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E’ uscito “Lovestronauta (parte II)” del cantautore siciliano SALVOEMME

SALVOEMME 

Non ha affatto deluso SALVOEMME con “Lovestronauta parte II”, continuazione di un concept album suddiviso in due parti e imperniato su una particolare concezione di amore universale. La prima parte fu resa disponibile al pubblico il 20 luglio 2020, mentre la seconda è uscita il 10 febbraio 2021.

Già con “Lovestronauta parte I” si era notata una notevole maturazione artistica da parte del cantautore siciliano Salvatore Messina, in arte SALVOEMME (“emmenauti” è il nome della sua consolidata e fedele schiera di fan), il quale aveva speziato la canzone d’autore italiana con evidenti elementi di brit pop e tarda psichedelia (con particolare riferimento ai The Beatles di St.Pepper e agli Oasis). Con Lovestronauta parte II, l’artista fa proseguire il viaggio del suo inusuale “cosmonauta elargitore d’amore”, spingendo sull’acceleratore delle sonorità psichedeliche e della sua peculiare poetica stralunata e accattivante.

Già dalla traccia d’apertura, “Un sorso d’acqua su Marte”, si intuisce la direzione che il cantautore siciliano ha scelto per la stesura del suo album, ossia il cosmo come posto affascinante da esplorare e nel quale perdersi e ritrovarsi (che poi non è altro che un viaggio interiore). Le sonorità riverberate e il cantato evanescente rimandano ai Pink Floyd di More e Meddle e nel contempo a nuovi cantautori indipendenti italiani come Tommaso Paradiso, Ainè e soprattutto Leo Pari e Selton. È un connubio apparentemente inconciliabile, ma di fatto non lo è. Anzi, la musica di SALVOEMME è la prova di come elementi esterofili di artisti di enorme risonanza internazionale possono non solo convivere pacificamente nella stessa canzone, bensì sposarsi alla perfezione. Il ritornello è immediato e particolarmente struggente.

“Terra mia” rappresenta in tutto e per tutto una novità: ballata tardo psichedelica cantata in dialetto siciliano. La fusion e la world music non sono cosa nuova, ma questa volta SALVOEMME si è veramente spinto oltre, regalandoci un breve brano affascinante e suggestivo. In tal caso potremmo coniare il termine di “psichedelia mediterranea” (sfido a trovare su google qualcosa sotto questa voce!). D’altronde l’artista siciliano non è nuovo alla sperimentazione musicale.

“Come stai” strizza l’occhio a certi brani stralunati dei Radiohead, per poi aprirsi e cambiare registro in favore di un ritornello più convenzionale e easy-listening all’italiana.

“Boomerang” è un assioma riguardante l’amore e, per estensione, le relazioni interpersonali. In altre parole si riceve in base a ciò che si dà. Detta così può sembrare una fredda equazione, ma in realtà questo equilibrio di dare e ricevere è ciò che tiene insieme l’universo tanto caro al “lovestronauta”. Se si dona senza voler niente in cambio, paradossalmente si riceve tanto quanto si è dato. È così che funziona tra cuori che viaggiano sulla stessa frequenza. Che poi nella realtà non sia sempre così, non è di certo colpa del nostro “cosmonauta dell’amore”.

È ora giunto il momento di tornare coi piedi per terra. Con “Stasera”, il lovestronauta fa una breve sosta sulla terra, giusto per soddisfare il bisogno di rivedere lei. Le sonorità si fanno più convenzionali in favore di un approccio più radiofonico e di più facile accesso.

D’improvviso il nostro esploratore si fa malinconico e introverso, la sua musica riflessiva, in disparte e bucolica. Sceglie di descrivere la sua “Musa” come con corpo di donna, nuda e senza vergogna, bellissima nella sua estatica, apparente inaccessibilità. Ma SALVOEMME vi attinge a piene mani, questa volta per offrire una ballata acustica dai toni sommessi, contrappuntata da una linea melodica di sintetizzatore moog che ricorda al lovestronauta la natura cosmica del viaggio che ha intrapreso.

Con “Freedom is the cure” SALVOEMME cambia approccio linguistico e canta in inglese, regalandoci un brano di vaga ispirazione lennoniana (Give peace a chance), nella tematica e nella scelta di un ritornello ripetuto da un coro di bambini.

L’album chiude col brano più suggestivo e struggente dell’intera playlist , “Il valzer di Venere”, una traccia strumentale di rara bellezza. È sulle note di pianoforte su un tappeto strumentale da brividi che il lovestronauta termina il suo viaggio, forse stanco di aver visto e sentito troppo. Gli occhi gli dolgono e si accorge di non avere più niente da dire. Eppure questa perla strumentale è più eloquente di un milione di persone in protesta col megafono. “Lovestronauta” non poteva concludere il suo lungo viaggio in modo migliore, forse disilluso e deluso dall’amore, o forse semplicemente rassegnato all’idea che il suo sublime concetto di amore cosmico non sia condiviso da tutti. La chiusura dell’album con un brano di questo tipo è la scelta perfetta per terminare un discorso su un argomento tanto elevato quanto controverso come l’amore. SALVOEMME fa sapientemente spazio al non detto, lasciando all’ascoltatore la scelta del finale, facendosi da parte per consentirgli di ipotizzare l’approdo finale del “cosmonauta dell’amore universale” e gli effetti sortiti dal suo coraggioso viaggio nel cosmo che ci portiamo dentro.

“Lovestronauta parte II” è esattamente quello che “emmenauti” e non si aspettavano, ossia il coerente continuum musicale e lirico di un concept album originale, raffinato e unico nel panorama del cantautorato italiano.

A cura di Filippo Bombonato

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