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“Chissà se al Liga fischiarono le orecchie” di Anna Pasquini

"Chissà se al Liga fischiarono le orecchie" di Anna PasquiniQuesta “nostalgia canaglia” che ci porta a perderci nei meandri dei ricordi di gioventù! Si potrebbe riassumere un po’ così il senso del romanzo breve di Anna Pasquini, un piccolo capolavoro di immediatezza e freschezza narrativa. Già dal titolo si intuisce il contesto adolescenziale nel quale si svolge il percorso narrativo dei fatti, un breve, intenso e nostalgico viaggio attraverso gli anni ’90 dei giovani liceali. Per i quarantenni come me, la lettura di “Chissà se al Liga fischiarono le orecchie” (Argento vivo edizioni) è un dolcissimo viaggio a ritroso nel tempo, tra banchi di scuola sfatti e imbrattati, tra dediche d’amore sui muri del liceo, con la musica dei Nirvana in cuffia e tanta sublime ingenuità di sogni adolescenziali nascosti nelle tasche di uno zaino Invicta.

Il Liceo Glaucone di Roma è l’ambientazione del romanzo. Anna Pasquini narra in prima persona, raccontando avvenimenti e sentimenti che tutti noi abbiamo vissuto: la paura delle interrogazioni, il disagio dell’adolescente e quel suo carattere fragile che si scontra con la forza degli ideali, l’attenzione al look come status e tentativo di accettazione da parte del “gruppo”, l’emarginazione e il bullismo subiti dai più introversi, i primi amori tra i banchi di scuola e le conseguenti gelosie, storie d’amicizia e solidarietà e infine le maschere degli “apparentemente forti”.

Anna PasquiniQuello che rende il lavoro della Pasquini un romanzo unico è l’immediatezza dello stile narrativo. La scrittrice non “stordisce” il lettore attraverso descrizioni prolisse e noiose e tanto meno lo porta a perdersi tra elucubrazioni filosofiche e analisi psicologiche troppo dettagliate. Al contrario, fa posto al “non detto”, consapevole del fatto che gli avvenimenti, totalmente calati nel quotidiano, hanno di per sé la forza di smuovere le emozioni, senza necessitare di ridondanti fronzoli. E la narrazione non può che emozionare, in quanto sfido a trovare qualcuno che non si identifichi anche solo con uno dei personaggi che trovano posto nel romanzo o che non abbia provato un po’ di quella gioia o di quel disagio descritti in esso. Anche eventi particolarmente tragici sono raccontati in modo essenziale e questo, per un effetto paradosso, ne amplifica la carica emozionale. Anna Pasquini non cade mai nel patetico e questo è un grande punto di forza del suo lavoro. Il suo è un romanzo che scorre veloce, non perché scritto in modo frettoloso, bensì per il fatto che cogliere l’essenziale è tutto ciò che serve al lettore a rigargli il viso con una lacrima di nostalgia.

“Chissà se al Liga fischiarono le orecchie” è la prova di quanta bellezza narrativa si celi nei lavori degli scrittori emergenti. Sicuramente un romanzo da annoverare tra gli scaffali anche del lettore alle prime armi. Dietro ai lavori di facile accesso e fruibilità ci sta quasi sempre un autore che sa scrivere con maestria e gusto, perché a perdersi in dettagli inutili siam bravi tutti, mentre saper emozionare attraverso l’arte della sintesi non è da tutti.

A cura di Filippo Bombonato

Titolo: “Chissà se al Liga fischiarono le orecchie”
Autore: Anna Pasquini
Editore: Argento vivo edizioni

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