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L’arte “pindarica” di Deborah Brasu


Ciao Deborah, è un vero piacere poterti intervistare. Come stai?
Ciao Filippo, ti ringrazio, anche per me è un piacere essere intervistata da te. Sto bene e tu?
Bene, grazie! Di solito intervisto musicisti e scrittori e intervistare una pittrice del tuo calibro è un onore per me. Una sorta di “volo pindarico”, come magari diresti tu. Ecco, parlaci un po’ della tua “arte pindarica”, come sei solita descrivere i tuoi lavori, e raccontaci il perché di questa definizione alquanto singolare.
L’idea di definire “Arte Pindarica” le mie opere è partita dalla mia personalità curiosa e dal presupposto che la mente è unica e ha la capacità di fare dei “voli pindarici” (dal poeta e cantore greco Pindaro) ovvero, ogni pensiero è sistematicamente collegato ad un altro che apparentemente alle volte sembra non essere attinente al precedente ma in realtà c’è sempre una relazione fra i due. I “voli pindarici” vengono attribuiti a persone che si proiettano in un mondo irreale, forse perché ciò che è astratto viene definito irrazionale. Solo perché non riusciamo a spiegarlo razionalmente non significa che l’astratto non esista. Ad esempio, le emozioni non sono tangibili dal punto di vista razionale ma esistono perché le proviamo; tuttavia per quante parole si possano ricercare per descrivere le sensazioni che proviamo non riusciremo mai a spiegarle in modo esaustivo come quando le viviamo. Inoltre, per me la mente dev’essere libera, libera come l’acqua, libera di assumere qualsiasi forma le si voglia dare. Un artista, a parer mio, dev’essere libero da schemi, perché gli schemi limitano e non danno spazio alla fantasia e alla creatività.
Interessante come filosofia! Tu disegni e dipingi da quando eri molto piccola. Qual è quel sentimento o sensazione che ti spinge a prendere in mano pennelli e tavolozza dei colori e dipingere?
Sì, disegno da quando ero piccola, era “il gioco” che prediligevo. Solitamente disegnavo i personaggi dei miei cartoni animati preferiti e i vestiti per le barbie e le bambole che poi realizzavo con la macchina da cucire (il mio sogno era diventare stilista). Sono sempre stata una persona molto creativa e fantasiosa. Ogni volta che prendo in mano un pennello o una matita per creare la sensazione che provo è quella di meravigliarmi come se tornassi bambina, mi immergo nel mio mondo fatto di colori, non penso ad altro se non a dare il massimo di me stessa per l’opera. Amo curare i dettagli nei minimi particolari. Quando sto creando m’immergo in un mondo fantastico.
Dipingi spesso e volentieri concetti astratti e la tua arte, anche se prende spunto da oggetti quotidiani, è sempre avvolta da una sorta di aura metafisica. Ad esempio, tra i bellissimi dipinti che ho avuto modo di ammirare, ci sono “L’infinito”, “Kronos” e “Identità”. Da cosa nasce la scelta di dar forma e colore a cio che di per sé non ne ha, ossia l’astratto?”
Ti ringrazio per i complimenti, sei molto gentile. Ho deciso di dar forma e colore a qualcosa di astratto poiché ho dei valori umani ben radicati e a volte è difficile esprimerli attraverso la comunicazione verbale. Essendo una persona molto emotiva ed empatica cerco di rappresentare ciò che mi sta a cuore, alle volte anche in modo ironico.
Parliamo ora delle tecniche che utilizzi. Quali prediligi e quali utilizzi con meno frequenza?
Amo sperimentare varie tecniche, non mi pongo dei limiti poiché andrebbe contro la mia filosofia di vita. Ogni limite è stato creato per essere superato, dunque mi cimento in tecniche e strumenti differenti. E siccome sono una persona molto curiosa, amo imparare cose nuove, crescere come persona e come artista. La mia tecnica preferita è senza ombra di dubbio il pastello. Amo i pastelli colorati perché se utilizzati in modi differenti hanno la capacità di creare sfumature uniche che possono risultare naturali o vivaci. Amo le matite in generale, sono il mio strumento per eccellenza! Non vi è una tecnica che utilizzo con meno frequenza, mi piace variare e in certi periodi, quando ho l’ispirazione, realizzo più opere quasi contemporaneamente dedicandomi un po’ all’una e un po’ all’altra in modo da distaccare l’attenzione e sviluppare un senso autocritico più obiettivo (sono per indole molto scrupolosa).
Credi che l’arte visiva si possa sposare con altre forme artistiche, tipo la poesia recitata o la musica? So che tuo marito è un musicista e che tu canti spesso e volentieri con lui. Hai mai provato a dipingere un’emozione che ti ha regalato una canzone o una poesia?
Assolutamente sì. L’arte visiva si sposa benissimo con altre forme artistiche come la poesia e la musica e non solo; a parer mio ne esalta il valore, integra. Sì mio marito Giuseppe è musicista e scrittore. Ho dedicato a lui diverse opere che rappresentano un’emozione, come “Il segreto della musica”, “Il bacio” e “Il sentiero degli innamorati”. Inoltre ho collaborato con lui realizzando delle illustrazioni dal tono ironico per il suo libro “Made in Italy con amore”. La collaborazione artistica è bellissima e, tra marito e moglie, è meravigliosa!

 

 

 

 

 

 

 

C’è un pittore o una pittrice da cui prendi ispirazione oppure il tuo stile è completamente frutto di un percorso personale e unico?
Non mi sono mai ispirata a nessun pittore, benché apprezzi lo stile di vari artisti che hanno rivoluzionato e lasciato un segno come Vincent Van Gogh, Claude Monet e René Magritte. Il mio stile è frutto di un percorso personale unico basato principalmente sulla pratica, sulla sperimentazione.
A tuo avviso, in Italia c’è ancora spazio per i pittori? Credi che ci sia ancora chi va ad esposizioni di quadri oppure ti vedi circondata da gente che preferisce osservare pixel digitali?
L’Italia è la patria che vanta un patrimonio artistico-culturale unico al mondo per antonomasia, ragion per cui sono convinta che ci sarà sempre uno spazio per coloro che sono capaci di immortalare delle emozioni attraverso varie forme artistiche visive, che esse siano sotto forma di pittura o fotografie. L’unica differenza tra la fotografia e la pittura (che non è poca sicuramente) è che, attraverso quest’ultima l’artista espone il suo modo di vedere le cose in modo del tutto originale e soggettivo.
Ho accennato al digitale. Oramai la tecnologia consente a grafici di realizzare qualsiasi cosa attraverso i movimenti di un mouse. Credi che sia arrivato il triste momento in cui il tocco umano verrà definitivamente rimpiazzato dal digitale oppure sei convinta che la pittura e il disegno tradizionali rimarranno di gran lunga più apprezzati dell’arte visiva realizzata al computer?
Credo che il progresso tecnologico abbia i suoi aspetti positivi, permette di fare le cose in modo più rapido e preciso. Io stessa ho sperimentato l’utilizzo della tavoletta grafica e vari programmi e mi rendo conto che dimezza i tempi non di poco, garantendo un risultato soddisfacente. Tuttavia nessuna tecnologia potrà mai sostituire la manualità e l’originalità di un’opera che viene resa unica nel suo genere proprio perché presenta tali pregi e tali difetti. Alle volte sono proprio le imperfezioni che rendono bella un’opera. Se poi dobbiamo guardarla dal punto di vista della perfezione l’arte visiva è sempre soggettiva. All’epoca dicevano che le opere di Van Gogh erano brutte, eppure al giorno d’oggi non esiste una persona al mondo che non conosca “La notte stellata”. Per quanti progressi ancora farà il mondo della tecnologia, lì farà sempre e solo grazie all’uomo, di conseguenza niente potrà mai sostituire l’intelligenza, la capacità evolutiva dell’umanità.
So per esperienza che sei anche un graphic designer esperto, che realizzi copertine per libri e e-book e che hai un ottimo rapporto con la tecnologia. Al giorno d’oggi credi che, per poter continuare ad avere un proprio spazio nel mercato, il pittore tradizionale debba tenersi aggiornato nell’utilizzo di programmi di grafica digitale oppure può continuare a farne a meno?
Sì, sono convinta che ci si debba sempre tenere aggiornati nell’utilizzo di programmi di grafica digitale, ma non bisogna mai abusarne perché, a parer mio, si perderebbe l’elasticità mentale e la soddisfazione di creare con le proprie mani. Difatti, la copertina e le illustrazioni del libro di mio marito le ho realizzate a mano libera senza l’aiuto di programmi e ho scannerizzato il tutto. Il digitale dev’essere utilizzato con criterio, senza abusarne, altrimenti si rischia di creare una dipendenza e ne consegue un’incapacità manuale, poiché la sensibilità degli strumenti da digitale a manuale è molto differente.
Svelaci un segreto: come appare il mondo attraverso gli occhi di un pittore?
Potrà sembrare strano o magari è deformazione professionale, ma talvolta, mentre osservo le bellezze della natura, la mia mente si sofferma in un dettaglio e inizia a tracciare delle linee che si intersecano fra loro creando uno schema ben preciso. I colori si scompongono e riesco a distinguerli nonostante siano mescolati per creare una sfumatura unica nel suo genere. L’arte attraverso i miei occhi è capace di sorprendermi ogni volta perché non è mai banale e tutto ha un suo perché.
Qual è stata la soddisfazione più grande che la tua arte ti ha regalato?
Senza ombra di dubbio le interpretazioni altrui. Un artista crea in base a quel che sente dentro sé e quando sta creando è immerso in quel mondo. Ma quando la sua opera viene esposta ad un pubblico, ci si può sorprendere delle espressioni che trapelano dalle persone; ogni punto di vista differente è prezioso ed è curioso scoprire che l’interpretazione della tua opera cambia a seconda della persona: fa emergere lo stato d’animo di quest’ultima.
Grazie mille Deborah per averci dedicato un po’ del tuo tempo. E’ stato un piacere poterti intervistare. Nell’articolo abbiamo inserito solo alcuni dei tuoi lavori. Chi desidera apprezzarne di più, questo è il tuo profilo Instagram: https://www.instagram.com/deborartp/?hl=it . Ti auguro tante altre grandi soddisfazioni dal tuo talento artistico e speriamo di rivederci presto. Ciao.
Grazie mille a te Filippo e a voi, è stato un vero piacere! Speriamo di risentici presto con tante novità e traguardi raggiunti. Ciao.

A cura di Filippo Bombonato

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