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“L’ordine delle cose”, SALVOEMME

SALVOEMME, L'ordine delle cose
È un ottimo esordio su disco quello di Salvoemme, cantautore proveniente dalla scena indie pop italiana, con l’aggiunta di spezie cantautorali folk e rock. Dopo essersi diplomato al C.E.T. , ossia la scuola per compositori, autori e interpreti fondata da Mogol, l’artista ottiene buoni risultati in seguito alla partecipazione a diversi contest nazionali (seminifinalista nel 2014 al Premio Donida, ancora seminifinalista al Lennon Festival nel 2015, degna di nota la sua partecipazione a fianco di Red Ronnie e Fausto Mesolella al tour di Casa Sanremo 2017 con i singoli “Non gioco più” e “L’amore non ha ragione”, ancora semifinalista al Premio Bertoli del 2017 e all’Arezzo Wave dello stesso anno, vincitore dell’Oltroceano Festival USA Inc. con il brano “Scarabocchio” e con lo stesso brano vincitore dell’Euroschool Festival). Salvoemme è pure compositore di colonne sonore e musica per film.

“L’ordine delle cose” è, appunto, il suo album di debutto, uscito il 30 novembre 2018. È un concept/raccolta che contiene singoli già pubblicati su YouTube (con relativi videoclip) più due inediti. In esso si assaporano sonorità beat e tardo psichedeliche anni ’60 fuse sapientemente con gli stilemi della canzone d’autore italiana del momento (Calcutta, Thegiornalisti, Le luci della centrale elettrica ecc…).

“Viaggio dentro me stesso” è un’accorata ballata di facile assimilazione che ammicca a The Beatles con in più sfumature di folk americano (echi chitarristici con effetto tremolo e una sei corde acustica godibilissima). Il brano è accompagnato da un videoclip nel quale il viaggio, appunto, è il tema centrale. Il cantautore cammina per strade di città, prende un treno che lo porta dove forse non sa ed è sempre accompagnato dalla sua inseparabile chitarra. Poi sale su un palco e suona, mentre un bimbo lo guarda e lo ammira da vicino. Certe soluzioni di regia, tipo primi piani del cantautore che si nasconde e fa capolino da dietro gli alberi, oppure che gioca spensierato con un pappagallino ricordano vecchi videoclip di band pop e psichedeliche anni ’60, nei quali gli artisti assumevano un atteggiamento volutamente “infantile” (i Pink Floyd di Arnold Layne o i Procol Harum di A Whiter shade of pale, per esempio).

“Scarabocchio” è la canzone che ha regalato a Salvoemme la vittoria a ben due contest, un trionfo meritato. Si tratta di una ballata in cui vengono elogiati l’imperfezione e l’individualità. Il cantato ricorda un po’ Max Gazzè, soprattutto nell’uso del falsetto. Trova posto pure un riff di chitarra elettrica quasi zeppeliano che stempera e cambia gli umori malinconici del brano, regalando un po’ di sapori rock. Interessante, ad un certo punto, l’uso di un moog in stile “Strawberry field forever”, giusto a ricordare le fonti di ispirazione inequivocabili del cantautore. Il videoclip è originalissimo nel ritrarre l’artista e il mondo che lo circonda come scarabocchi su carta. Davanti ad uno specchio, il cantautore “scarabocchio” si esamina e vede in esso mille realtà e personalità, quasi in una sorta di crisi d’identità pirandelliana.

“Dieci anni in un giorno” è rappresentativo di tale fusione tra beat, pop tardo psichedelico anni ’60 e moderna canzone d’autore italiana. Le sonorità riverberate dal sapore vintage ne fanno un brano affascinante e stralunato. Sembra di ascoltare i Moody Blues o i The Animals che duettano con Calcutta. Una fusione azzardata e per questo riuscita.

“Non gioco più” è psichedelia all’italiana, nonché uno dei brani che ha dato maggiori soddisfazioni al cantautore. I crescendo e i cambi di umore degli arrangiamenti rimandano inequivocabilmente a “A day in the life” dei The Beatles e l’uso di sezione ritmiche asciutte, moog e vari suoni sintetizzati dai sapori stralunati fanno di questa canzone un vero cimelio vintage di originalità e sperimentazione. Nel videoclip, Salvoemme veste (credo volutamente!) come Noel Gallagher, forse il più importante cantautore dell’ondata di brit pop che caratterizzò gli anni ’90, e siede spensierato in una giostra per bambini, mentre canta e gira assieme ad un tenero orsacchiotto. È minimalismo e soprattutto psichedelia allo stato puro.

“L’amore non ha ragione” è un altro brano che ha dato al cantautore non poche soddisfazioni. È una ballata spontanea e che arriva dritta al cuore. Il ritornello ti si attacca alle sinapsi cerebrali e non accenna a lasciare la presa. Qui c’è più musica italiana che esterofila, anche se l’ “attitudine beat” non viene meno, soprattutto nella sezione ritmica. Originalissimo è il video, nel quale il cantautore, seduto su una sedia, viene vestito di cappello e ciambella da mare da una ragazza in costume, poi riceve la benedizione da un prete e viene tormentato da giocosi bambini che gli fanno camminare addosso delle Barbie. Viene persino minacciato da una ragazza con la pistola, gli vengono dati e tolti una chitarra e un libro, col quale viene “punito” sulla nuca. Tra le altre cose che gli vengono infilate tra le mani ci sono una Bibbia, un LP de “La febbre del sabato sera” e uno dei The Beatles e, alla fine, una sigaretta. Salvoemme sfoggia un make-up che rende il tutto decisamente più glam.

“Al mio funerale” è un brano pieno di cambi di umore che vanno dalla ballata acustica beatlesiana al grunge, fino a virare a certe soluzioni armoniche in stile Oasis. Un brano davvero speciale nella sua stranezza stralunatamente psichedelica. Nel testo c’è spiritualità e senso dello humor. Nel videoclip, il cantautore viene a trovarsi un contesto tutt’altro che allegro, ossia in una camera ardente e dentro alla bara… lui! Quest’ultimo, però, all’improvviso si sveglia e iniziare a cantare, mentre alle sue spalle, l’immagine di un Cristo che ride rende il tutto ironico e un po’ dissacratorio.

In “Niente è mai per sempre” sembra di ascoltare un Max Gazzè catapultato indietro nel tempo, esattamente nel periodo del beat tardo psichedelico inglese. Da pelle d’oca il tessuto sonoro orchestrale, nonché bellissimo il crescendo strumentale nel quale il brano confluisce. Pur essendo molti i riferimenti esterofili ai grandi del beat, del brit rock e della psichedelia, rimangono comunque in primo piano gli elementi musicali nostrani, lasciando che la canzone d’autore all’italiana prevalga sulle sonorità anglosassoni. Nel testo c’è riflessione sul fatto che tutto, prima o poi, o cambia o se ne va. Nonostante tutto, canta Salvoemme, ci sarà sempre un motivo per ridere e per piangere. Il videoclip, semplice nella struttura ma efficace, è volutamente filtrato da effetti che “invecchiano” i frame, in modo da farli assomigliare alle vecchie pellicole. Il cantante viene ripreso mentre cammina scalzo per la città.

“Hey! per caso hai visto lei?” è un tributo al beat italiano di Equipe ’84, dei Ribelli, e della Formula tre, con in più sapori di pop anglosassone stile The Beatles e The Kinks. Idea originale il videoclip, ossia quella di far girare il mondo al contrario, o meglio camminare al contrario, visto che ad andare a ritroso è gente comune che passeggia per le strade della città.

Ne “L’armadio” c’è spazio per un momento di distensione acustica, la quale non guasta, anzi, spezia l’album di sapori romantici e rilassati.

Tirando le somme, si può indubbiamente affermare che l’opera prima di Salvoemme (opera prima in quanto ad album) è entusiasmante, originale, godibile e azzeccata. D’altronde, visto il background del cantautore, non ci si poteva che aspettare un ottimo lavoro.

A cura di Filippo Bombonato

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