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Lucia Maria Collerone ci racconta del suo libro “L’amore brucia come zolfo”

Lucia Maria Collerone, L'amore brucia come zolfo

A volte si ha il piacere di incontrare nel proprio cammino e di intervistare persone straordinarie. È quello che è successo a me con Lucia Maria Collerone, scrittrice, docente, ricercatrice ed instancabile studiosa di nuovi metodi didattici, con un occhio di riguardo per le scienze cognitive.

Salve Lucia, è un enorme piacere poterla intervistare. Sono rimasto affascinato dal suo ricco ed entusiasmante curriculum. Lei è un’insegnante di lingue straniere, una scrittrice di narrativa e saggistica, una ricercatrice freelance sulla cognizione, docente presso una lista interminabile di seminari e corsi di formazione per insegnanti e non solo. È fondatrice della piattaforma on line “Liberamente imparo” nella quale espone la realizzazione di metodologie didattiche “brain fiendly” ed inclusive, ha realizzato persino trasmissioni radio che vertono sempre sul tema dei metodi didattici, con un occhio di riguardo per le scienze cognitive. Questo è solo un brevissimo sunto della sua “iperattività” creativa. Volevo chiederle, prima di tutto: ‘Come trova il tempo per fare tutto ciò?’
Organizzo il mio tempo, decido le priorità, non resto mai senza fare qualcosa, dormo molto poco e il mio corpo per fortuna si sazia del poco riposo e vivo intensamente, come in un turbinio.

Ha scritto un romanzo per il quale, lei sa, ho una particolare predilezione, e cioè “L’amore brucia come zolfo”, il quale sta riscontrando un notevole successo di pubblico e critica. Le recensioni sono tutte molto favorevoli. Cosa l’ha ispirata nella stesura di un tale, mi passi il termine, capolavoro letterario?
La storia di Cecilia è una storia vera che mi è stata raccontata quando ero ragazza da una persona che l’aveva vissuta. L’ho custodita per anni e nessuno ne parlava apertamente. Quando la persona che me l’aveva raccontata è morta ho capito che dovevo scriverla perché non si perdesse e perché si potesse dare un punto di vista diverso sulla storia struggente di questa donna. Volevo riscattarla. Per me lei rappresenta tutte le donne che sono vittima degli eventi e sanno dare risposte uniche, quelle che io chiamo le Titane, le eroine del quotidiano. Cecilia racconta la storia di tutte le donne che hanno vissuto e vivono la sofferenza e la crudeltà della vita e sanno compiere gesti che le rendono eroiche. Per vederle così però bisogna avere l’occhio purificato da ogni pregiudizio ed andare oltre le apparenze.

Lucia Maria ColleroneLeggendo il suo romanzo si può ammirare uno squarcio fedele e realistico della Sicilia durante il periodo di unificazione dell’Italia. Ciò nonostante non sono tanto gli eventi storici a monopolizzarlo, bensì l’essere umano e il suo sentire. Da dove nasce questo suo interesse antropologico, nonché la capacità di esprimere sentimenti, paure, sensi di colpa ed emozioni viscerali?
Credo che sia il mio stesso modo di vivere la realtà e le relazioni che traspare nelle mie narrazioni, ci sono i sentimenti puri, puliti quelli che accomunano ogni essere vivente, la voce di chi vive la realtà non in modo superficiale, di chi scava in sé per trovare le ragioni, le motivazioni. Si sente il mio cuore e quello di tutta l’umanità che si riconosce nei sentimenti che racconto senza veli.

C’è qualcosa di autobiografico in “L’amore brucia come zolfo”?
Ho pensato molto prima di rispondere. Direi che mi rivedo nella capacità di Cecilia di donarmi totalmente, di annullarmi per le persone che amo, di anteporre la felicità degli altri alla mia, nella sua abnegazione. Può essere una virtù, ma anche una terribile condanna.

Le sue approfondite ricerche sulle scienze cognitive, nonché il suo background da docente l’hanno aiutata nella stesura del romanzo? Se sì, come?
La mia scrittura e lo stile risentono sicuramente dagli studi che ho fatto come laureata e docente di Lingue e letterature straniere e di appassionata di Letteratura in generale, conosco le tecniche narrative e sono una lettrice accanita e curiosa da sempre. Il mio sapere nel campo delle scienze cognitive ha sicuramente contribuito al rigore e alla nettezza dell’uso della lingua, niente fronzoli e orpelli inutili, ma dritti al punto. Se poi ci aggiungiamo la mia naturale propensione al pensiero filmico, tipico dei dislessici, il risultato è una scrittura volutamente lineare, filmica e poetica che è la caratteristica tipica di tutti i miei romanzi.

Come è riuscita a dar vita ad un personaggio così vivo e passionale come Cecilia?
Le donne dei miei racconti sono tutte così, passionali e appassionate piene di coraggio, forti, creative, con forte spirito d’iniziative, sincere e capaci di essere eroine del quotidiano. Modelli antichi e nuovi di valori importanti come quelli dei cavalieri che siano esempio di grandi virtù in questo mondo che ha bisogno di nuovi eroi.

Chi sono i suoi scrittori preferiti?
Amo gli scrittori del ‘800 e del ‘900, ma leggo veramente di tutto. Mi piacciono i romanzi storici e adoro i romance e leggo molta poesia.

A quale di essi crede di essere maggiormente associabile in quanto a stile narrativo?
Associarmi ad un grande narratore… mmm, senza voler essere presuntuosa ai veristi e ai naturalisti francesi. Credo anche che la narrazione filmica abbia molto spazio nella mia scrittura e le poesie.

Quanto tempo ci impiega solitamente a scrivere un romanzo?
In realtà poco. Se ho la storia in mente poi è facile raccontarla, fluisce da sola, devo solo sedermi e lasciare che le scene si dipanino nella mia mente e le racconto.

In conclusione, vorrei chiederle se ha nuovi progetti in cantiere, che siano essi in qualità di scrittrice, di docente o di ricercatrice.
Progetti? Tantissimi. Un nuovo romanzo storico che si intitola Hortensia ambientato nel centro Sicilia alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Il fulcro centrale è l’amore e la capacità di collegarsi al mondo naturale per ricevere la forza creativa per affrontare la vita.

Grazie di cuore, è stata gentilissima.
Grazie a lei.

A cura di Filippo Bombonato

Sito ufficiale: https://www.luciamariacollerone.it

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