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“E poi ci rido su”, Caleido

Caleido
I Caleido sono una band toscana di indie-rock che nel suo stile presenta elementi di cantautorato all’italiana. È un gruppo che racconta la quotidianità sotto diversi punti di vista, in modo semplice e spontaneo. “E poi ci rido su” è il loro album d’esordio, uscito all’inizio del 2019 per “Lumaca Dischi”. È un lavoro sicuramente immediato e molto radiofonico, adatto ai gusti dei giovani che amano un certo rock nostrano che non disdegna la canzone italiana d’autore.

Caleido, E poi ci rido su“Polaroid” è classico rock nostrano con un ritmo serrato quasi punk ma con arrangiamenti più morbidi. “Cosa ne pensi di fermare il tempo e farlo respirare?” esprime in una domanda il senso dell’intero brano, una canzone carica di ricordi e nostalgia. A volte rimane soltanto una Polaroid, appunto, di tutto il tempo che si ha vissuto.

“Miele” è lo struggente racconto di un amore fugace finito in disillusione (“Parli con gli occhi, con la violenza di un errore, aver creduto di star bene nel regalare il cuore… sei tu che non mi guardi quando sorridi, che ascolti il vento e poi gridi forte”). Nonostante tutto, rimane la voglia di perdersi ancora in quell’amore forse sbagliato, forse folle.

“E’ sempre stato bellissimo” è una bella canzone d’amore che valorizza la quotidianità e le piccole cose (“Sai, è sempre stato bellissimo trovare i tuoi capelli sul cuscino, svegliarmi nel bel mezzo del mattino…sai, è sempre stato bellissimo cantare le canzoni a squarciagola, fregarcene del tempo fino a sera…”).

In “Copenaghen” emerge un tendenza compulsiva che caratterizza l’era dei social network, ossia quella di pubblicare foto di viaggi, più per sfoggiare uno status che per il semplice piacere di condividere (“Mille foto con la reflex digitale, foto che vuoi pubblicare, fare invidia agli altri soli a casa ad aspettare…”). È un pop-rock più rilassato e contemplativo, direi quasi nostalgico, grazie soprattutto alle soluzioni armoniche basate su accordi di La settima maggiore.

“Non piangere” è la perla dell’intero album. Una ballata accorata, un modo tanto semplice quanto efficace per dire che dopo la pioggia spunta sempre e comunque il sole (“Non piangere, tanto il tempo passa e torni a ridere… anche se sei debole non ti confondere”). Magnifico il toccante tappeto di tastiere che accompagna l’intero brano, soprattutto nel dar forza al ritornello.

In “Elettroshock” il rock si fa più ampio e “panoramico” grazie ad un tappeto orchestrale efficace. L’effetto dell’innamorarsi è spesso e volentieri sconvolgente nella sua elettrizzante bellezza. “La mia testa gira come le lancette del tempo” descrive perfettamente la sensazione di capogiro che l’amore regala a chi ne è vittima, o meglio, fortunato vincitore.

In “Chiara” c’è la descrizione attuale e vera di una ragazza come tante. “Nuda, sai che prendi freddo, ma ti mostri super sexy al mondo, dentro al parco sopra l’erba, mentre mastichi con eleganza un chewing gum” è tutto ciò che si può dire di una “tipa” che vuole vivere al massimo, ignorando il pericolo. Il concetto appare ancora più chiaro quando si canta “Quante volte ti ho sentita ‘torno presto, non ti preoccupare! Tanto la città è tranquilla, domani neanche devo lavorare’” e ancora “Chiama un taxi che altrimenti non ci torni a casa”. Con l’esclamazione “Quanto ti fa male questo non amore!” appare il suo desiderio di divertirsi e distrarsi, probabilmente per dimenticare un amore a metà. Quanti giovani si identificherebbero in questo brano!

Anche in “Weekend” molti giovani si identificherebbero, ossia in una relazione “tossica” (“Questa volta sì ci facciamo male”) e in quei tentativi di spezzare la routine per riaccendere una fiamma che forse si è già spenta (“Mi dici di viaggiare per staccare la mente, ma dove posso andare io?”).

In “Giulia” si affacciano sonorità più rilassate, grazie ad arrangiamenti che regalano distensione e ad una meravigliosa slide guitar.

In “Fotomodella” viene espresso il concetto dell’inesorabile passare del tempo che tutto cambia o porta via (“Cambian le stagioni, cambia il tempo, cambia in un momento, cambia la libertà…cambia il sentimento, il mio tormento cambia anche se lento”), ma l’importante è farsene una ragione (“…ma poi ci rido su”).

Il rock non è morto, come alcuni credono, e quello “all’italiana” men che meno. Anzi, sa ancora riservare piacevoli sorprese e i Caleido, con il loro album di debutto, è una di esse.

Recensione a cura di Filippo Bombonato

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