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L’attrice Monica Bonomi ci racconta la sua passione per la recitazione

Ciao Monica, parlaci un pò di te…
Ho iniziato a recitare a vent’anni in una piccola compagnia di teatro ragazzi Teatro studio 75, poi sono passata a lavorare per una stagione con Quellidigrock infine mi sono iscritta e successivamente diplomata alla Paola Grassi al corso attori. Ho lavorato come cabarettista per qualche anno, dapprima con una piccola apparizione nello spettacolo Psicofarmaco di Antonio Albanese, dove facevo la sua fidanzata Valeriana. Poi con uno spettacolo scritto da me e selezionato da Franca Rame e Dario Fo in una importante rassegna milanese: Un palcoscenico per le Donne, poi con un trio ho lavorato per lo Zelig di Milano e tanti localini sparsi per tutta L’Italia. E’ stata un’esperienza importante, che ha forgiato il mio carattere di attrice.

In quale momento della tua vita hai capito che il teatro poteva diventare il tuo lavoro?
Ho capito subito fin da piccola che volevo fare l’attrice, che possa diventare il mio lavoro non l’ho ancora capito…naturalmente è una battuta, ma è per dire che è veramente una lotta quotidiana vivere di teatro. L’esperienza didattica mi rende molto felice, insegnare recitazione è stata la salvezza della parte più curiosa di attrice. Insegnare significa mettersi sempre in gioco con gli allievi, ricominciare daccapo, trovare nuove strade per arrivare a un punto conosciuto, ma a volte sconosciuto dell’interpretazione. Insomma la fortuna di lavorare in teatro come attrice, insegnante, ripaga molto della fatica di spingere la carretta. Comunque ho sempre voluto recitare, non mi ricordo da quando, ma è un istinto antico per me.

Chi sono stati i tuoi maestri?
Il mio primo maestro è stato Cesare Gallarini, e lui non lo scordo di certo, ma il mio maestro durante la Paolo Grassi e ora è senza dubbio Gaetano Sansone, Regista teatrale, Drammaturgo e sceneggiatore, un esperto shakespiriano, un grande maestro di racconto di interpretazione di parola e gesto, oltre che amico. E’ il regista del mio monologo , la via di una scimmia. Non posso non citare altrettanti insegnanti come Kuniaki Ida, Jury Alschitz, Yves Lebreton, Dario Fo e Franca Rame, Emanuele De Checchi e Massimo Navone e Maura Molteni.

Fra le tante cose che hai fatto, cosa ti ha dato più soddisfazione?
La via di una scimmia è un monologo che mi ha fatto scoprire nuove corde interpretative, che non credevo di avere. Sicuramente un’eserienza umana e artistica molto importante e profonda, ma ci sono state tante cose che mi hanno spinta avanti. Insegnare recitazione nel CPS, centro diurno psichiatrico, di Gorgonzola per quattro anni mi ha regalato tanto, e lì ho capito l’importanza del mio mestiere di insegnante, mi è arrivato tantissimo amore da quei ragazzi. Un’esperienza indimenticabile. Poi altri spettacoli, Le regine di Maria Pia Pagliarecci, recitato con tutte donne, le mie amiche, 84 di Andrea Lisco e Prometeo o dei giorni felici di Amedeo Romeo. Insomma tante sono le esperienze belle che ho fatto, quasi tutte, anzi tutte direi.

Progetti per il futuro?
A Luglio a Erba sarò in scena al Teatro Licinium con la Tempesta di Shakespeare regia di Gianlorenzo Brambilla e interpreterò Ariel. Poi un progetto di Teatro danza ancora in fase di partenza con Sisina Augusta e l’insegnamente, che spero abbia sempre un posto importante nella mia vita.

A cura di Elisa Casazza

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