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“In viaggio con Kerouac”, Luca Seta

“In viaggio con Kerouac” è il titolo dell’album d’esordio di  LUCA SETA, cantautore e attore italiano noto al grande pubblico televisivo avendo recitato in serie di successo e come protagonista della soap “Un posto al sole“.

L’abbiamo intervistato per farci raccontare del suo disco e del ruolo nel film “Infernet“.

Ciao Luca, una passione, quella per la musica, che coltivi fin da bambino e grazie all’album “In viaggio con Kerouac” diventa espressione delle tue emozioni e del tuo estro artistico che spazia tra pop, jazz, folk e reggae. Quando è nato questo disco e quando hai deciso che fosse giunto il momento adatto per donarlo al pubblico?
È successo tutto insieme, come spesso mi accade. Mi sono ritrovato in studio con dei miei amici di infanzia perché volevo iniziare ad arrangiare qualche canzone e un attimo dopo (anche se in realtà sono passati un paio d’anni) ero in studio a Milano, ad Indiehub, a incidere il disco… Non ho ragionato sul momento adatto, semplicemente sentivo di doverlo fare e l’ho fatto.

Kerouac è considerato uno dei maggiori e più importanti scrittori statunitensi. Nel titolo dell’album compare proprio il suo nome. Quale influenza ha avuto questo scrittore nella tua vita e in questo lavoro?
Sicuramente Kerouac mi ha insegnato ad amare il Viaggio. Ma Il viaggio inteso come percorso, non solo come un accumularsi di kilometri… E poi penso che ci accomuni lo scrivere di getto: come succedeva a Lui anch’io scrivo di getto, non è un processo mentale bensì un processo fisico.

C’è qualche brano dell’album a cui ti senti maggiormente legato?
In realtà no… Ogni scarrafone è bello a mamma sua!

La tua musica il 20 maggio è stata protagonista sul prestigioso palco dell’Auditorium Parco della Musica di Roma. Un concerto-spettacolo condiviso con Massimiliano Varrese. Com’è stato collaborare con lui e quale ritieni sia stato il momento più significativo del live?
Collaborare con Massi è stato molto bello anche perché è nato tutto così naturalmente… Il momento più significativo non so quale possa essere stato ma probabilmente proprio il fatto di condividere il palco senza piccole invidie o paure (cosa abbastanza classica tra colleghi) ma anzi con grande gioia penso sia stata la cosa più bella e significativa!

Parallelamente alla musica, porti avanti con successo la tua carriera di attore. Nelle sale il 28 Aprile scorso è uscito “Infernet“, film in cui interpreti un ruolo importante. Com’è stata questa esperienza? Ti va di raccontarci qualche aneddoto?
È stata un’esperienza bellissima perché ho avuto la possibilità di affrontare due tematiche molto delicate e purtroppo attuali quali il cyberbullismo e l’omofobia. Attorialmente è stata una bella sfida e anche umanamente mi ha insegnato tantissimo. Aneddoti… Nella scena del pestaggio (mio e di Andrea Montovoli) Andrea all’azione ha preso un pugno vero in fronte, che è tra l’altro montato nel film (della serie “buona la prima”) e io ho preso un calcio su un fianco a causa del quale ho avuto un livido viola per oltre tre mesi. Ma a parte questi piccoli incidenti di percorso è stata una bellissima esperienza.

A cura di Elisa Casazza

Maryam Tancredi Pianeti

“Pianeti”, secondo singolo di Maryam Tancredi

A partire dal 26 aprile sarà in rotazione radiofonica “Pianeti” (Polydor/Universal Music italia), secondo singolo di Maryam Tancredi (vincitrice dell’ultima edizione di “The Voice of Italy”) che anticipa l’uscita dell’EP prevista per l’estate e che conterrà anche il singolo precedente “Con te dovunque al mondo” (canzone arrivata tra le 69 finaliste di Sanremo Giovani).Maryam Tancredi PianetiScritto e composto da Andrea Amati, “Pianeti”: “racconta un altro lato di me spiega Maryam -, quello più moderno, più movimentato! Un testo attuale e molto vicino alla mia generazione che mi è da subito piaciuto molto! Sono molto contenta perché così posso dimostrare varie sfaccettature di me e del mio modo di fare musica!

“La musica infatti è la mia arma e sul palco divento un’altra persona, lì sono davvero me stessa. Con la mia voce, combatto contro il pregiudizio e l’apparenza.”, questo è il motto di Maryam Tancredi.

Maryam

Maryam Tancredi è la vincitrice di The Voice of Italy 2018 con il brano “Una buona idea”. Nata a S. Giorgio a Cremano (NA) il 16/03/1999, vive a Somma Vesuviana (NA). A febbraio 2011 partecipa come ospite al programma televisivo “I Fatti Vostri” di Magalli su RAI 2. Sempre nel 2011 partecipa per la prima volta a “Ti Lascio una Canzone” di Antonella Clerici e in seguito partecipa al festival internazionale della canzone classica napoletana il “Pulcinella D’Oro” vincendo il primo premio della sua categoria e primo premio assoluto su 22 nazioni. Ad agosto 2011 partecipa al Memorial in onore di Mia Martini dove riceve un premio “Miglior Voce Per Mimì” da Leda Bertè sorella di Mia Martini. Da settembre 2011 a gennaio 2012 partecipa come protagonista al programma televisivo “Ti Lascio una canzone” su RAI 1 classificandosi al 2° posto. Duetta con Ivana Spagna, Loredana Bertè e Orietta Berti. Da febbraio ad aprile 2012 prende parte al tour nazionale “Ti Lascio Una Canzone”. Ad aprile 2012 prende parte agli spettacoli al “Trump Taj Mahal” ad Atlantic City U.S.A. Da maggio 2012 prosegue con il tour nazionale di “Ti Lascio Una Canzone”. Continua il percorso della sua attività live nel 2013 (vari spettacoli con i ragazzi di “Ti Lascio Una Canzone”) e nel 2014 registrazione puntata zero di una sit com per la NUCT presso Cinecittà presentata al festival di Cannes. Fino al 2018, anno in cui partecipa e vince “The Voice of Italy” alla quale si sussegue la partecipazione al Wind Summer Festival e ospitate a vari programmi Rai.

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A cura di Newtone Agency

Manola

La cantante toscana “Manola” rilancia la versione remix del singolo “Engagèe”

Dopo il successo della scorsa estate Manola, cantante toscana che inizia la sua carriera musicale giovanissima, allieva di Elisa Bartalini di Colle Val d’Elsa, ha deciso di rilanciare – giusto ad un anno di distanza – la versione remix del singolo “Engagèe”.ManolaDopo il successo della scorsa estate Manola, Poggibonsese di Staggia Senese, che inizia la sua carriera musicale giovanissima, ha deciso di lanciare – giusto ad un anno di distanza – la versione remix del singolo “Engagèe”. Si tratta di un progetto messo in atto grazie a Jolty records, edizioni Lungoviaggio, etichetta che prevede per il 19 aprile 2019, la data di uscita del remix del brano. A realizzarlo, niente di meno che Angelus Marino, uno dei più quotati artisti a livello internazionale del genere Elettro-minimal House e con oltre tre decenni di carriera alle spalle, il quale unisce sonorità minimal a risonanze elettroniche.
Angelus Marino collabora inoltre dall’inizio degli anni novanta con il gruppo DR FEELX, ICE MC, CORONA, DABLITZ, NETZWERK, con il gruppo dei DATURA, gli USURA, con il Deejay Ramirez, DIGITAL BOY e altri artisti del panorama dance internazionale.

Sarà lui a rivisitare il brano che, scritto dal noto produttore Gianni Testa insieme a Sonia Bellin, Fabio Torregrossa e la stessa Manola e supportata da Redblue di Marco Stanzani, ha permesso a Manola di entrare nella top chart indipendenti per 3 mesi nell’estate del 2018.

Il 16 agosto d’agosto 2018 inoltre partecipa in piazza a Riccione per Deejay on Stage di RADIO DEEJAY davanti a migliaia di persone, calcando il palco insieme ai big della musica italiana del momento.

Un grande trampolino di lancio per la cantate senese che ha ricevuto per ben due anni consecutivi il premio Spazio D’Autore dal patron Pino Scarpettini, senza dimenticare la finale a diversi festival come il Jump Festival di Fausto Leali, il Canto Italiano di Radio Lattemiele e la novità di Casa SIAE a Casa Sanremo.

Abbiamo chiesto a Manola di svelarci i suoi programmi futuri, di cui ovviamente ha voluto darci giusto una piccola anticipazione, rivelandoci che sotto la supervisione artistica di Gianni Testa, con la produzione di Daniele Spaziani, sta lavorando ad un suo progetto internazionale pop elettro dance, che vedrà la collaborazione di diversi artisti… Stay tuned!!!!

A cura di Sonia Bellin

Magia Magia, Grace

“Magia magia”, nuovo singolo della cantautrice catanese Grace Cambria

Magia Magia, GraceEsce oggi in digital download e in rotazione radiofonica “Magia magia” (Artist First), nuovo brano di Grace CambriaLa cantante catanese, che per prima in Italia ha dato un volto femminile al genere afro-trap (con il brano precedente, “Come nelle favole” ha esordito al primo posto nella Top Viral 50 di Spotify), presenterà il singolo live per la prima volta giovedì 18 aprile al Fabrique di Milano in apertura al concerto di Mondo Marcio.

“Magia magia”, che sarà accompagnato dal videoclip in uscita a breve, nasce grazie ad un incontro casuale tra il produttore Pittostail ed il noto rapper Axos. Insieme hanno cercato di ricreare e di raccontare la storia dell’artista, appena trasferita a Milano. Un brano che parla del desiderio di diventare indipendenti trasferendosi altrove, con la voglia di realizzare i propri sogni, pur dovendo rinunciare alla propria routine ed allontanarsi dai propri cari, portando però sempre nel cuore la propria città e le sue abitudini.

Grace Cambria“Questo brano lascia a chi lo ascolta un senso di felice malinconia grazie a questo tocco magico che rende il brano sognante e ballabile al tempo stesso – racconta Grace -. Nel settembre 2018, decidiamo di chiuderci per 7 giorni di fila in studio per cercare di portare a termine il lavoro senza influenze esterne ma solo con le vibrazioni, sia positive che negative, all’interno della stanza. Il brano prende forma pian piano, viene cambiato varie volte grazie anche all’intervento di Valerio Papa, talentuoso chitarrista che riesce a donare quel tocco in più armonico. Viene adattato alla mia voce e studiato nei minimi dettagli, sia a livello di sound, sia testuale, che canoro, fino ad arrivare al “perfetto” equilibrio. Prende vita grazie a diverse collaborazioni, tra cui Marco Rettani, autore già inserito nel mondo della musica italiana che vanta collaborazioni con artisti come Patty Pravo, Noemi, Renga, ed altri artisti del mondo musical pop, e Marco Zangirolami, conosciutissimo produttore, musicista, compositore, arrangiatore e ingegnere del suono italiano”. 

Graziella frances Cambria, aka Grace Cambria nasce a Catania nel 1996. Inizia a cantare sin da piccola seguendo le orme della madre australiana. Nel 2016 partecipa ad X-Factor, arrivando fino alle Home Visit. L’anno dopo, la giovane cantautrice catanese si presenta ai casting di Amici di Maria De Filippi arrivando a conquistare un posto all’interno della scuola. Durante il programma pubblica “Portami a ballare”, il suo primo singolo. Finito il programma, si trasferisce a Milano per iniziare a lavorare al suo primo album. Pubblica nell’estate del 2018 il suo secondo singolo “Come nelle favole” (che ha esordito nella Top Viral 50 di Spotify), brano di genere pop con richiami alla trap, che presenta in vari festival estivi e concerti, tra cui il Festival Show.

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A cura di Newtone Agency

Cose difficili

“Cose difficili”

Cose Difficili

Ph. Cecilia Vaccari

Il 2019 è l’anno di grazia per la band calabrese “Cose difficili”, è uscito il 12 aprile il loro EP di esordio dal titolo omonimo. Si tratta di una playlist di cinque brani di R’n’B all’italiana nel quale i suoni elettronici imperversano. La band è frutto dell’incontro avvenuto nel 2017 tra il cantautore Mattia Tenuta e il dj/producer Giuseppe Rimini, ai quali si aggiunge, in seguito, il bassista funky Mario D’Ambrosio. Incontri non di certo casuali. In “Cose difficili” ci sono molte citazioni, riferimenti e tributi sia a “mostri sacri” del R’n’B e del funk americani, come Luther Vandross e Curtis Mayfield che ad esponenti nostrani degli stessi generi quali Ainé e Serena Brancale.

L’EP apre con “Favola di plastica”, un brano nusoul e funk forte di una sezione ritimica elettronica efficace ed accattivante. La voce di Tenuta è di impostazione decisamente esterofila e ricorda cantanti italiani anch’essi che guardano oltre oceano quali Alex Baroni e Marco Mengoni, con in più una timbrica leggermente nasale che ricorda vagamente quella di Eros Ramazzotti. Il basso di D’Ambrosio incalza possente. C’è pure spazio per elementi noise e per cori seducenti.

In “Se fossi tu” i toni si fanno synth pop anni ’80-‘90, sapientemente mischiati ad elementi funky e dance. Padroneggiano i suoni elettronici i quali incorniciano un ritornello che resta e difficilmente se ne va. Tears for fears, Simple Minds e Level 42 andrebbero fieri di un brano come questo.

Cose Difficili“È tempo” è il singolo radiofonico che ha anticipato l’uscita dell’extendend playing, brano accompagnato da un videoclip amatoriale pieno zeppo di clichè: un’istantanea sulla nostra società e sulle sue tendenze. Il messaggio lanciato è che è “tempo di pensare al tempo” che manca, sfuggevole e inesorabilmente in movimento.

“Tutto semplice” tende più all’hip-hop che al R’n’B. Ci sono momenti di distensione affascinanti alternati ad altri più ritmati. Anche qui le sonorità elettroniche prevalgono, ma c’è pure posto per un’ammagliante sezione di fiati.

Sonorità tecno, dubstep e comunque di musica elettronica caratterizzano il brano di chiusura dell’Ep, ossia “Ora che sono qui”.

Sintetizzatori, campionatori e interfacce digitali stanno spazzando via il suono acustico dei generi musicali che hanno preceduto l’avvento del digitale e “Cose difficili” ne è la prova, nonché Ep rappresentativo di tale cambio inesorabile di rotta. Il gruppo ha messo a segno una fatica discografica che soddisferà appieno i gusti delle nuove generazioni, regalando sonorità elettroniche non certo innovative bensì accattivanti e molto radiofoniche.

A cura di Filippo Bombonato

Facebook: https://www.facebook.com/cosedifficiliofficial/

Diorhà

Intervista alla solare cantautrice “Diorhà”

Quando si ha il sole dentro di sé riuscire ad arrivare al cuore delle persone diventa immediato e semplice! Ed è questo il grande dono che possiede la cantautrice foggiana Angela Pinto, in arte Diorhà, alla quale ho avuto il  grande piacere di porre alcune domande per conoscere meglio il suo percorso artistico.

Ciao Diorhà, benvenuta su SpaceStars!
Raccontaci un po’ di te, dalla scelta del tuo nome d’arte a quando hai iniziato a muovere i primi passi come cantautrice.
Diorhà è ispirato dalla divinità egizia Ra, dio del sole, e ancor di più da una caratteristica con la quale in tanti mi descrivono, “solarità”, cercavo un nome che mi rappresentasse, che fosse immediato, originale e musicale.
Ho cominciato quello che io amo definire il mio viaggio musicale nel 2013 proponendo nei live le mie canzoni in versione acustica. Sicuramente la musica fa parte della mia vita da sempre, ho avuto anche altre esperienze con il teatro e il canto, ma sentivo che la mia strada era quella del cantautorato.

Cosa rappresenta per te la “musica”?
La musica è un modo di comunicare me stessa e tutto ciò che mi circonda, mi piace immaginarla come una dimensione parallela nella quale ritrovarsi. La musica è qualcosa che mi fa stare bene, ma è anche un bel pretesto per viaggiare.

Nel 2014 nasce il tuo primo album “Regole e sogni”, seguito da “Riflesso” (anno 2016) e successivamente da altri singoli. Qual è stata la tua evoluzione musicale in questi anni?
Il mio primo album è stato sicuramente un lavoro più inconsapevole, ma comunque un’esperienza importante e carica di emozioni. Andando avanti con il progetto Diorhà ho acquisito una maggiore consapevolezza del percorso da fare, ho cercato di definire sempre di più la mia personalità artistica ricercando anche un sound che mi rappresentasse. Mi piace tanto sperimentare e mettermi continuamente in gioco.

Nell’affrontare argomenti delicati serve una certa sensibilità e tu nel singolo “Quello che non vedi” ci sei riuscita adeguatamente. Raccontaci come è nata questa canzone e di cosa parla.
“Quello che non vedi” nasce da una confidenza e tratta un argomento molto delicato di cui poco si parla che è quello della violenza psicologica o morale all’interno della coppia. Questo tipo di violenza è invisibile, ma annienta psicologicamente lasciando profonde ferite nell’animo di chi la subisce. Il messaggio lanciato con questo brano è positivo e pieno di speranza perché parla della voglia di rinascere pian piano, ogni giorno, esattamente come fa il sole.

DiorhàRecentemente è uscito il tuo nuovo singolo “Riparto adesso” e anche con questo sei riuscita in modo chiaro a lanciare un messaggio positivo. C’è un collegamento tra “Quello che non vedi” e quest’ultimo singolo?
“Riparto Adesso” è lo step successivo, racconta la capacità di ripartire da sé stessi facendo della propria unicità il proprio punto di forza. È un inno alla vita e alla positività.

A inizio febbraio eri presente con la tua musica nella città di Sanremo durante dei live tra radio e locali. Cosa ti è rimasto di questa esperienza?
L’esperienza a Sanremo durante la settimana del festival è stata straordinaria! Tra showcase ed interviste ho avuto davvero tanti impegni, sicuramente degli incontri più emozionanti è stato quello con Red Ronnie nello spazio Optima Red Alert a Casa Sanremo.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?
Nei miei prossimi progetti c’è la voglia di unire il lavoro di questo ultimo anno e dar vita ad un EP.
Poi ci sono sicuramente live, nuove canzoni e tanti viaggi già in programma. Posso dire che questo mio viaggio musicale continua.

Grazie di cuore Diohrà della disponibilità per questa intervista.

A cura di Elisa Casazza

Sito ufficiale: https://diorha.wixsite.com/diorha
Facebook: https://www.facebook.com/Diorharegoleesogni
Instagram: https://www.instagram.com/diorha.official
Spotify: https://open.spotify.com/artist/1FyPDpv4o5PYb9OvOTrhPA
Youtube: https://www.youtube.com/channel/UCWwQD1pzV8VmBqnSPCc6Bwg

L'Aura - Foto di Alessandra Cirillo

“Il contrario dell’amore”, L’Aura

L'Aura - Foto di Alessandra Cirillo

Foto di Alessandra Cirillo

Un percorso musicale originalissimo e travolgente è quello di L’Aura (pesudonimo di Laura Abela), cantautrice italiana il cui esordio risale al 2005 con l’uscita del suo primo album “Okumuki” (per l’etichetta discografica Sony). Da allora, è stato un crescendo artistico raffinato e originale. Forte di due partecipazioni al Festival di Sanremo (la prima nel 2006, nella sezione ‘Giovani’, col singolo “Irraggiungibile” e la seconda nel 2008, nella categoria ‘Big’, con “Basta!”) che le hanno regalato soddisfazioni degne di nota in termini di vendite (ricordiamo che il suo album “Demian” è rimasto per tre settimane nella classifica dei 100 album più venduti in Italia), L’Aura ha fatto persino da apripista a concerti di star internazionali quali R.E.M e Alanis Morrissette.

L'Aura - Foto di Cosimo Buccolieri

Foto di Cosimo Buccolieri

“Il contrario dell’amore”, sua ultima fatica discografica uscita nel 2017, è un melodramma pop contemporaneo in tre atti, corrispondenti alla vita di tre personaggi. È un album di autentica bellezza e originalità per via delle scelte armoniche, degli arrangiamenti e, ovviamente, per via della bellissima voce della cantante bresciana.

“Another bad rainy day” è un godibilissimo brano cantato in inglese, il quale fonde un pop che ammicca al rock alternativo nelle scelte armoniche, arricchito da elementi jazz e R’n’B (chitarre elettriche si fondono con una meravigliosa sezione di fiati). La scelta può sembrare azzardata, ma ne risulta un brano molto radiofonico e accattivante.

Sonorità beat anni ‘60 si trovano nella geniale “La meccanica del cuore”, brano dagli arrangiamenti elegantemente retrò (sembra quasi di ascoltare certi brani dei The Beatles del periodo “Yellow Submarine”, ma in versione nostrana e femminile!). Il brano è ispirato all’omonimo libro di Mathias Malzieu ed è un inno alla fragilità. Il videoclip rispecchia al cento per cento l’originalità del brano.

Smooth jazz e soul in stile Amy Winehouse è il brano “I’m an alcoholic”. Efficace la sezione fiati e ancora una volta è l’originalità degli arrangiamenti a farsi notare. Il ritornello è decisamente “catchy”, di quelli che ti si stampano in testa e te la fanno dondolare a suon di musica.

“Cose così” è un ottimo brano di classico cantautorato italiano, forte di un testo malinconico e poetico. “Mi tieni qui, chiusa nel tuo amore, ci parliamo poco, chiusi per errore… si sta meglio fuori dove si può amare, senza spazientire… senza mai pretendere l’amore che non si dà” è un assioma importante: l’amore non si può pretendere.

“Il pane e il vino” è un brano decisamente più convenzionale di pop all’italiana, nel quale la bellissima voce di L’Aura sovrasta e spazza via tutto, con bellissimi fraseggi ed evoluzioni vocali impeccabili.

In “Unfair” si ha la sensazione di ascoltare un bellissimo brano di Elisa. Vi sono pure stilemi che si rifanno alla Alanis Morrissette del celebre album “Jagged little pill”. È una traccia dal forte tiro che si rifà al rock alternativo al femminile anni ‘90. Molto radiofonico.

“L’amore resta se c’è una fine” è uno dei punti più alti dell’intero album. L’Aura ci regala evoluzioni vocali da brivido, in alcuni punti addirittura arriva ad assomigliare ad un soprano. Maestoso l’arrangiamento orchestrale che ne fa da tappeto sonoro. Il messaggio contenuto è a dir poco commovente.

“Quest’estate finirà” è un’altra perla di originalità, una sorta di reggae dal forte tiro, nel quale la sezione ritmica in continua evoluzione è accattivante ed è forse l’elemento che più attrae. Pure gli arrangiamenti sono intriganti e inusuali, tanto quanto le soluzioni armoniche. C’è molta malinconia nel testo.

È la volta di un’eccezionale brano di soul in stile Joss Stone, ossia “What makes you a man”. Cori, sezione di fiati, la bellissima voce di L’Aura, piano “honky tonk” sono tutti elementi semplicemente perfetti ed efficaci nel regalare all’ascoltatore un brano possente, sanguigno, muscoloso, dolce amaro e molto godibile.

Difficile decretare quale sia il brano migliore di un album bellissimo come “Il contrario dell’amore”. C’è musica e poesia da fiaba in “Portami via”. Commovente quando canta “Sai, la mamma spiana le camicie venti ore al giorno, torna a casa, dorme, io la guardo sveglio. Penso a come abbracceresti se fossi, ma tu non sei più e quindi canto per te… Portami via”: semplicemente meravigliosa. L’arrangiamento, il quale prevede un’emozionante quartetto d’archi, un piano dall’interessante approccio dinamico e un flauto che “saltella” tra le emozioni struggenti del testo, fa di “Portami via” una malinconica ninna nanna.

“The fear” è un interessante brano in sei ottavi, decisamente rock alternativo nella scelta degli accordi e nell’uso potente di chitarre e di una sezione ritimica possente.

Un brano volutamente stralunato che gioca con accordi maggiori e minori, un affascinante tre ottavi ricco di tempi sincopati. Stiamo parlano di “The bad side”. Potente ed epica.

La playlist chiude con un’affascinante ballata che strizza l’occhio ancora una volta allo stile beat ‘60, con riferimenti agli immediati ritornelli dei The Beatles. Accattivante e facilmente fruibile il ritornello di “Apologize”, dai sapori volutamente “infantili” e spensierati, sia nella musica che nel testo. Volendo, ci sta pure un paragone con certe ballate stralunate di Bjork.

Che dire? Ne “Il contrario dell’amore” si percepisce non solo l’enorme background musicale e culturale dell’artista, bensì pure la sua inusuale creatività che vuole (e ci riesce) rompere gli schemi con certa musica preconfezionata e piena di cliché che va tanto di moda, purtroppo, negli ultimi anni. Per questo che, se dovessi usare tre aggettivi per definire l’ultimo album di L’Aura sceglierei “originale”, “elegante” e “unico”.

A cura di Filippo Bombonato

Sito ufficiale: https://l-aura.com

Lucia Maria Collerone

Lucia Maria Collerone ci racconta del suo libro “L’amore brucia come zolfo”

Lucia Maria Collerone, L'amore brucia come zolfo

A volte si ha il piacere di incontrare nel proprio cammino e di intervistare persone straordinarie. È quello che è successo a me con Lucia Maria Collerone, scrittrice, docente, ricercatrice ed instancabile studiosa di nuovi metodi didattici, con un occhio di riguardo per le scienze cognitive.

Salve Lucia, è un enorme piacere poterla intervistare. Sono rimasto affascinato dal suo ricco ed entusiasmante curriculum. Lei è un’insegnante di lingue straniere, una scrittrice di narrativa e saggistica, una ricercatrice freelance sulla cognizione, docente presso una lista interminabile di seminari e corsi di formazione per insegnanti e non solo. È fondatrice della piattaforma on line “Liberamente imparo” nella quale espone la realizzazione di metodologie didattiche “brain fiendly” ed inclusive, ha realizzato persino trasmissioni radio che vertono sempre sul tema dei metodi didattici, con un occhio di riguardo per le scienze cognitive. Questo è solo un brevissimo sunto della sua “iperattività” creativa. Volevo chiederle, prima di tutto: ‘Come trova il tempo per fare tutto ciò?’
Organizzo il mio tempo, decido le priorità, non resto mai senza fare qualcosa, dormo molto poco e il mio corpo per fortuna si sazia del poco riposo e vivo intensamente, come in un turbinio.

Ha scritto un romanzo per il quale, lei sa, ho una particolare predilezione, e cioè “L’amore brucia come zolfo”, il quale sta riscontrando un notevole successo di pubblico e critica. Le recensioni sono tutte molto favorevoli. Cosa l’ha ispirata nella stesura di un tale, mi passi il termine, capolavoro letterario?
La storia di Cecilia è una storia vera che mi è stata raccontata quando ero ragazza da una persona che l’aveva vissuta. L’ho custodita per anni e nessuno ne parlava apertamente. Quando la persona che me l’aveva raccontata è morta ho capito che dovevo scriverla perché non si perdesse e perché si potesse dare un punto di vista diverso sulla storia struggente di questa donna. Volevo riscattarla. Per me lei rappresenta tutte le donne che sono vittima degli eventi e sanno dare risposte uniche, quelle che io chiamo le Titane, le eroine del quotidiano. Cecilia racconta la storia di tutte le donne che hanno vissuto e vivono la sofferenza e la crudeltà della vita e sanno compiere gesti che le rendono eroiche. Per vederle così però bisogna avere l’occhio purificato da ogni pregiudizio ed andare oltre le apparenze.

Lucia Maria ColleroneLeggendo il suo romanzo si può ammirare uno squarcio fedele e realistico della Sicilia durante il periodo di unificazione dell’Italia. Ciò nonostante non sono tanto gli eventi storici a monopolizzarlo, bensì l’essere umano e il suo sentire. Da dove nasce questo suo interesse antropologico, nonché la capacità di esprimere sentimenti, paure, sensi di colpa ed emozioni viscerali?
Credo che sia il mio stesso modo di vivere la realtà e le relazioni che traspare nelle mie narrazioni, ci sono i sentimenti puri, puliti quelli che accomunano ogni essere vivente, la voce di chi vive la realtà non in modo superficiale, di chi scava in sé per trovare le ragioni, le motivazioni. Si sente il mio cuore e quello di tutta l’umanità che si riconosce nei sentimenti che racconto senza veli.

C’è qualcosa di autobiografico in “L’amore brucia come zolfo”?
Ho pensato molto prima di rispondere. Direi che mi rivedo nella capacità di Cecilia di donarmi totalmente, di annullarmi per le persone che amo, di anteporre la felicità degli altri alla mia, nella sua abnegazione. Può essere una virtù, ma anche una terribile condanna.

Le sue approfondite ricerche sulle scienze cognitive, nonché il suo background da docente l’hanno aiutata nella stesura del romanzo? Se sì, come?
La mia scrittura e lo stile risentono sicuramente dagli studi che ho fatto come laureata e docente di Lingue e letterature straniere e di appassionata di Letteratura in generale, conosco le tecniche narrative e sono una lettrice accanita e curiosa da sempre. Il mio sapere nel campo delle scienze cognitive ha sicuramente contribuito al rigore e alla nettezza dell’uso della lingua, niente fronzoli e orpelli inutili, ma dritti al punto. Se poi ci aggiungiamo la mia naturale propensione al pensiero filmico, tipico dei dislessici, il risultato è una scrittura volutamente lineare, filmica e poetica che è la caratteristica tipica di tutti i miei romanzi.

Come è riuscita a dar vita ad un personaggio così vivo e passionale come Cecilia?
Le donne dei miei racconti sono tutte così, passionali e appassionate piene di coraggio, forti, creative, con forte spirito d’iniziative, sincere e capaci di essere eroine del quotidiano. Modelli antichi e nuovi di valori importanti come quelli dei cavalieri che siano esempio di grandi virtù in questo mondo che ha bisogno di nuovi eroi.

Chi sono i suoi scrittori preferiti?
Amo gli scrittori del ‘800 e del ‘900, ma leggo veramente di tutto. Mi piacciono i romanzi storici e adoro i romance e leggo molta poesia.

A quale di essi crede di essere maggiormente associabile in quanto a stile narrativo?
Associarmi ad un grande narratore… mmm, senza voler essere presuntuosa ai veristi e ai naturalisti francesi. Credo anche che la narrazione filmica abbia molto spazio nella mia scrittura e le poesie.

Quanto tempo ci impiega solitamente a scrivere un romanzo?
In realtà poco. Se ho la storia in mente poi è facile raccontarla, fluisce da sola, devo solo sedermi e lasciare che le scene si dipanino nella mia mente e le racconto.

In conclusione, vorrei chiederle se ha nuovi progetti in cantiere, che siano essi in qualità di scrittrice, di docente o di ricercatrice.
Progetti? Tantissimi. Un nuovo romanzo storico che si intitola Hortensia ambientato nel centro Sicilia alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Il fulcro centrale è l’amore e la capacità di collegarsi al mondo naturale per ricevere la forza creativa per affrontare la vita.

Grazie di cuore, è stata gentilissima.
Grazie a lei.

A cura di Filippo Bombonato

Sito ufficiale: https://www.luciamariacollerone.it

Laura Ciriaco, “Macerie”


Sabato 6 aprile, a distanza di 10 anni dal terremoto dell’Aquila, esce in radio e in digital download “Macerie” (etichetta Groove it), il nuovo brano della cantautrice abruzzese Laura Ciriaco. In contemporanea sarà online il videoclip.

Laura Ciriaco, MacerieIl brano, scritto dalla stessa Laura con Stefano Paviani e Andrea Tripodi, e composto da suoni che richiamano la natura, la terra e l’aria, la presenza dell’uomo, rivisto in chiave elettro-pop, nasce in una sera d’estate: “ero seduta con Stefano sulle scale di una casa a Pescara e con Andrea in salotto che suonava il piano – racconta Laura Ciriaco -. Parlavamo delle nostre esperienze di vita, dalla più bella alla più brutta e arrivammo inevitabilmente a parlare del 6 aprile 2009 come l’esperienza che mi cambiò per sempre; raccontai a Stefano tutto, le persone perse, le immagini dei primi istanti ma anche come poi affrontammo la situazione nei mesi e negli anni seguenti… Le parole di Stefano furono “Ne vuoi parlare? Vuoi che lo raccontiamo?” E io dissi “Si, ma non voglio che sia un brano triste, voglio raccontare come io, la mia famiglia, i miei amici e la grande maggioranza degli abruzzesi abbiamo vissuto e affrontato l’evento, voglio la Forza, in questo brano”.

Il video, per la regia di Brace Beltempo, è stato girato nella città de l’Aquila: “abbiamo cercato di mostrare alcuni dei luoghi simbolo della città (piazza Duomo, Il castello, la fontana luminosa), che sono luoghi che io ho vissuto e frequentato per anni, quando frequentavo l’università a l’Aquila dove mi sono poi laureata, post sisma in una sede provvisoria nel 2013. Una parte del video è stata girata nel comune di Fagnano Alto, comune natale di mio nonno (che compare nell’ultimo frame del video e che oggi ha 95 anni, il fato vuole che il giorno del compleanno di mio nonno sia proprio il 6 aprile): qui ho passato tutte le estati della mia vita ed è anche dove vivevo quando frequentavo l’università. Tutti i miei ricordi più belli dell’infanzia e dell’adolescenza sono legati a quei luoghi e ancora oggi appena posso “scappo” lì per ricaricare le batterie”

Laura CiriacoLaura Ciriaco inizia a suonare il pianoforte già all’età di 4 anni e a soli 11 anni entra al conservatorio, però lasciato ben presto; la sua vera passione è usare il piano per accompagnarsi mentre canta. E così farà per lungo tempo. È nel 2005 che la sua vita prende un’inaspettata piega: Paolo Del Vecchio la seleziona come partecipante al Premio Mia Martini 2005, dove raggiunge la finale, e dove Laura farà un altro importante incontro, Franco Fasano, con cui negli anni rimarrà in contatto, sviluppando un rapporto professionale che dura a tutt’oggi. Nella serata finale, sfidando 30 concorrenti provenienti da ogni parte d’Italia, Laura vince una borsa di studio per l’Accademia MAS Music Art and Show di Milano, che frequenterà con successo fino al conseguimento del diploma in Performing Arts. Inizia così l’avventura che la porterà al suo primo singolo: il trasferimento dall’ Abruzzo a Milano e le prime band con musicisti professionisti; formazioni elettriche e acustiche, repertori pop, rock, funk, soul, gospel. Nel 2009, con la sua band i Neroré, si aggiudica il Premio Mogol come “miglior testo” in occasione di un concorso per brani inediti. Tra il 2008 e il 2010 la prima esperienza di turnista corista negli spettacoli gospel “Stand Up! A Gospel Revolution” e “Stand Up! The New Revolution”, prodotti da CeCe Rogers, che la portano in tour in tutta Italia. Nel 2015 una collaborazione importante: i cori per un disco di produzione di Piero Cassano e Fabio Perversi (Matia Bazar). Sempre nel 2015 pubblica Comequandofuoripiove con i Nerorè. Nel 2018, Laura partecipa a The Voice of Italy, stupendo l’Italia con il suo timbro vocale unico e la sua energia contagiosa, raggiungendo la semifinale, e a Sanremo Giovani, arrivando in finale. Nello stesso anno pubblica Qualcosa Di speciale e L’Inizio.

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A cura di  Newtone Agency

Simona Mendo

Intervista alla “romantica” Simona Mendo

Simona MendoOggi ho avuto il piacere di intervistare un’appassionata e talentuosa scrittrice di narrativa romance, ossia quella “inguaribile romantica” di Simona Mendo.

Ciao Simona, come stai?
Filippo, grazie per l’invito! Sto molto bene, grazie, è un periodo di grande gioia…

Finalmente siamo riusciti ad “averti” per un’intervista. Sappiamo che sei molto impegnata con la promozione del tuo ultimo romanzo “L’arcobaleno lunare” e che sei pure una mamma oltre che una scrittrice, il che rende il tuo un po’ più complicato. Raccontaci, come sta andando con la tua ultima fatica letteraria?
Sta andando molto bene perché, a prescindere dalle classifiche di vendita, ho ottimi riscontri dai lettori e dai blog, che mi sommergono di critiche molto positive!

Puoi vantare recensioni più che soddisfacenti, sia riguardo al tuo romanzo precedente, “Quel bacio al chiar di luna” che riguardo a “L’arcobaleno lunare”. Quanto sono importanti per te i feedback positivi che ricevi da chi legge i tuoi romanzi e quanto contribuiscono a far sì che tu dia il meglio di te stessa?
Premetto che io scrivo, da quando avevo vent’anni, principalmente per me stessa. Negli anni ho scritto tre romanzi, perché scrivere mi fa stare bene, e poi un giorno ho deciso di condividerli con altri lettori, un po’ per mettermi in gioco, un po’ per commuovere e colpire al cuore. O almeno è quello che spero. I feedback positivi mi riempiono di gioia, perché sapere che le mie parole lasciano il segno è impagabile.

L'arcobaleno lunare, Simona MendoEmerge chiaramente dai tuoi lavori, catalogabili nel genere “romance”, che sei, per l’appunto, un’inguaribile romantica, come diceva Vasco. Quanto c’è delle tue esperienze personali in ciò che scrivi?
È vero, amo molto le storie romantiche, con un pizzico – anzi, oserei dire una vagonata – di tormento. Nei miei romanzi affronto anche temi molto delicati, come la malattia, l’aborto, la violenza… non lo faccio né per creare scalpore né per seguire una qualsivoglia moda, lo faccio perché sono temi che mi hanno toccato da vicino e hanno lasciato un segno indelebile nel mio cuore. Parlarne, raccontarli, con delicatezza e rispetto, è il mio modo per riuscire a metabolizzarli.

Hai più soddisfazioni economiche dalla vendita dei cartacei o dei formati elettronici?
Premetto che le entrate economiche sono veramente esigue, anche perché io investo molto in pubblicità – creando gadgets da regalare, magliette stampate, adesivi per la mia automobile – però sono felice di chiudere in pari. Per un’autrice esordiente come me, è già un ottimo risultato. Comunque, per rispondere alla tua domanda, gli ebook battono il cartaceo 10 a 1, o forse anche di più!

Quanto ci metti, in genere, a scrivere un romanzo?
Ci metto una vita! Se tieni conto che in 21 anni ho scritto tre romanzi, a tempo perso, si fa presto a fare i conti: un romanzo ogni sette anni! L’estate scorsa, però, ho iniziato la stesura di un nuovo romanzo e per fortuna mi sono sbrigata abbastanza, tanto da scriverne già 3/4. Da qui ad assicurarti che in un anno sarà pronto, questo proprio non lo so. Come ti ho già accennato, io scrivo perché amo scrivere, però sono anche una lettrice accanita e da un po’ di tempo sto cercando di sponsorizzare gli autori esordienti, quindi impiego il poco tempo libero che ho a disposizione per leggere, leggere, leggere… e di tempo per scrivere ne avanza proprio poco!

Quel bacio al chiaro di luna, Simona MendoCon il genere “Romance” credi di aver trovato la tua dimensione definitiva o ti piacerebbe spaziare ad altri generi letterari?
Il romance che scrivo io è un po’ atipico perché alla storia d’amore unisco anche un po’ di violenza, un po’ di suspense, un po’ di giallo… ovvio, non tutto nello stesso romanzo! Diciamo che è un romance tormentato. Se devo essere sincera, mi piacerebbe, dopo tanta sofferenza, dedicarmi a una storia un po’ più “leggera”, divertente, frizzante, solo che non è poi così facile far ridere!

Qual è la fase più impegnativa, la stesura del romanzo o la sua promozione?
La promozione non mi pesa affatto, dedico ad essa molto tempo, escogito modi diversi, e faccio tutto con passione e dedizione. La fase più impegnativa in assoluto, per me, è il finale del romanzo. Perché? perché vorrei non finisse più!

Quale hai riscontrato sia il modo migliore per promuovere un tuo lavoro?
Come dico io, il modo migliore è “metterci la faccia”; so che sembra strano, ma i lettori, prima che ai tuoi romanzi, si affezionano a te come persona. Se sei una persona che sa farsi amare e benvolere, di conseguenza i tuoi romanzi saranno acquistati quasi a scatola chiusa. Io, per fortuna, sono così come mi vedete!

Editoria tradizionale o self- publishing per chi è alle prime armi? E perché?
Ti rispondo senza dubbio editoria tradizionale, perché non conta solo la promozione, è molto importante l’editing, la scelta di una cover accattivante… e per uno che è alle prime armi è molto difficile. Per me che sono negata in queste cose, poi, è impossibile!

Ultima domanda: puoi svelarci se stai lavorando alla stesura di un nuovo romanzo?
Come ho accennato prima, da agosto scorso sono dietro al quarto romanzo. Però, giusto per svelare un segreto fresco fresco, da qualche settimana mi è venuta un’idea strepitosa per un romanzo chick lit, che per ora è ancora in fase di studio… ma chissà…

Meraviglioso! Rimaniamo in grande attesa. Grazie Simona per la tua grande disponibilità.
Grazie a te!
Un abbraccio, ciao!
A te. Ciao!

A cura di Filippo Bombonato

Diohrà, Riparto adesso

Diohrà, “Riparto adesso”


La foggiana Angela Pinto, in arte Diorhà, ha coltivato la passione per la musica fin da bambina. Il suo esordio come cantautrice risale al 2013 mentre propone, in giro per le città d’Italia, brani in veste acustica. Si fa notare da subito per la sua voce calda e passionale. È da allora che sostituisce il suo nome anagrafico con Diorhà. Forte di due album inediti, ossia “Regole e sogni” del 2014 e “Riflesso” del 2016, nel corso degli anni l’artista ha vinto diversi premi, tra cui il “Premio Nazionale Donne d’autore”, grazie al singolo “Davanti a un caffè” e quello del “Music indie contest” per la migliore performance live. La sua vena poetica viene notata persino da Mogol, il quale seleziona il suo componimento poetico “Gli occhi dei bimbi” per la pubblicazione nell’antologia del premio “CET”. Speaker e ideatrice del programma “I music” su Radio 801, Diorhà ha nel suo curriculum, come ultimi lavori discografici, i singoli “Universi paralleli”, “Quello che non vedi”, nonché “Riparto adesso”, uscito il primo marzo di quest’anno.

Diohrà, Riparto adesso
“Riparto adesso” è un brano di quel pop all’italiana tanto gradito dal pubblico nostrano, nel quale il testo conta più del tessuto sonoro su cui è intagliato. Liricamente, la canzone raccoglie veri e propri “assiomi” non soltanto ad effetto, bensì credibili e profondi. Basti pensare a “Il torto più grande è tradire se stessi”. Grande verità. Nel brano, l’artista dichiara di voler trasformare “tutte le ferite nel coraggio delle risalite”, facendo capire senza mezzi termini che desidera alzare la testa e ricominciare a vivere, nonostante il male subito. “Con i torti e con gli errori ci scriverò canzoni” esprime il desiderio di voler lasciare che le offese e, appunto i torti subiti, le scivolino addosso, senza intaccarla, senza nemmeno toccarla. Grande forza d’animo. Interessante quando canta “Ho chiuso fuori il mondo coi giudizi e le sue ragioni”. In effetti non dev’essere il mondo a decidere che cosa è giusto fare o come è giusto essere, bensì noi stessi. È come dire “lasciamo pure che il mondo abbia ragione; io, tanto, vado avanti lo stesso”. “Ho ridisegnato spazi senza rabbia, senza inganni” è il programma cantato a squarciagola di una donna che fa piazza pulita di rancori, risentimento e sentimenti “corrosivi” per creare una realtà in cui il doppio gioco non esiste, bensì solo trasparenza e pace con se stessa. Tanto alla fine, canta Diorhà, “un sorriso vale più di tutto”.

Il sound radiofonico di “Riparto adesso” deve molto agli arrangiamenti puliti, impeccabili ed eleganti di Francesco Loparco (Sonopoli Studio – Foggia), il quale opta per una dinamica che parte piano, per poi allargarsi e farsi incalzante.
Efficace e in perfetta armonia con il brano è il video, girato e montato da Daniele Nania (SDN Videomaker). Il clip inizia con un breve conto alla rovescia, seguito da immagini dell’artista che esprime la sua creatività dipingendo con le dita fogli immacolati. Vi sono primi piani di Diorhà che canta percorrendo il giorno e la notte, la città e paesaggi naturali. Nel frattempo, i fogli immacolati si accendono di colori e di forme, i quali vanno ad invadere l’anima e la pelle della cantante e, conseguentemente, dell’ascoltatore.
Un altro singolo accattivante e di facile ascolto è “Riparto adesso”. Diorhà sembra proprio saperci fare con la stesura di brani gradevoli e adatti a passaggi radio.

Recensione a cura di Filippo Bombonato

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