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S’intitola “Puzzle” il primo EP di Claudio Cirillo

Dopo una lunga ed alquanto inusuale gavetta musicale come artista di strada in giro per l’Europa, Claudio Cirillo, cantautore poliedrico, approda al suo album d’esordio. In realtà “Puzzle”, uscito il 2 ottobre 2020, è un EP di 6 tracce, musicalmente molto variegate, solari, ironiche ed originali. Lo si può tranquillamente definire un “concept album” che racconta le varie sfaccettature dell’amore, ma soprattutto un’ode alla diversità: siamo tutti diversi, eppure proprio grazie alla varietà a cui diamo vita possiamo completare un immaginario “puzzle” (da cui il nome dell’album) e quindi completarci.

La traccia di apertura, “Bellezza d’Oriente”, è un brano perfetto per passaggi radiofonici: orecchiabile, ballabile e ironico. Musicalmente, in esso si ritrova un po’ della spensieratezza anni ’50-‘60 in stile Peter Van Wood, Nicola Arigliano, Edorardo Vianello e Fred Buscaglione mischiata allo stile di certi brani più moderni di Simone Cristicchi e Francesco Gabbani, il tutto rivisitato in una chiave molto personale e con una “spruzzatina” di funky.

“Puzzle”, il brano che dà titolo all’album, riassume il significato dell’intero lavoro, ossia l’importanza della diversità per completare il puzzle e per rimettere insieme un cuore a pezzi. In esso sono presenti soluzioni sonore etniche mescolate ad elementi elettronici, sulle quali si adagia un ritornello molto immediato. Nonostante la melodia di facile accesso, l’arrangiamento è un caleidoscopio di sfumature sonore.

“La fregatura” è una traccia divisa in due parti. La prima è una vera chicca, un piccolo capolavoro di ironia e poesia narrate in dialetto romano su sottofondo di chitarra acustica arpeggiata. Quando si dice “il potere delle parole”: il cantautore fa emergere in modo tutt’altro che patetico la verità dolce amara dell’amore che viene e che va. Lo fa attraverso un’ironia di classe che trasuda poesia nostrana, che ora ti fa sorridere e subito dopo ti fa venire un po’ di malinconia. La seconda parte è di tutt’altro stampo rispetto alla prima. In essa si fanno posto sonorità elettroniche, dance e voce filtrata da un vocoder. E’ difficile resistere alla tentazione di ballare. A differenza della prima parte del brano, nel quale il cantautore cerca di spiegare e soprattutto di spiegarsi che cosa significhi l’amore, nella seconda Claudio Cirillo lascia che sia la musica ad arrivare laddove le parole non bastano.

Il brano “Se mi vuoi conoscere” è un inno ironico e struggente dell’importanza di essere se stessi nelle relazioni umane. In un’era in cui i mass media propinano modelli di perfezione formale irraggiungibile, preconfezionata e che non dà spazio alla diversità etichettandola come “bruttezza” il cantautore Claudio Cirillo elogia l’autenticità dell’essere. Secondo l’artista romano, il requisito minimo per relazionarsi con qualcuno è “gettare la maschera”, altrimenti, come direbbe lui stesso in un ipotetico dissenso, “non se po’ fa’!”.

In “Veri così” il cantautore racconta la sua paura ad ammettere di essere veramente felice. In una serie di elucubrazioni filosofiche espresse con quel suo tipico senso dello humor, Cirillo ammette di aver provato a star male (i fan di Gigi D’alessio non gliene vogliano!), ma niente: ha finito per canticchiare come chi è veramente felice.


Il primo lavoro discografico di Claudio Cirillo è esattamente quello che dichiara di essere, ossia un “Puzzle”. Tenuto insieme da un tema comune a tutti i brani, ossia la diversità come elemento irrinunciabile per giungere al completamento, è musicalmente variegato: fonde elementi esotici e nostrani, acustici ed elettronici, disimpegno e un pizzico di malinconia. E’ un album “solare”, di facile fruibilità ma tutt’altro che scontato negli arrangiamenti e nelle soluzioni armoniche e ritmiche. Un esordio degno di nota.

A cura di Filippo Bombonato

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