrimenti il rischio sarebbe quello di contaminare inutilmente un’avventura di per sé fantastica, accattivante, intrigante, direi quasi folle. Laggiù in Amazzonia la vita è precaria, piena di sfide e pericoli e, per questo, ogni singolo momento, dall’assaporare del brodo con la yuca al riuscire a ricavarsi un riparo dall’abbondante pioggia equatoriale, dall’arrivare a destinazione su di una imbarcazione di fortuna fino a curare con i pochi mezzi a disposizione un indio gravemente ferito, assume un valore speciale. È degna di nota l’accuratezza storica delle informazioni che lo scrittore fornisce circa posti, eventi storici e personaggi realmente esistiti. Il viaggio di Montalbetti (e di chi ha la fortuna di leggerne il libro!) si spinge fino alle isole Galapagos, per poi tornare sul territorio continentale, più precisamente in Perù, passando attraverso la celebre Machu Picchu. Il romanzo affronta molte realtà presenti e passate: gli indios amazzoni, i coloni, i missionari, gli esploratori, i ricchi proprietari di piantagioni di caffè e i braccianti nativi che vivono in condizioni di povertà. In ciascuna realtà sociale si trova il “buono” e il “cattivo”, la persona amichevole e quella ingannevole, lo spietato e l’empatico, l’avido e l’altruista, lo schivo e l’ospitale. Montalbetti descrive un viaggio magnifico e trasognato, ma quest’ultimo sembra quasi un pretesto per analizzare e scoprire l’umanità in tutte le sue sfaccettature, con i suoi comportamenti e abitudini, con il suo temperamento e retaggio ambientale. Alla fine, si ha la netta impressione che gli uomini, a prescindere da dove siano nati o da dove vivano, abbiano comunque gli stessi bisogni, le stesse peculiarità e pure le stesse differenze all’interno della stessa comunità. Nonostante le sfide e i pericoli dell’ambiente in cui vivono, Montalbetti considera i nativi “privilegiati”, in quanto, come afferma lui stesso, “hanno scelto un richiamo irrefrenabile” che non è altro che la scelta di vivere liberi da chi li vuole “civilizzare”, ossia, ghettizzare, sfruttare e relegare in spazi troppo stretti che a loro (e ad ogni uomo, per estensione!) non appartengono. “Amazzonia” è sostanzialmente un inno alla libertà da un modo di vivere, quello “occidentale” che sta stretto a molti, che tende a depersonalizzarti e a non darti nemmeno il tempo di chiederti chi sei e che senso abbia la tua esistenza. È forse proprio per questo motivo che Montalbetti esclama: “Io mi fermo qui”, ammiccando al titolo di una sua celebre canzone.

A cura di Filippo Bombonato

Titolo: “Amazzonia – Io mi fermo qui (viaggio in solitaria tra i popoli invisibili)”
Autore: Pietruccio Montalbetti
Editore: ZONA Music Books

Libro pp. 220 ISBN 9788864387536
E-book pdf ISBN 9788864387734
E-Pub ISBN 9788864387741

Lucia Maria Collerone

“L’amore brucia come zolfo”, Lucia Maria Collerone

L'amore brucia come zolfo, Lucia Maria ColleroneDall’amore non si sfugge, soprattutto dalle amare conseguenze di quello che ne è spesso un surrogato, ossia la mera passione. Alcuni accampano scuse dicendo che siamo uomini, fatti di polvere e quindi posseduti dal marchio dell’incontrollabile impulso ad “amare”, altri preferiscono attribuire la colpa ad una predestinazione divina, altri ancora vi si abbandonano per poter trovare in esso un riscatto da un’esistenza molto precaria.
Dall’ultimo capolavoro di Lucia Maria Collerone, “L’amore brucia come zolfo” (edito per la collana “Le Titane” il maggio del 2017), emerge il fatto che chi ama dovrà pure fare i conti con le conseguenze di ciò, ma non solo. È un romanzo di rara bellezza, una pregevole “manifattura” letteraria carica di verità cruda e dal forte impatto emotivo, raccontata con una sensibilità toccante.
Ambientato nel periodo dell’unificazione d’Italia, il romanzo è un’accurata “istantanea” sull’amara esistenza che si trascina dietro il povero ceto sociale siciliano, il quale trae sostentamento (molto precario) principalmente dal lavoro in miniera, un’occupazione misera, estenuante e fatta di rischi quotidiani (un giocare a dadi con la vita, più che un lavoro) ed è pure un affresco sullo stile di vita tanto luccicante quanto moralmente riprovevole dell’alta società, perlopiù composta da ricchi proprietari di miniere di zolfo. La Collerone racconta con grande disinvoltura narrativa molte realtà degne di nota: la crudeltà della povertà estrema e della fame, l’esistenza viziosa dei ricchi baroni e delle loro marchese, il sentimento religioso collettivamente vissuto come predestinazione alla sofferenza o al benessere, al peccato o alla virtù, in altre parole, una sorta di religiosità vissuta più come superstizione, tabù ed espiazione che come conforto proveniente da un Dio che ci conosce e ci redime dalla nostra natura caduca.
Per i viziosi Baroni del sud avere un figlio dalla propria amante segreta è una maledizione più che il coronamento di un sogno d’amore e l’unico modo per liberarsene è affidare il “mero prodotto dell’unione” alle suore. Quella era la prassi dell’epoca. In contrapposizione alla passione egoistica, c’è poi l’amore genuino di famiglie appartenenti al ceto sociale povero che scelgono di adottare tali figli illegittimi, pur tenendo nascoste le loro origini biologiche (era impensabile far venire a galla la verità circa il frutto di una relazione extraconiugale del Barone, il proprietario della miniera, perdendo così l’unica fonte di quel misero sostentamento su cui si poteva contare!).
Il romanzo dipinge una realtà fatta di ipocrisia e finzione, di gente che sa ma tace. Ciononostante, in mezzo a tanto scempio, ci sono ancora perle di genuinità e verità, persone disposte ad andare contro quel sistema ipocrita, come portabandiera di un’amore che, alla fine, non accetta di essere tradito e, prima o poi, rivendica la sua parte.
Lo stile della Collerone è fatto di attenzione ai dettagli, sia di oggetti e posti fisici che riguardanti sentimenti e temperamenti comportamentali delle persone. Ciononostante, l’approccio narrativo non è mai prolisso, anzi, “costringe” il lettore a proseguire avido nella sua immersione. Risulta alquanto difficile rimanere emotivamente “intaccati” dalla grande sensibilità con cui è narrata la storia di “L’amore brucia come zolfo”, un vero cimelio da annoverare tra i grandi romanzi che raccontano un momento cruciale della storia del nostro paese.

A cura di Filippo Bombonato


Titolo: L’amore brucia come zolfo
Autore: Lucia Maria Collerone
Editore: Le Titane

È possibile acquistare il libro su:

Sito ufficiale: https://www.luciamariacollerone.it/prodotto/amore-brucia-come-zolfo/
La Feltrinelli: https://www.lafeltrinelli.it/libri/lucia-maria-collerone/l-amore-brucia-come-zolfo/9788892333697