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“In viaggio con Kerouac”, Luca Seta

“In viaggio con Kerouac” è il titolo dell’album d’esordio di  LUCA SETA, cantautore e attore italiano noto al grande pubblico televisivo avendo recitato in serie di successo e come protagonista della soap “Un posto al sole“.

L’abbiamo intervistato per farci raccontare del suo disco e del ruolo nel film “Infernet“.

Ciao Luca, una passione, quella per la musica, che coltivi fin da bambino e grazie all’album “In viaggio con Kerouac” diventa espressione delle tue emozioni e del tuo estro artistico che spazia tra pop, jazz, folk e reggae. Quando è nato questo disco e quando hai deciso che fosse giunto il momento adatto per donarlo al pubblico?
È successo tutto insieme, come spesso mi accade. Mi sono ritrovato in studio con dei miei amici di infanzia perché volevo iniziare ad arrangiare qualche canzone e un attimo dopo (anche se in realtà sono passati un paio d’anni) ero in studio a Milano, ad Indiehub, a incidere il disco… Non ho ragionato sul momento adatto, semplicemente sentivo di doverlo fare e l’ho fatto.

Kerouac è considerato uno dei maggiori e più importanti scrittori statunitensi. Nel titolo dell’album compare proprio il suo nome. Quale influenza ha avuto questo scrittore nella tua vita e in questo lavoro?
Sicuramente Kerouac mi ha insegnato ad amare il Viaggio. Ma Il viaggio inteso come percorso, non solo come un accumularsi di kilometri… E poi penso che ci accomuni lo scrivere di getto: come succedeva a Lui anch’io scrivo di getto, non è un processo mentale bensì un processo fisico.

C’è qualche brano dell’album a cui ti senti maggiormente legato?
In realtà no… Ogni scarrafone è bello a mamma sua!

La tua musica il 20 maggio è stata protagonista sul prestigioso palco dell’Auditorium Parco della Musica di Roma. Un concerto-spettacolo condiviso con Massimiliano Varrese. Com’è stato collaborare con lui e quale ritieni sia stato il momento più significativo del live?
Collaborare con Massi è stato molto bello anche perché è nato tutto così naturalmente… Il momento più significativo non so quale possa essere stato ma probabilmente proprio il fatto di condividere il palco senza piccole invidie o paure (cosa abbastanza classica tra colleghi) ma anzi con grande gioia penso sia stata la cosa più bella e significativa!

Parallelamente alla musica, porti avanti con successo la tua carriera di attore. Nelle sale il 28 Aprile scorso è uscito “Infernet“, film in cui interpreti un ruolo importante. Com’è stata questa esperienza? Ti va di raccontarci qualche aneddoto?
È stata un’esperienza bellissima perché ho avuto la possibilità di affrontare due tematiche molto delicate e purtroppo attuali quali il cyberbullismo e l’omofobia. Attorialmente è stata una bella sfida e anche umanamente mi ha insegnato tantissimo. Aneddoti… Nella scena del pestaggio (mio e di Andrea Montovoli) Andrea all’azione ha preso un pugno vero in fronte, che è tra l’altro montato nel film (della serie “buona la prima”) e io ho preso un calcio su un fianco a causa del quale ho avuto un livido viola per oltre tre mesi. Ma a parte questi piccoli incidenti di percorso è stata una bellissima esperienza.

A cura di Elisa Casazza

PREMIO BIANCA D’APONTE, il contest per cantautrici: al via il bando di concorso

IL 16 FEBBRAIO CARLO MARRALE IN CONCERTO ALL’AUDITORIUM BIANCA D’APONTE DI AVERSA

Carlo Marrale al premio Bianca D’Aponte – Foto di Giorgio Bulgarelli

Si tratta dell’unico concorso in Italia dedicato a cantautrici, un modo per dare spazio alla creatività femminile, valorizzarla, sottolinearne le specificità: è il Premio Bianca d’Aponte di Aversa, diventato ormai uno dei più importanti appuntamenti in Italia per la canzone di qualità. Si è avviata ora la nuova edizione, la 16a, con il nuovo bando di concorso, che è disponibile, insieme alla scheda di iscrizione, su www.premiobiancadaponte.it . La partecipazione è come sempre gratuita, mentre la scadenza è fissata al 28 aprile.

Le finali sono previste al teatro Cimarosa di Aversa il 23 e 24 ottobre 2020, ma l’Associazione Bianca d’Aponte, organizzatrice della manifestazione, è attiva tutto l’anno con varie iniziative.

La prossima è di particolare importanza perché si svolge il 16 febbraio in occasione del 40° compleanno di Bianca d’Aponte, la cantautrice prematuramente scomparsa a cui è dedicato il Premio. Sul palco dell’Auditorium a lei intitolato salirà, alle ore 20, Carlo Marrale, già colonna della formazione storica dei Matia Bazar e poi dal 1994 protagonista in prima persona di un percorso artistico di rilievo.

Il 23 febbraio, sempre all’Auditorium d’Aponte, andrà invece in scena “Itaca. La voce del mediterraneo”, uno spettacolo fra teatro e musica con Rosalba Di Girolamo e Marzouk Mejri.

Il Premio Bianca d’Aponte si avvale della direzione artistica di Ferruccio Spinetti, mentre l’importante ruolo di madrina del Premio sarà ricoperto quest’anno da una artista di grande popolarità come Arisa, che nelle serate di ottobre ad Aversa presiederà la giuria e canterà un brano di Bianca d’Aponte. A precederla in questa veste lo scorso anno è stata Tosca e prima ancora altre cantautrici di peso del panorama musicale italiano: Rachele Bastreghi dei Baustelle, Rossana Casale, Ginevra di Marco, Cristina Donà, Irene Grandi, Elena Ledda, Petra Magoni, Andrea Mirò, Simona Molinari, Nada, Mariella Nava, Brunella Selo, Paola Turci, Fausta Vetere.

Le finaliste del Premio saranno selezionate da un nutrito Comitato di garanzia, composto come tradizione da cantanti, autori e compositori di notevole rilievo nonché da operatori del settore e critici musicali. Alla vincitrice del premio assoluto sarà attribuita una borsa di studio di € 1.000; per la vincitrice del Premio della critica “Fausto Mesolella” la borsa di studio sarà di € 800. Riconoscimenti della giuria andranno anche alla migliore interprete, al miglior testo ed alla migliore musica. Sono poi previsti molti altri premi assegnati da singoli membri della giuria o da enti e associazioni vicine al d’Aponte.

Nelle passate edizioni il premio assoluto è andato a Veronica Marchi e Germana Grano (ex aequo, 2005), Chiara Morucci (2006), Mama’s Gan (2007), Erica Boschiero (2008), Momo (2009), Laura Campisi (2010), Claudia Angelucci (2011), Charlotte Ferradini (2012), Federica Abbate (2013), Elisa Rossi (2014), Irene Ghiotto (2015), Sighanda (2016), Federica Morrone (2017), Francesca Incudine (2018), Cristiana Verardo (2019).

Il premio della critica, dal 2017 ribattezzato “Premio Fausto Mesolella” in omaggio allo storico direttore artistico della manifestazione, è stato invece attribuito a Marilena Anzini (2005), Ivana Cecoli (2006), Giorgia Del Mese (2007), Silvia Caracristi (2008), Momo e Giorgia Del Mese (ex aequo, 2009), Paola Rossato (2010), Rebi Rivale (2011), Cassandra Raffaele e Paola Rossato (ex aequo, 2012), Rebi Rivale (2013), Elsa Martin (2014), Helena Hellwig (2015), Agnese Valle (2016), Fede ‘N’ Marlen (2017), Francesca Incudine e Irene Scarpato (2018), Lamine (2019).

Ufficio Stampa: Monferr’Autore

In mostra a Roma “On Earth and Elsewhere”

Lifting up in my ego! mixed media – 76 x 56 cm by Mike Yang

On Earth and Elsewhere prende come punto di partenza da due dei temi più significativi dell’arte: il paesaggio e il volto umano. Nel loro insieme, i 39 artisti in mostra offrono una visione meditativa di come individui e gruppi sperimentano il loro rapporto con la terra. Operando principalmente in modo figurato, la mostra si muove attraverso diversi punti di vista della storia dell’arte, dal tenore dell’avanguardia storica occidentale alla realtà contemporanea. Visita la mostra e per maggiori informazioni sugli artisti presenti ti rimandiamo al sito rossocinabro.com

Artisti: Adda Florie, Misa Aihara, Ianice Alamanou, Annabelle Art Gallery, Brian Avadka Colez, Marco Azario, Frank Briffa, Udi Cassirer, Benny De Grove, Der Poeck, Onno Dröge, Stephan Fischnaller, Mark Goodwin, Yvon Jolivet, Ksenia Koloskova, Rosana Largo Rodríguez, Vincent Léger, M. Yellena Mazin, Bianca Neagu, Mehdi Oveisi, Ann Palmer, Ludwika Pilat, Sal Ponce Enrile, Irena Procházková, Przemko, Daniela Rapisarda, Joakim Sederholm, Merja Simberg, Christine Stettner, Taka & Megu, Petra Tiemann, HowardArthur Tweedie, Katja van den Bogaert, Stèphane Vereecken, Diana Wahlborg, Anna Weichert, Xingzi, Mike Yang

Curatore: Joe Hansen

Rossocinabro
Via Raffaele Cadorna, 28
00187 Roma

7 – 29 Febbraio
Orario apertura: da lun a ven 11-19
Visita: rossocinabro.com

Diohrà, Un altro pianeta

“Un altro pianeta”, Diorhà

È uscito il 10 Gennaio il nuovo singolo della cantautrice Diorhà.
Negli ultimi due anni, partendo da Universi Paralleli, passando per Quello che non vedi e Riparto Adesso, Diorhà arriva ad Un altro pianeta. Continua così il viaggio musicale della cantautrice pugliese con un brano pop-elettronico che lascia in risalto il testo e il suo messaggio.

A chi si sente un po’ alieno in questo mondo distratto ma ha saputo trovare una dimensione speciale in cui sentirsi a casa“.

Prodotto in collaborazione col SONOPOLI STUDIO di Francesco Loparco.

website: www.diorha.it
facebook: https://www.facebook.com/Diorharegoleesogni/
instagram: https://www.instagram.com/diorha.official/

Diohrà, Un altro pianeta

DIORHÀ – UN ALTRO PIANETA

Lo so che non è facile
per due che come noi
dalla vita han preso lividi
Ci pone i limiti
tra le cose che sogniamo e la realtà

Io proverò a difenderti
dalle paure e gli attimi
in cui sarai più fragile, non sarà facile
anche dentro i tuoi silenzi resterò

Tu sei di un altro pianeta
Hai quella luce “indifesa”
nascosta dentro gli occhi e non sai
che sei tutto quello che mi basterà

E saprai sorprendermi
e abbatteremo gli argini
così sarà più facile e meno fragile
mescolando i nostri sogni alla realtà

Tu sei di un altro pianeta
Hai quella luce “indifesa”
nascosta dentro gli occhi e non sai
che sei tutto quello che mi basterà

E poi sarà un salto breve
dentro un’altra dimensione ci sarai
Inventerai quel tempo insieme
mentre tutto il mondo fuori resterà
mentre tutto il mondo fuori resterà

nascosta dentro gli occhi e non sai
che sei tutto quello che mi basterà

Intervista alla scrittrice Maria Chiarello Costa

Ciao Maria, come stai?
Ciao Filippo. Sto abbastanza bene, grazie.

Il tuo romanzo, “Storia di una regina senza regno”, è un esordio letterario veramente degno di nota. In un mondo editoriale che, nella maggior parte dei casi, vuole scioccare più che sedurre attraverso la bellezza, o che preferisce descrivere il degrado morale della società moderna, tu scrivi di valori senza tempo come l’altruismo, l’uguaglianza e la sensibilità. A tuo avviso, qual è il valore morale più importante e perché?
Indubbiamente è l’amore anche se paradossalmente è il valore più calpestato, tradito, ignorato, dimenticato, sbeffeggiato. Cosa c’è, sempre, in tutte le creature sotto questo cielo? Il denaro? Non tutti ne hanno. L’odio o il rancore? In tanti non sanno cosa siano! La disperazione? Fortuna non è compagna di ogni giorno! Il bene? Tanti spesso non lo fanno o non lo conoscono affatto. Il male? Il male sì, è in tutti… ma in molti mai prevale! Cosa, allora, è in tutti e nessuno lo può negare? L’amore! Chi non ha mai provato, ogni giorno, amore per qualcosa o qualcuno? Fosse anche solo per se stesso. Ecco, se Dio è davvero in ciascuno, egli non può che essere l’amore. Dio non è neppure felicità. Quanti ahimè son tristi e non conoscono gioia! Puoi non conoscere e non credere in un Dio, non puoi non avere e non conoscere l’amore! Persino gli animali amano!

C’è parecchio di autobiografico nel tuo primo lavoro. Qual è stata la “scintilla” che ti ha portata ad affermare: “Sì, di questo devo farne un romanzo”?
Sono partita dalla mia autobiografia perché sulla mia pelle ho vissuto come il destino può sconvolgere da un momento all’altro i nostri sogni, desideri e progetti, catapultandoci in “regni” che sembravano appartenere a realtà lontane dal nostro quotidiano. Quando ti vedi morire, all’improvviso, fra le braccia un essere umano di 36 anni, hai due alternative: imparare ad amare ogni giorno della tua vita come un dono che ti può essere tolto da un momento all’altro, oppure, per non pensare alla precarietà della vita, amare ed inseguire il materiale, come fanno in tanti. Io, come Regina, ho scelto la prima alternativa.

Esiste un target di lettori particolare al quale si rivolge ‘Storia di una regina senza regno’?”
E’ impossibile attribuire “Storia di una Regina senza regno” ad un preciso genere letterario perché lascia a tutti i fruitori la libertà di viverlo come meglio credono. E’ un libro che copre una fascia d’età molto ampia. Può anche essere considerato un libro adatto ai ragazzi. Può essere visto come un valido esponente del genere fantasy, oggi molto amato a qualsiasi età. L’ambientazione tardo medievale, pur reinventata completamente, lo equipara a un romanzo storico. La figura di un Viaggiatore, mi ha consentito, di quando in quando, di uscire dall’ambientazione medioevale e di fare alcuni lucidi riferimenti alla realtà odierna.

A tuo avviso, quale tipo di caratteristica umana negativa sta alla base dei problemi del mondo e come la si potrebbe combattere?
Non si riuscirà mai a combattere l’avidità umana. Certo, certo… il denaro serve. Ma deve servire, non dominare! Lui schiavo, noi padroni! L’uomo ama sognare ma, una volta esaudito un sogno, si sente insoddisfatto e cerca soddisfazione inseguendo altri beni materiali. L’odio nei confronti del proprio fratello nasce quasi sempre nella prospettiva d’avere più oggetti. Pochi eletti imparano ad amare l’essenziale e a comprendere che gli odii e le cupidigie per denaro sono inutili, tenendo presente la precarietà della vita.

L’ambientazione che hai scelto per il tuo romanzo, ossia il tardo Medioevo, nasce da una tua particolare passione per esso o l’hai scelta perché più di altre si adattava alla tua storia?
Il mio libro è ambientato nel medioevo ma è una chiara metafora dei giorni nostri. E’ un libro contro i pregiudizi e gli odi per avidità. Sin dall’inizio è stata mia intenzione scrivere solo di sentimenti umani, che in misura diversa appartengono a tutti noi. Tutti siamo coinvolti nel “periodo buio” dell’inconsapevolezza. La trama è nata dalla mia convinzione che ognuno interpreta l’altro in base a quello che ha nel cuore e nell’anima. Che le cose belle delle vita siano quelle semplici che abbiamo già, ma che non riusciamo a vedere e ad apprezzare perché ci hanno educato a volere sempre altro, sempre di più. Ma l’amore… l’ amore verso la vita e gli altri è l’ unico del quale tutti abbiamo ancora bisogno per star bene. Inconsapevolmente siamo ancora nel periodo buio.

Come e quando è nata la tua passione per la scrittura?
Quando ho capito che attraverso la scrittura potevo far parlare la mia voce interiore su temi quali l’amore e il senso della vita.

C’è un’esperienza nel tuo vissuto che più di qualunque altra ha ispirato la stesura del tuo romanzo?
Si, mi stupisco sempre quando, cercando d’attirare l’attenzione con il solo fine d’avere comprensione e calore, tanti da due metri più su – per situazioni economiche o status familiare – assumono un atteggiamento difensivo-aggressivo, come se temessero di perder qualcosa di loro… ! Ci sono persone che affrontano grandi difficoltà e lottano per far credere a se stesse di avere piccoli problemi, mentre altre che hanno piccole e comuni difficoltà raccontano al prossimo di avere grandi tribolazioni. Tutto ciò mi rattrista ma mi ha dato la carica per portare a termine il romanzo.

Quale tipo di strategie utilizzi per promuovere la tua fatica letteraria?
Purtroppo non ho strategie ben definite. Faccio dei tentativi. Uso i social e chiedo aiuto alla cerchia delle mie amicizie. Solo grazie alle richieste di amici il libro è finito a scaffale in due librerie della città ove abito. Quando un libro viene pubblicato da una grande casa editrice è questa che promuove il libro esponendolo ovunque, ottenendo con facilità recensioni, per un esordiente, invece, è difficile far conoscere la propria opera a un pubblico che esula dal suo ambito vitale. 

Attualmente, credi che la tua “regina” abbia trovato il suo “regno”?
La mia regina ha sempre avuto il suo regno ma, come tanti, plasmata da idee precostituite non è stata in grado di goderselo per molto tempo. La società creando falsi bisogni c’impedisce di vedere le cose belle e essenziali che abbiamo già.

Il tuo libro è dedicato a qualcuno in particolare?
L’intero percorso è dedicato a mio marito Francesco che purtroppo non ha potuto esaudire il suo sogno di scrivere un libro, pur desiderandolo ardentemente.

Spesso, dietro a cuori spietati si nasconde un vissuto di sofferenza e abuso. Anche se la cattiveria non va mai condonata, credi che conoscere ciò che sta dietro a certe azioni possa aiutarci a rispondere al male col bene?
Può essere che dietro alcune forme di gratuita cattiveria ci siano vissuti dolorosi ma spesso non è cosi.’ Molte persone crescono e vengono educate solo ad odiare e a far del male, anche se non hanno vissuti di sofferenza. Il male diventa il loro tratto caratteristico. Se non hanno capacità di discernimento o se non hanno doti di empatia come possono agire con amore? Nessuno gliel’ha insegnato? Certo se queste persone vengono attaccate ricambiano con l’unica arma che hanno: la cattiveria. Si, forse reagendo con il bene c’è una recondita speranza di non farci attaccare ma…far venire meno la loro cattiveria… non credo. Forse l’unico modo per combattere i cuori spietati sarebbe un’ unione forte e stabile fra le persone che hanno empatia, un’unione talmente grande da far desistere chi professa il male per paura d’avere ripercussioni.

Puoi rivelarci se stai già lavorando o raccogliendo le idee per un secondo romanzo?
Certo, sto raccogliendo le idee per un mio secondo romanzo non tradendo mai la mia natura di dar voce a persone e situazioni di svantaggio. Nella realtà sono quelle che se vogliono possono diventare vincenti di cuore e azioni.

C’è uno scrittore o una scrittrice alla quale ti ispiri quando scrivi?
No. Scrivendo cerco esclusivamente d’ascoltare il mio di stile, forse inconsapevolmente, plasmato da letture fatte in un lontano passato di Anthony De Mello o ascoltando Giorgio Gaber.

Che consigli daresti a chi vorrebbe tanto scrivere un romanzo, ma si sente ostacolato da insufficiente autostima, mancanza di costanza o di tempo?
Il consiglio che do è di ascoltare sempre il proprio cuore. Se si ama e si crede davvero in qualcosa il tempo lo si trova sempre.

Credi che la grandi case editrici italiane dovrebbero investire maggiormente negli scrittori emergenti?
Io penso che in giro per il mondo ci siano tantissimi talenti, tantissime persone che hanno tante cose belle da raccontare al mondo ma non riescono perché sfuggono alle regola dell’etichetta. L’idea consolidata anche in questo campo è che vende solo chi ha già un nome. La garanzia di ciò che è conosciuto.

Hai la sensazione che molte di esse sacrifichino la qualità dei contenuti in nome del mero profitto economico o credi che ce ne siano ancora che credono nei contenuti?
La prospettiva del profitto economico impera ovunque. Sono davvero poche quelle che credono nei contenuti.

E’ stato un grande piacere poterti intervistare, Maria! Ti auguro una brillante
carriera come scrittrice e noi ci auguriamo di poter trovare presto tra gli scaffali di una libreria un tuo nuovo lavoro. A presto. Ciao!
Grazie a te, Filippo. Ciao!

Giuseppe Terranova

“Un volo sulle vecchie cose”, Giuseppe Terranova


Da martedì 10 dicembre disponibile in radio e negli store digitali “Un volo sulle vecchie cose”, il nuovo singolo del cantautore cosentino Giuseppe Terranova. Il brano scritto da lui, Remo Elia e Luca Sala, racconta la consapevolezza degli errori commessi nel passato.

“Oggi si cantano canzoni anche solo per piacere alla gente e creare il tormentone, invece, io canto i miei brani per sfogarmi, liberarmi da qualcosa che non è sempre possibile dire alle persone lontane di cui non si hanno più i contatti.” – commenta Giuseppe Terranova – “Il titolo Un volo sulle vecchie cose è la frase dominante del testo, perché ci fa capire come dagli sbagli fatti in passato abbiamo imparato la lezione. Spero che, tanta gente possa rispecchiarsi nel mio brano”.

Il singolo è accompagnato da un videoclip per la regia di Andrè Conrad, girato a Francoforte sul Meno in Germania.

A proposito del video, il regista ha dichiarato: “Ho preferito realizzare il videoclip senza raccontare una storia con terze persone ma solo con Terranova, l’unico protagonista. Per sottolineare diverse frasi del testo si vede una seconda persona, cui vengono riprese mani e occhi. Sono un regista americano che gira il mondo per lavoro e Terranova ha talento, e mi ha trasmesso tanto con la sua musica”.

Giuseppe TerranovaClasse ’95, Giuseppe Terranova è un giovane cantautore cosentino. All’età di 13 anni inizia le sue prime lezioni di chitarra. Si esibisce per la prima volta in pubblico a quattordici anni solo voce e chitarra e dopo un anno inizia a prendere lezioni private di canto. Nel 2012 si esibisce in alcuni piano-bar proponendo alcune cover di cantanti italiani riarrangiate in modo personale. Dopo alcune esperienze nell’ambito musicale, nel 2015 pubblica il singolo “Scrivo” accompagnato dal suo primo videoclip. Dal 2017 collabora con Remo Elia e Luca Sala, autori di “Noi caso mai” dei Tiromancino e “Non è l’inferno” di Emma Marrone. Nel 2019 partecipa ad Area Sanremo, ottenendo un ottimo riscontro classificandosi tra i primi 60 su circa 4000 candidati. Sempre con i due autori è al lavoro per il suo primo album, la cui uscita è prevista nel 2020.

https://www.facebook.com/Terranovagiuseppeofficial
https://www.instagram.com/terranovagiuseppeof/

A cura di RECmedia

Ancient

Gli ANCIENT il 4 APRILE al THE FACTORY!

Ancient

Dopo anni di assenza dai palchi nostrani, Orion Agency e Tormenting Steel Productions sono orgogliosi di annunciare il ritorno in Italia degli ANCIENT! Sabato 4 Aprile al The Factory di Verona, ci sarà un concerto a celebrazione dei 25 anni del debut album “Svartalvheim” e dell’ ep “Trolltaar” che per l’occasione saranno proposti dal vivo integralmente. La band ha già portato questo show, unico e speciale, in alcuni importanti festival sia in Europa che oltreoceano, entusiasmando pubblico e critica.

Prima di loro si esibirà un altro pezzo di storia del metal italiano: i Necrodeath, band thrash/black attiva dal 1985! In apertura avremo invece i KERES, band death/black dal Trentino e i Veronesi Blaze Of Sorrow, di ritorno sulle scene live dopo un lungo periodo di inattività.

Evento in collaborazione con District 19 Merlin Music Management e sponsorizzato da Esoteric Pro Audio.

Sabato 4 Aprile 2020The Factory, Via Del Lavoro, San Martino Buon AlbergoVerona

Aperture porte 20.00
Inizio live 21.00

Ingresso 20 euro in cassa

Riservato ai soci The Factory: 3 euro per tessera associativa di validità annuale

Aftershow ingresso gratuito

A cura di Monica Atzei – www.infinityheavy.com

Partenze e ripartenze: MONTALBETTI racconta in musica il suo diario di viaggiatore insonne


La citazione, in questo caso doverosa, è rubata a Sandro Penna (poeta umbro del Novecento): il viaggiatore insonne, tratto dai versi del poeta sopracitato, però è Pietruccio Montalbetti, front man e leader degli indimenticabili beatwriter degli anni Sessanta chiamati DIK DIK.

Un concerto lungo venti date, iniziato da Asti il 28 novembre al Teatro Alfieri che si concluderà il 16 dicembre al Teatro Elfo Puccini di Milano, sul carrozzone viaggiante (per usare una metafora di bel nomadismo culturale) della BANCA DI ASTI, Capogruppo del Gruppo Cassa di Risparmio di Asti storicamente presente in Piemonte fin dal 1842. L’evento, diventato ormai una tradizione consolidata e molto apprezzata, oltre ad essere l’occasione per tirare le somme dell’anno passato e per scambiarsi gli auguri in vista delle festività, è anche il momento d’incontro tra i Soci e la Banca.

Il concerto, diretto dal M° Stefano Coppo nella prima parte (con brani di Grieg, Rossini, Brahmas e Beethoven) e nella seconda (appunto con la special guest di Montalbetti) dal M° Alberto Mandarini, è accompagnato dalla Pop’s Harmonic Orchestra, nata proprio in occasione dei Concerti di Natale di Banca di Asti, che è formata da 52 elementi. Nel corso degli anni sono stati proposti vari temi: dalle colonne sonore dei musical americani, al tango argentino, dalla canzone italiana, alle musiche degli anni ’60, dalla storia del rock agli omaggi a Paolo Conte e Frank Sinatra, per citarne alcuni.

Quest’anno, appunto, IL VIAGGIO.

Pietruccio Montalbetti si misura ormai da anni anche nella narrativa e ha pubblicato diversi libri aventi proprio come tema “Il viaggio”.  Tra le sue opere, I ragazzi della via Stendhal (2010, Aerostella), Sognando la California (2011, Aerostella), Io e Lucio Battisti (2013, Salani Editore), Settanta a Settemila (2014, Ultra), Amazzonia. Io mi fermo qui (2018, Zona Music Books).

Pietruccio Montalbetti uscirà nel 2020 con il suo nuovo libro Enigmatica Bicicletta (Iris4 Edizioni).

Piccola anticipazione:

Qualche anno dopo la Seconda Guerra Mondiale si crea a Milano un corpo speciale di ex partigiani dediti alla cattura di criminali di guerra mai processati. E la bicicletta accantonata alla staccionata di un parco del centro-città sempre lì parcheggiata, a volte girata a destra altre a sinistra, che ci fa?

Fantasia o realtà questo noir del noto musicista?

Le prossime repliche dello spettacolo:
Varallo Sesia – Teatro Civico: 6 dicembre ore 20:30; 7 dicembre ore 16:30
Biella – Teatro Sociale: 8 – 9 dicembre ore 20:30; 8 dicembre ore 16:30
Alba – Teatro Sociale Busca: 10 dicembre ore 20:30
Alessandria – Politeama Alessandrino – 11 dicembre ore 20:30
Torino – Teatro Regio: 14 dicembre ore 16:30 e ore 20:30
Vercelli – Teatro Civico: 15 dicembre ore 16:30 e ore 20:30
Milano – Teatro Elfo Puccini: 16 dicembre ore 20:30

Ufficio Stampa LC Comunicazione

Le Deva

“A.I.U.T.O.”, Le Deva


A partire da oggi è online il videoclip di “A.I.U.T.O.”, nuovo singolo de Le Deva che racconta il mondo delle fragilità dell’anima: il brano è attualmente in rotazione radiofonica e disponibile in digital download.

LE DEVA, AIUTOLa scelta dell’acronimo A.I.U.T.O. ha l’obiettivo di far soffermare l’attenzione su ogni singola lettera: il testo, infatti, racconta 5 emozioni, 5 stati d’animo: Angoscia, Inquietudine, Umiliazione, Tormento, Ostacolo quelli che fanno stare male. Una richiesta di aiuto “urlata” di tutte quelle persone che si sentono in difetto nei confronti della loro felicità, della loro serenità, della loro vita stessa.

 

Le Deva, che già in passato con il brano “L’amore merita” (che racconta dell’amore omosessuale) e con “L’Origine” (anche questo dedicato all’universo femminile) hanno mostrato la loro attenzione per il sociale ed il mondo interiore delle persone, ancora una volta si concentrano su questi argomenti in cui sono direttamente coinvolte e che sentono particolarmente vicini, come spiegano Le Deva:Ho sofferto di attacchi di panico per anni – rivela Laura Bonoed è stata dura convivere con l’ansia di affrontare le giornate, una semplice uscita tra amici, ma anche un concerto, con la paura di rimanere pietrificata da quel senso di soffocamento, di dolore al petto… è proprio paura di avere paura. Un loop sconvolgente, invisibile alla vista dei più e quindi è difficile chiedere aiuto”.

Le DevaLa U di umiliazione è forte perché si parla di umiliazione dell’anima – spiega Verdianaper l’incapacità degli altri di comprendere un malessere invisibile. E questo spiega anche la A di angoscia e la I di inquietudine”.
La T di tormento racchiude tutte queste sensazioni che non ti permettono di affrontare serenamente la situazione senza chiedere AIUTO esternocontinua ancora Roberta Pompal’aiuto di un familiare o un amico, certamente, ma anche di esperti che possano davvero essere la medicina giusta al dolore che si sente dentro”. 
Il videoclip, realizzato dalla regista Alessandra Alfieri (Druga) e prodotto da Henea Productions (Daniele Muscariello) in collaborazione con Calibro9, descrive tutte queste sensazioni che le ragazze vogliono evidenziare con la canzone: “Il finale del video, così come della canzone, vuole però dare un messaggio di speranzaprecisa Greta Manuzi e la lettera O, che sta per ostacolo desidera essere la capacità di rimuovere quell’ostacolo che non permette all’anima di sorridere alla vita e alla spensieratezza”.

La canzone, scritta da Marco Rettani con La Zero e Alessandro Manzo, anticipa il prossimo album de LE DEVA. Si tratterà del loro secondo album, che segue a “4”, disco d’esordio in cui sono presenti i successi come L’amore Merita (singolo certificato disco d’oro), L’origine e Semplicemente io e te.

A cura di NewTone Agency

Un caffé con la scrittrice di fantascienza Annarita Stella Petrino

Ciao Annarita, come stai?
Ciao Filippo, sempre di corsa, con mille cose da fare, lavoro, marito, figli, casa e, se avanza il tempo… scrittura! Ma sto bene! Almeno mi mantengo in allenamento!

È un onore per me poter intervistare un’instancabile comunicatrice come te: sei scrittrice di romanzi e racconti di fantascienza, blogger, sei stata redattrice di una rivista on line di carattere religioso e sei pure insegnante di Italiano, Storia, Geografia e Lingue straniere. Chi rappresenta Isaac Asimov per te?
Filippo, sono io che ti ringrazio per la tua disponibilità a realizzare un’intervista. Ho fatto diverse cose negli anni passati, tutte legate alla scrittura. Asimov per me rappresenta l’inizio. A 13 anni chiesi a mia madre di ordinarmi “Destinazione cervello” di Asimov da Club per voi, uno di quei giornali dai quali si potevano ordinare i libri. Sai, prima dell’avvento di internet, Amazon e simili :))) Fu amore a prima vista, anzi a prima lettura. Leggendo le sue opere, mi venne voglia di cominciare a scrivere le mie e… non ho ancora smesso!

Hai iniziato ad appassionarti alla fantascienza quando eri molto piccola. Una cosa, in particolare, mi colpisce in merito alle tue raccolte di racconti e romanzi: la tua concezione di fantascienza si fonde spesso e volentieri con tematiche esistenziali e, addirittura, con la religione. Come si coniugano, a tuo avviso, fantascienza e spiritualità?
Il dialogo è possibile. Ho dedicato diversi anni a tentare di coniugare fantascienza e religione. In questo modo sono nate le due raccolte di racconti “You God” e “Racconti nascosti nei sogni”. Se ci pensiamo bene, la fantascienza è un genere letterario che ben si presta a suscitare nel lettore una riflessione su temi fondamentali come l’eugenetica, il libero arbitrio, l’autodeterminazione. Quando l’uomo decide di mettersi al posto di Dio, allora pensa di non avere limiti e di decidere per se stesso e per gli altri. In quei racconti ho dato spazio a una pluralità di personaggi e a una pluralità di voci, in modo che il lettore potesse decidere da che parte stare.

All’attivo son stati pubblicati, correggimi se sbaglio, due tue raccolte di racconti e due romanzi, uno breve e uno più articolato e conseguentemente più esteso. Le raccolte sono “YouGod” e “Racconti nascosti nei sogni”, il romanzo breve è “Immateria al di là della matrice” e il romanzo, nonché ultima tua fatica letteraria, “Quando Borg posò lo sguardo su Eve”, pubblicato da Tabula Fati di Chieti. A quale dei tuoi lavori sei più legata e perché?
Ogni lavoro per me ha la sua importanza, perché rappresenta una parte di me. In ognuno dei miei scritti c’è un messaggio che io voglio dare. Delle due raccolte di racconti ho già parlato. “Immateria, al di là della Matrice” è un romanzo breve nel quale affronto il tema del paradiso artificiale, di una vita dopo la morte che, anche in questo caso, è decisa dall’uomo e che non ha niente a che vedere con il paradiso della religione cristiana. Nel mio ultimo romanzo “Quando Borg posò lo sguardo su Eve” ritrovo invece una spinta per così dire primordiale. La protagonista è alla ricerca di se stessa e delle sue radici. Questo era stato anche un po’ il tema del mio primo libro “Ragnatela dimensionale” pubblicato dalla Delos books di Milano nel 2004. A questo ultimo romanzo sono molto legata perché ci tengo particolarmente che il genere fantascientifico sia un genere fruibile dal vasto pubblico e abbia quello spazio che ancora gli è negato.

Definirei i tuoi lavori “racconti impalpabili”, per via della massiva presenza di elementi metafisici, esistenziali, simbolici, spirituali, filosofici e persino cibernetici. In che modo trai ispirazione da ciò che è immateriale? In che modo trai appagamento da ciò che è incorporeo come il pensiero, la trascendenza e lo spirito?
L’impalpabilità dell’immateriale paradossalmente è l’altra faccia della medaglia della spiritualità. Se pensiamo al modo in cui possiamo renderci incorporei quando comunichiamo solo attraverso lo smartphone, sui social attraverso un profilo, su WhatsApp attraverso una chat e via di seguito, appare chiaro che c’è una spinta ad andare verso l’abbandono del corpo e la relazione interpersonale fatta di presenza. In qualche modo la comunicazione sta diventando, in via preferenziale, immateriale, fatta cioè di assenza. Tutto ciò è per me una fonte inesauribile di riflessione e, quindi di ispirazione. Diventa in qualche modo naturale, a questo punto, collegare a questa ispirazione anche una riflessione su ciò che è spirituale.

Che rapporto hai con il mondo virtuale di Internet?
Io appartengo a quella generazione che ha visto nascere Internet. Che ha visto aprirsi per la prima volta sugli schermi del personal computer la pagina del primo motore di ricerca che era Virgilio, che ha assistito al passaggio dal Commodore 64 al personal computer, quindi al Windows fatto di finestre che poi sono diventate applicazioni. Come appassionata del genere di fantascienza ho da subito intuito le grandi potenzialità di questo nuovo mezzo di comunicazione, ma con il passare del tempo ho anche assistito alle sue trasformazioni e ho cominciato a intuirne anche i risvolti negativi, che poi sono diventati particolarmente evidenti con l’avvento dei social network.

Ora abbandoniamo per un attimo la trascendenza e la tecnologia e parliamo di cose più pratiche e immediate: secondo la tua esperienza personale, qual è, per uno scrittore, il miglior modo di promuovere se stesso?
Sai, quando ho cominciato a scrivere seriamente, era l’epoca in cui si poteva usare Internet per cercare riviste online o cartacee attraverso le quali fare un po’ di promozione. L’unico mezzo di comunicazione all’epoca era l’e-mail, quindi il lavoro di autopromozione era senza dubbio un lavoro basato innanzitutto sulla ricerca. Oggi, con il moltiplicarsi delle opportunità, per gli scrittori paradossalmente è diventato più difficile fare questo lavoro di ricerca, perché Internet è intasato ormai e, a mio avviso, è diventato anche in parte un grande immondezzaio, quindi lo scrittore deve innanzitutto fare un grande lavoro di cernita.

Oltre ad una scrittrice dotata di fervida immaginazione, sei pure un’insegnante. In quale tipo di comunicazione ti senti più a tuo agio: quella verbale o quella scritta?
Io insegno alle scuole primarie dove ovviamente la comunicazione orale è privilegiata, però spingo sempre i miei alunni a scrivere, a mettere le proprie emozioni su carta. Cerco anche di suscitare in loro il desiderio della lettura, perché solo attraverso la lettura si esercita l’immaginazione e si impara a scrivere.

Ti crea più ansia l’aspettativa legata alla reazione dei lettori ad un tuo nuovo romanzo oppure l’attimo prima di pronunciare la prima parola alla presentazione di un tuo lavoro?
Di presentazioni ne ho fatte tante, ma ogni volta è sempre un’emozione nuova. Tuttavia, il giudizio sui miei libri per me è molto importante e quindi in questo momento sono in fervida attesa dei primi feedback. Sono in attesa che i primi lettori finiscano di leggere il libro e mi dicano cosa ne pensano.

Senza dubbio, per essere un’ottima scrittrice, sei pure una grande lettrice. Riusciresti a stimare una quantità di libri media che, in genere, leggi in un anno?
Non sono brava a fare stime però posso dirti che rispetto a un paio di anni fa sicuramente la mia media si è abbassata per mancanza di tempo. Sono moglie, adesso anche madre, lavoro e quindi il tempo per la lettura lo devo condividere con quello dedicato alla scrittura.

A tuo avviso, come può uno scrittore esordiente creare il suo proprio stile senza cadere nella facile trappola di emulare, anche involontariamente, scrittori già affermati?
Io credo che ognuno di noi sia stato in qualche modo influenzato dalle letture che più lo hanno appassionato durante l’infanzia o comunque l’adolescenza, quando il nostro cervello è più suscettibile e più ricettivo, quindi credo che in ogni atto creativo ci sia una sorta di emulazione. Penso che questa penso sia proprio una caratteristica che riguarda l’arte in generale, tuttavia dal momento che ognuno di noi è unico e irripetibile, credo anche che un’opera di perfetta emulazione sia possibile farla soltanto attraverso un approfondito studio dello stile che a quel punto però diventa quasi una soppressione dell’atto creativo.

È stato un piacere intervistarti, Annarita. Per i lettori, questo è il tuo blog: http://petrinoscifi.wordpress.com/
Ti auguro il meglio dalla tua attività di scrittrice e non solo.  A presto, ciao.
Caro Filippo è stato per me un piacere rispondere alle tue domande e ti ringrazio tantissimo per questa opportunità.  A risentirci a presto.

A cura di Filippo Bombonato

Elisa Mura

Due chiacchiere con la talentuosa scrittrice Elisa Mura

Ciao Elisa, come stai?
Ciao Filippo, abbastanza bene, mi bevo una tazza di tè, mi rilassa.

Per me è un grande piacere poter intervistare una scrittrice di grande talento come te. Basta dare un’occhiata alle recensioni di chi ha letto i tuoi libri per capire che ti stai costruendo un seguito di fan che ti amano molto. Vorrei iniziare facendoti una domanda un po’ scomoda: come reagisci alle critiche negative o ad un’eventuale recensione non del tutto favorevole?
Ci rimango male se non sono capita, più che altro, ma è normale che non si può piacere a tutti, eppure se mi dicono: “è brutto” sono portata a crederci, poi però ci passo sopra e vado avanti. Per me la scrittura è molto personale, ma sono ben accetti i consigli e le critiche costruttive.

Personalmente, ho trovato il tuo primo romanzo, “Le anime pure-Southfield park”, un esordio sorprendente. Come pianifichi la stesura di un tuo lavoro? Butti giù uno schema dettagliato dell’intera ossatura del romanzo o inizi a lavorare su alcune idee di base affidandoti all’ispirazione del momento?
Ti ringrazio per i complimenti. Non progetto mai inizialmente, attendo che l’ispirazione mi invada la mente, che i personaggi si facciano vivi e mi tormentino, dopodiché faccio ricerche, se servono, e mi lascio guidare dall’istinto e dalle idee che mi si affacciano nella testolina. Non so perché, gli schemi non li seguo mai.

So che non sei una grande lettrice, bensì una divoratrice di libri. Quanti ne leggi, più o meno, in un anno?
Tra i 50 e i 70. Io leggo ovunque, anche mentre mangio. Se non lo faccio, vuol dire che non sto bene.

All’attivo, correggimi se sbaglio, ci sono sei romanzi che portano il tuo nome, ossia “Le anime pure-Southfield park”, “I sogni di Alice”, “Quando s’innamorano i leoni è per sempre”, “Intermezzo”, “Il club delle ossessioni”, “Gli indesiderabili”. A quale di questi sei maggiormente legata e quale consiglieresti a chi vuole approcciarsi al tuo stile narrativo?
Sono legata a tutti, in effetti, ognuno per diversi motivi poiché sono abituata ad assemblare varie tematiche e intrecciare i personaggi mi piace tantissimo. Il mio stile penso si riconosca in tutti e sei, anche se lo devo diversificare a seconda dell’argomento. Più ironico e demenziale ne I sogni di Alice e nei leoni poiché lo richiede, sono nati per quello, più malinconico ne Gli indesiderabili e Intermezzo visto che la trama è più drammatica. Per il club ho usato una via di mezzo.

Di tutti i personaggi che si trovano nella tua opera prima, “Le anime pure”, con quale ti identifichi maggiormente e perchè?
Adele e anche in Louise. Una è la mia solarità, l’altra la mia inquietudine. Edward è la mia figura paterna ideale, come anche Fabian ne Gli indesiderabili nei confronti di Vick. Mi piace il rapporto tra padre e figlio, sarà perché mio padre non c’è più da tempo.

E ne “Il club delle ossessioni” chi saresti? Leila, Damien, Fanny, Ian o Kim?
Ah, io sono Leila. A volte vorrei essere Damien, per la sua libertà, ma non ho il suo coraggio. Non so se farei bungee jumpin.

Quanto c’è del tuo vissuto in ciò che scrivi?
Un pizzico in ognuno, soprattutto in Alice e nel Club. In Alice ho messo un po’ le mie avventure alle elementari, in Leila il bullismo che ho subìto, non così grave però, e il rischio delle sue problematiche col cibo. Nel mio caso, però, l’anoressia era dovuta alla mia malattia.

So che sei un’amante dell’epoca vittoriana. Qual è il classico di quel periodo che ti piacerebbe aver scritto?
Sì, amo la storia inglese, ne vado matta (Anche giapponese ma andrei fuori tema) mi piace il costume dell’epoca vittoriana, ho usato anche il fatto di Jack lo squartatore 😊 ne Le anime pure Jane Eyre o Cime tempestose. Sono affascinanti.

Agli scrittori emergenti, quale tipo di strategie promozionali suggeriresti di utilizzare?
Di non fare la guerra agli altri, semmai bisogna sostenersi a vicenda. Non sono brava nel promuovere, ammetto le mie lacune.

A tuo avviso, come dev’essere il romanzo perfetto?
Forse non esiste la perfezione, l’importante è che un romanzo trasmetta emozioni, sennò non si va da nessuna parte.

Puoi svelarci se al momento stai lavorando ad un nuovo romanzo?
Certo. È la storia di due fratellastri, Cora e Julius, obbligati a vivere insieme in seguito a una promessa e a badare l’una all’altro. Soprattutto sarà Cora a risentirne, sicchè lui è un impossibile.
Ho anche altri progetti, tra cui due fantasy e un altro con ambientazione storica.

Grazie mille, Elisa. Ti auguro di diventare presto una scrittrice del mainstream letterario nazionale e non solo. Te lo meriteresti. Ciao, a presto.
Grazie a te, è stato un piacere.

A cura di Filippo Bombonato