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“Stelle & Popcorn”, Sergio Noya

Sergio NoyaSon passati dieci anni dall’uscita del suo primo album (“Con la mia chitarra”, 4 gennaio 2008) e da allora il cantautore Sergio Noya non si è certo ‘adagiato sugli allori’, bensì si è rimboccato le maniche continuando a definire il suo stile musicale. Dopo aver partecipato alla XIX edizione di Musicultura Festival, scritto brani che han trovato posto nella compilation del 2010 “Dammi solo minuto” (“La tua immagine dentro di me” e “Amo distratto”), nonché dopo aver contribuito alla nascita dello studio di registrazione “Monkey103” nel 2011 e aver sfornato nel 2017 l’album “Pezzi di vita ingoiati ma mai digeriti”, Sergio Noya pubblica “Stelle & popcorn” (27 giugno 2018, etichetta YPK Enternainment, produzione artistica di Annachiara Zincone).
L’album è un lavoro ben curato ed arrangiato di pop melodico italiano. I testi sono poetici e di ampio respiro e lo stile vocale, che alterna toni soffici a momenti graffianti, lo accostano a quello di Ermal Meta e Fabrizio Moro. Ci sono pure, seppur accennate, certe sonorità ed ermetismo nei testi in stile Battiato.

Il brano di apertura “Interno notte” presenta una progressione armonica di stampo classico, intessuta su di un contesto fatto di suoni elettronici ben dosati e gradevoli. “Raccontare di una partita a carte giocata tra il mio ego e la mia sorte” e ancora “Noi fili sospesi per panni mai stesi” è poesia molto evocativa. “Ho capito che l’amore è una conquista fatta col sudore” è un assioma genuino e vero.
“Stelle & popcorn”, ossia la traccia che dà titolo all’album, è struggente poesia su di un meraviglioso tappeto orchestrale. “Come i cattivi delle favole che uscivano di notte dall’armadio e da sotto al letto… quel che è peggio è che col tempo e con il vento ormai il cattivo sono io” è fiaba trasognata che incontra la disillusione della realtà.
“Polvere nell’aria” ti si infila sotto pelle, brano radiofonico e nel contempo di estatica bellezza nell’alternarsi di un ritmo serrato e momenti di rilassato incanto. Il controcanto veloce e le sonorità elettroniche ricordano un po’ Battiato. “Se l’equilibrio fosse solo un gioco per circensi, equilibristi e santi… e la paura fosse solo un modo per stare un po’ più attenti… se questo buio fosse solo l’assenza di luce, come un respiro è capace di prendersi l’aria, di prendersi cura di noi” è probabilmente il momento migliore del brano.
“Abitudinari” mischia sapientemente melodia, soluzione armoniche classiche e suoni elettronici. “Abitudinari alla ricerca di quel cambiamento che senza far rumore, senza spaventare ci possa finalmente assomigliare” racchiude in poche parole quella continua lotta interna, vissuta dalla maggior parte di noi, tra doverosa routine e desiderio di cambiare, nonché voglia di una svolta che possa anche solo regalarci un fugace brivido lungo la schiena.
“Domenica” è un punto molto alto di struggente malinconia. Un pianoforte, un clarinetto e ancora un’orchestra da brividi, ma è soprattutto l’incantevole poesia di Sergio che fa di “Domenica” una canzone splendida. “Amore rubato da un film in bianco e nero, dove il cielo è grigio chiaro, dove sorpende anche un sorriso, se pieno di colore”. Brano dal forte impatto.
“Baciarsi piano” è decisamente inusuale e quel “papapapa… papapa” può lasciare in un primo momento perplessi, ma prende davvero. Brano decisamente radiofonico.
“Colla e cristallo” è un brano in tre quarti, una sorta di waltzer-mazurka sottoforma di canzone d’autore. “Muto, conservo parole, appunto le strofe rischiando le rime e un raffreddore… Fasci di luce interrotti da ombre ingombranti, a pochi passi, la felicità”: non c’è dubbio sulla spiccata vena poetica di Sergio Noya. Gli arrangiamenti sono particolari e accattivanti, regalando cori d’altri tempi, staccati di archi e un piano intimista e delicato.
“Come si fa” è una canzone più ordinaria nelle soluzioni armoniche ma originale negli arrangiamenti, molto adatta per le radio. Spiccano frasi ad effetto, tipo: “Tra la partenza ed il ritorno… io lo confesso mi confondo” e “come le notti in cui non dormo, apro un cassetto e prendo un sogno”.
In “Cos’è” si possono ascoltare sonorità dance mescolate a pop-rock all’italiana. Ancora una volta compare l’ombra impalpabile di Franco Battiato nei ritmi, nello scorrere veloce del canto (più narrato che cantato) e nella poesia ermetica.
“A.M.R” è perfetto come brano di chiusura di un album molto suggestivo, ben fatto e intrigante. Un pianoforte e poesia sono i soli ingredienti dell’ultima traccia della playlist: tutto ciò che basta per emozionare.
Sergio Noya, a dispetto del suo nome d’arte, è un artista che regala tutt’altro che “noia”, bensì un cantautore che si distingue per l’evocativo talento poetico e per brani che arrivano dove devono arrivare, ossia al cuore.

A cura di Filippo Bombonato

Tracklist:
1) Interno notte
2) Stelle & popcorn
3) Polvere nell’aria
4) Abitudinari
5) Domenica
6) Baciarsi piano
7) Colla & cristallo
8) Come si fa
9) Cos’è
10) A.M.R.

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