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“Canzoni per Vivienne”, Nicole Stella

Vivienne Stella, Canzoni per VivienneÈ un atto di riconoscenza e di grande dignità dedicare un concept album ad una scrittrice dall’esistenza ingrata e sofferta come Vivienne Haigh-Wood, passata alla storia solo per essere stata una delle mogli del celebre poeta americano T.S. Eliot. Il grande estro creativo, gli scritti e la vita stessa della Haigh-Wood furono stroncati e dimenticati da un amore ingrato e dalla conseguente reclusione in un manicomio. Ed è per questo che a Nicole Stella, cantautrice italiana con un solido background artistico, va il merito di aver omaggiato una donna che avrebbe meritato più attenzione. Nicole intitola il suo omaggio semplicemente “Canzoni per Vivienne”, uscito l’8 marzo 2018. L’album è cantautorato folk di matrice americana (Joan Baez, Joni Mitchell, Jewel Kilcher, Sandy Danny, Bonnie Raitt e Suzanne Vega sono la fonte d’ispirazione dell’artista italiana) ma con un’aria più bucolica e intimista, narrativa e morbida. La bellezza dell’album è sicuramente l’essenzialità degli arrangiamenti che lasciano risaltare la bella voce di Nicole e la poesia delicata dei testi, perfetti per un pubblico come quello italiano, attento forse più alle parole che alla musica.

I testi dipingono affreschi soffusi, forti di una poesia sfumata e mai scontata. Si percepisce certa sensibilità in stile De Gregori e De André.
La playlist apre con “Le scale”, un brano acustico calmo e indulgente che contrasta piacevolmente con la malinconia delle parole. “Forse la musica potrà lenire le ferite di una storia sbagliata”: da questi versi emerge il rapporto coniugale conflittuale vissuto dalla Haigh-Wood con Eliot.
Segue “L’idea”, altro brano che indulge nella rilassatezza di suoni acustici e versi soffusi di poesia lieve. “È un equilibrio fragile saper riconoscere il sogno dal vero, la notte dal nero” canta Nicole, lasciando emergere l’inquietudine interiore del personaggio di Vivienne, in equilibrio precario tra creatività e follia.
Ne “Gli amanti” emergono sonorità latin-jazz e un testo che è poesia sublime. “Passo il mio tempo a rammendare opinioni da rivelare… ma in questi corridoi sterili sono davvero confutabili. Erano tutte parole sorde che stringevano come corde; prima almeno potevo scrivere di sorrisi e lacrime adultere” e ancora “Che gente strana sono gli artisti, con le loro illusioni e specchi già visti… prendono in gioco una cosa seria, parole di fuoco, colore che abbaglia…”. Credo proprio che Vivienne si sarebbe riconosciuta perfettamente in questi versi, mentre passava il tempo rinchiusa in un manicomio, con la sola colpa di essere impazzita per amore.
“Il dottore” è un brano triste e commovente, sottolineato da fraseggi di chitarra stralunata e volutamente dissonante, la quale suona in chiave maggiore su un arpeggio di chitarra acustica in minore. Questo “paradosso” musicale, in realtà, sembra sottolineare ancor di più la precaria salute fisica e mentale di una donna stanca di essere trattata come mera “carne” da un dottore che “guarda il suo petto e non guarda le mani”. Non si sa più se la pazzia sia dalla parte del paziente o del medico curante.
Dicevi ‘una testa così originale non può essere femminile’” recita il brano “L’umanità”, evidenziando la visione misogina che aveva Eliot delle donne.
Il tessuto musicale de “L’isteria” è perfettamente consono con il soggetto del brano: un suono inquietante e allucinato di sintetizzatore fraseggia su un giro di accordi che ricorda vagamente certi inni alla pazzia in stile Pink Floyd, ad esempio, Brian Damage. “Questa cosa chiamata ‘isteria’ è ancora incompresa come la fantasia”: assioma che non fa una piega.
Come la bugia che si dice allo specchio quando il sogno va via”: basterebbero queste parole per far di “La bugia” un brano denso di significato, quasi impenetrabile. Ma c’è dell’altro. “La mia mano si muove tra catene e poesia”: esiste forse modo migliore per riassumere in pochi versi la vita geniale e sofferta di una donna come Vivienne Haigh-Wood?
Con questo album profondo, intimista e commovente, Nicole Stella è riuscita ad esaudire il desiderio stesso di Vivienne proclamato nella traccia di chiusura, ossia “Non buttate i miei scritti, non tacete la voce”.
Col suo terzo lavoro da studio, la cantautrice italiana rivela grande maturità artistica, soprattutto nei testi di struggente e delicata poesia intessuti su di un contesto musicale consono, coerente e affascinante.
D’altronde, che cosa ci si poteva aspettare da un’artista con una preparazione musicale che spazia dalla musica classica al jazz, dal cantautorato italiano al folk americano, da un’artista che non ha problemi a suonare di fronte a moltissimi spettatori al Montauk Music Festival di Long Island e nel contempo non disdegna di intrattenere pochi commensali in un pub di provincia?

A cura di Filippo Bombonato

Tracklist:

  1. Le scale
  2. L’idea
  3. Gli amanti
  4. Il dottore
  5. L’umanità
  6. L’isteria
  7. La bugia

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