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“Il contrario dell’amore”, L’Aura

L'Aura - Foto di Alessandra Cirillo

Foto di Alessandra Cirillo

Un percorso musicale originalissimo e travolgente è quello di L’Aura (pesudonimo di Laura Abela), cantautrice italiana il cui esordio risale al 2005 con l’uscita del suo primo album “Okumuki” (per l’etichetta discografica Sony). Da allora, è stato un crescendo artistico raffinato e originale. Forte di due partecipazioni al Festival di Sanremo (la prima nel 2006, nella sezione ‘Giovani’, col singolo “Irraggiungibile” e la seconda nel 2008, nella categoria ‘Big’, con “Basta!”) che le hanno regalato soddisfazioni degne di nota in termini di vendite (ricordiamo che il suo album “Demian” è rimasto per tre settimane nella classifica dei 100 album più venduti in Italia), L’Aura ha fatto persino da apripista a concerti di star internazionali quali R.E.M e Alanis Morrissette.

L'Aura - Foto di Cosimo Buccolieri

Foto di Cosimo Buccolieri

“Il contrario dell’amore”, sua ultima fatica discografica uscita nel 2017, è un melodramma pop contemporaneo in tre atti, corrispondenti alla vita di tre personaggi. È un album di autentica bellezza e originalità per via delle scelte armoniche, degli arrangiamenti e, ovviamente, per via della bellissima voce della cantante bresciana.

“Another bad rainy day” è un godibilissimo brano cantato in inglese, il quale fonde un pop che ammicca al rock alternativo nelle scelte armoniche, arricchito da elementi jazz e R’n’B (chitarre elettriche si fondono con una meravigliosa sezione di fiati). La scelta può sembrare azzardata, ma ne risulta un brano molto radiofonico e accattivante.

Sonorità beat anni ‘60 si trovano nella geniale “La meccanica del cuore”, brano dagli arrangiamenti elegantemente retrò (sembra quasi di ascoltare certi brani dei The Beatles del periodo “Yellow Submarine”, ma in versione nostrana e femminile!). Il brano è ispirato all’omonimo libro di Mathias Malzieu ed è un inno alla fragilità. Il videoclip rispecchia al cento per cento l’originalità del brano.

Smooth jazz e soul in stile Amy Winehouse è il brano “I’m an alcoholic”. Efficace la sezione fiati e ancora una volta è l’originalità degli arrangiamenti a farsi notare. Il ritornello è decisamente “catchy”, di quelli che ti si stampano in testa e te la fanno dondolare a suon di musica.

“Cose così” è un ottimo brano di classico cantautorato italiano, forte di un testo malinconico e poetico. “Mi tieni qui, chiusa nel tuo amore, ci parliamo poco, chiusi per errore… si sta meglio fuori dove si può amare, senza spazientire… senza mai pretendere l’amore che non si dà” è un assioma importante: l’amore non si può pretendere.

“Il pane e il vino” è un brano decisamente più convenzionale di pop all’italiana, nel quale la bellissima voce di L’Aura sovrasta e spazza via tutto, con bellissimi fraseggi ed evoluzioni vocali impeccabili.

In “Unfair” si ha la sensazione di ascoltare un bellissimo brano di Elisa. Vi sono pure stilemi che si rifanno alla Alanis Morrissette del celebre album “Jagged little pill”. È una traccia dal forte tiro che si rifà al rock alternativo al femminile anni ‘90. Molto radiofonico.

“L’amore resta se c’è una fine” è uno dei punti più alti dell’intero album. L’Aura ci regala evoluzioni vocali da brivido, in alcuni punti addirittura arriva ad assomigliare ad un soprano. Maestoso l’arrangiamento orchestrale che ne fa da tappeto sonoro. Il messaggio contenuto è a dir poco commovente.

“Quest’estate finirà” è un’altra perla di originalità, una sorta di reggae dal forte tiro, nel quale la sezione ritmica in continua evoluzione è accattivante ed è forse l’elemento che più attrae. Pure gli arrangiamenti sono intriganti e inusuali, tanto quanto le soluzioni armoniche. C’è molta malinconia nel testo.

È la volta di un’eccezionale brano di soul in stile Joss Stone, ossia “What makes you a man”. Cori, sezione di fiati, la bellissima voce di L’Aura, piano “honky tonk” sono tutti elementi semplicemente perfetti ed efficaci nel regalare all’ascoltatore un brano possente, sanguigno, muscoloso, dolce amaro e molto godibile.

Difficile decretare quale sia il brano migliore di un album bellissimo come “Il contrario dell’amore”. C’è musica e poesia da fiaba in “Portami via”. Commovente quando canta “Sai, la mamma spiana le camicie venti ore al giorno, torna a casa, dorme, io la guardo sveglio. Penso a come abbracceresti se fossi, ma tu non sei più e quindi canto per te… Portami via”: semplicemente meravigliosa. L’arrangiamento, il quale prevede un’emozionante quartetto d’archi, un piano dall’interessante approccio dinamico e un flauto che “saltella” tra le emozioni struggenti del testo, fa di “Portami via” una malinconica ninna nanna.

“The fear” è un interessante brano in sei ottavi, decisamente rock alternativo nella scelta degli accordi e nell’uso potente di chitarre e di una sezione ritimica possente.

Un brano volutamente stralunato che gioca con accordi maggiori e minori, un affascinante tre ottavi ricco di tempi sincopati. Stiamo parlano di “The bad side”. Potente ed epica.

La playlist chiude con un’affascinante ballata che strizza l’occhio ancora una volta allo stile beat ‘60, con riferimenti agli immediati ritornelli dei The Beatles. Accattivante e facilmente fruibile il ritornello di “Apologize”, dai sapori volutamente “infantili” e spensierati, sia nella musica che nel testo. Volendo, ci sta pure un paragone con certe ballate stralunate di Bjork.

Che dire? Ne “Il contrario dell’amore” si percepisce non solo l’enorme background musicale e culturale dell’artista, bensì pure la sua inusuale creatività che vuole (e ci riesce) rompere gli schemi con certa musica preconfezionata e piena di cliché che va tanto di moda, purtroppo, negli ultimi anni. Per questo che, se dovessi usare tre aggettivi per definire l’ultimo album di L’Aura sceglierei “originale”, “elegante” e “unico”.

A cura di Filippo Bombonato

Sito ufficiale: https://l-aura.com

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