artisti, Space Stars
Leave a comment

Intervista alla scrittrice Maria Chiarello Costa

Ciao Maria, come stai?
Ciao Filippo. Sto abbastanza bene, grazie.

Il tuo romanzo, “Storia di una regina senza regno”, è un esordio letterario veramente degno di nota. In un mondo editoriale che, nella maggior parte dei casi, vuole scioccare più che sedurre attraverso la bellezza, o che preferisce descrivere il degrado morale della società moderna, tu scrivi di valori senza tempo come l’altruismo, l’uguaglianza e la sensibilità. A tuo avviso, qual è il valore morale più importante e perché?
Indubbiamente è l’amore anche se paradossalmente è il valore più calpestato, tradito, ignorato, dimenticato, sbeffeggiato. Cosa c’è, sempre, in tutte le creature sotto questo cielo? Il denaro? Non tutti ne hanno. L’odio o il rancore? In tanti non sanno cosa siano! La disperazione? Fortuna non è compagna di ogni giorno! Il bene? Tanti spesso non lo fanno o non lo conoscono affatto. Il male? Il male sì, è in tutti… ma in molti mai prevale! Cosa, allora, è in tutti e nessuno lo può negare? L’amore! Chi non ha mai provato, ogni giorno, amore per qualcosa o qualcuno? Fosse anche solo per se stesso. Ecco, se Dio è davvero in ciascuno, egli non può che essere l’amore. Dio non è neppure felicità. Quanti ahimè son tristi e non conoscono gioia! Puoi non conoscere e non credere in un Dio, non puoi non avere e non conoscere l’amore! Persino gli animali amano!

C’è parecchio di autobiografico nel tuo primo lavoro. Qual è stata la “scintilla” che ti ha portata ad affermare: “Sì, di questo devo farne un romanzo”?
Sono partita dalla mia autobiografia perché sulla mia pelle ho vissuto come il destino può sconvolgere da un momento all’altro i nostri sogni, desideri e progetti, catapultandoci in “regni” che sembravano appartenere a realtà lontane dal nostro quotidiano. Quando ti vedi morire, all’improvviso, fra le braccia un essere umano di 36 anni, hai due alternative: imparare ad amare ogni giorno della tua vita come un dono che ti può essere tolto da un momento all’altro, oppure, per non pensare alla precarietà della vita, amare ed inseguire il materiale, come fanno in tanti. Io, come Regina, ho scelto la prima alternativa.

Esiste un target di lettori particolare al quale si rivolge ‘Storia di una regina senza regno’?”
E’ impossibile attribuire “Storia di una Regina senza regno” ad un preciso genere letterario perché lascia a tutti i fruitori la libertà di viverlo come meglio credono. E’ un libro che copre una fascia d’età molto ampia. Può anche essere considerato un libro adatto ai ragazzi. Può essere visto come un valido esponente del genere fantasy, oggi molto amato a qualsiasi età. L’ambientazione tardo medievale, pur reinventata completamente, lo equipara a un romanzo storico. La figura di un Viaggiatore, mi ha consentito, di quando in quando, di uscire dall’ambientazione medioevale e di fare alcuni lucidi riferimenti alla realtà odierna.

A tuo avviso, quale tipo di caratteristica umana negativa sta alla base dei problemi del mondo e come la si potrebbe combattere?
Non si riuscirà mai a combattere l’avidità umana. Certo, certo… il denaro serve. Ma deve servire, non dominare! Lui schiavo, noi padroni! L’uomo ama sognare ma, una volta esaudito un sogno, si sente insoddisfatto e cerca soddisfazione inseguendo altri beni materiali. L’odio nei confronti del proprio fratello nasce quasi sempre nella prospettiva d’avere più oggetti. Pochi eletti imparano ad amare l’essenziale e a comprendere che gli odii e le cupidigie per denaro sono inutili, tenendo presente la precarietà della vita.

L’ambientazione che hai scelto per il tuo romanzo, ossia il tardo Medioevo, nasce da una tua particolare passione per esso o l’hai scelta perché più di altre si adattava alla tua storia?
Il mio libro è ambientato nel medioevo ma è una chiara metafora dei giorni nostri. E’ un libro contro i pregiudizi e gli odi per avidità. Sin dall’inizio è stata mia intenzione scrivere solo di sentimenti umani, che in misura diversa appartengono a tutti noi. Tutti siamo coinvolti nel “periodo buio” dell’inconsapevolezza. La trama è nata dalla mia convinzione che ognuno interpreta l’altro in base a quello che ha nel cuore e nell’anima. Che le cose belle delle vita siano quelle semplici che abbiamo già, ma che non riusciamo a vedere e ad apprezzare perché ci hanno educato a volere sempre altro, sempre di più. Ma l’amore… l’ amore verso la vita e gli altri è l’ unico del quale tutti abbiamo ancora bisogno per star bene. Inconsapevolmente siamo ancora nel periodo buio.

Come e quando è nata la tua passione per la scrittura?
Quando ho capito che attraverso la scrittura potevo far parlare la mia voce interiore su temi quali l’amore e il senso della vita.

C’è un’esperienza nel tuo vissuto che più di qualunque altra ha ispirato la stesura del tuo romanzo?
Si, mi stupisco sempre quando, cercando d’attirare l’attenzione con il solo fine d’avere comprensione e calore, tanti da due metri più su – per situazioni economiche o status familiare – assumono un atteggiamento difensivo-aggressivo, come se temessero di perder qualcosa di loro… ! Ci sono persone che affrontano grandi difficoltà e lottano per far credere a se stesse di avere piccoli problemi, mentre altre che hanno piccole e comuni difficoltà raccontano al prossimo di avere grandi tribolazioni. Tutto ciò mi rattrista ma mi ha dato la carica per portare a termine il romanzo.

Quale tipo di strategie utilizzi per promuovere la tua fatica letteraria?
Purtroppo non ho strategie ben definite. Faccio dei tentativi. Uso i social e chiedo aiuto alla cerchia delle mie amicizie. Solo grazie alle richieste di amici il libro è finito a scaffale in due librerie della città ove abito. Quando un libro viene pubblicato da una grande casa editrice è questa che promuove il libro esponendolo ovunque, ottenendo con facilità recensioni, per un esordiente, invece, è difficile far conoscere la propria opera a un pubblico che esula dal suo ambito vitale. 

Attualmente, credi che la tua “regina” abbia trovato il suo “regno”?
La mia regina ha sempre avuto il suo regno ma, come tanti, plasmata da idee precostituite non è stata in grado di goderselo per molto tempo. La società creando falsi bisogni c’impedisce di vedere le cose belle e essenziali che abbiamo già.

Il tuo libro è dedicato a qualcuno in particolare?
L’intero percorso è dedicato a mio marito Francesco che purtroppo non ha potuto esaudire il suo sogno di scrivere un libro, pur desiderandolo ardentemente.

Spesso, dietro a cuori spietati si nasconde un vissuto di sofferenza e abuso. Anche se la cattiveria non va mai condonata, credi che conoscere ciò che sta dietro a certe azioni possa aiutarci a rispondere al male col bene?
Può essere che dietro alcune forme di gratuita cattiveria ci siano vissuti dolorosi ma spesso non è cosi.’ Molte persone crescono e vengono educate solo ad odiare e a far del male, anche se non hanno vissuti di sofferenza. Il male diventa il loro tratto caratteristico. Se non hanno capacità di discernimento o se non hanno doti di empatia come possono agire con amore? Nessuno gliel’ha insegnato? Certo se queste persone vengono attaccate ricambiano con l’unica arma che hanno: la cattiveria. Si, forse reagendo con il bene c’è una recondita speranza di non farci attaccare ma…far venire meno la loro cattiveria… non credo. Forse l’unico modo per combattere i cuori spietati sarebbe un’ unione forte e stabile fra le persone che hanno empatia, un’unione talmente grande da far desistere chi professa il male per paura d’avere ripercussioni.

Puoi rivelarci se stai già lavorando o raccogliendo le idee per un secondo romanzo?
Certo, sto raccogliendo le idee per un mio secondo romanzo non tradendo mai la mia natura di dar voce a persone e situazioni di svantaggio. Nella realtà sono quelle che se vogliono possono diventare vincenti di cuore e azioni.

C’è uno scrittore o una scrittrice alla quale ti ispiri quando scrivi?
No. Scrivendo cerco esclusivamente d’ascoltare il mio di stile, forse inconsapevolmente, plasmato da letture fatte in un lontano passato di Anthony De Mello o ascoltando Giorgio Gaber.

Che consigli daresti a chi vorrebbe tanto scrivere un romanzo, ma si sente ostacolato da insufficiente autostima, mancanza di costanza o di tempo?
Il consiglio che do è di ascoltare sempre il proprio cuore. Se si ama e si crede davvero in qualcosa il tempo lo si trova sempre.

Credi che la grandi case editrici italiane dovrebbero investire maggiormente negli scrittori emergenti?
Io penso che in giro per il mondo ci siano tantissimi talenti, tantissime persone che hanno tante cose belle da raccontare al mondo ma non riescono perché sfuggono alle regola dell’etichetta. L’idea consolidata anche in questo campo è che vende solo chi ha già un nome. La garanzia di ciò che è conosciuto.

Hai la sensazione che molte di esse sacrifichino la qualità dei contenuti in nome del mero profitto economico o credi che ce ne siano ancora che credono nei contenuti?
La prospettiva del profitto economico impera ovunque. Sono davvero poche quelle che credono nei contenuti.

E’ stato un grande piacere poterti intervistare, Maria! Ti auguro una brillante
carriera come scrittrice e noi ci auguriamo di poter trovare presto tra gli scaffali di una libreria un tuo nuovo lavoro. A presto. Ciao!
Grazie a te, Filippo. Ciao!

Rispondi