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“The Turtle”, l’imperdibile album d’esordio di Vasco Barbieri

Vasco Barbieri è un artista che ha saputo trasformare sofferenza e dolore in forza per combattere, lasciando che la sua musica ne venga permeata fino all’osso. “The Turtle”, suo album d’esordio uscito il 25 settembre 2020 per l’etichetta Maqueta Records/ Artist First, ne è la prova. In una sola parola, “Turtle” significa riscatto, ovvero trovare la forza per tirare fuori le proprie potenzialità nonostante una vita che spesso ci rema contro. Entrare in coma a soli 7 anni d’eta riportando gravi conseguenze alla vista è stata per Vasco Barbieri un’esperienza tanto sconvolgente quanto paradossalmente formativa e determinante per sviluppare un atteggiamento invidiabilmente positivo nei confronti della vita.


L’album apre con “Yet”, una delicata canzone eseguita al pianoforte e valorizzata dai magnifici arrangiamenti orchestrali di Francesco Santalucia. Degna di nota è pure la direzione artistica di Fernando Alba. Il brano racchiude riflessioni sulla realtà, ossia su questa cosa che ci invade e pervade fin dalla nascita e che non comprenderemo mai del tutto. Forse le emozioni e il lasciarsi trasportare da esse è ciò che ne attribuisce significato.
Il brano che segue nella playlist, ossia “Believe”, è anche esso eseguito al piano, arricchito da elementi ritmici elettronici, delicati e mai invadenti. Se “Yet” presenta sonorità più intimiste e raccolte, ascoltando “Believe” si percepisce una sorta di connessione con l’universo, come se l’ascoltatore venisse accompagnato per mano a scoprire il suo ruolo in esso. L’artista romano prende spunto dal brano per esprimere il suo personale rifiuto verso una rassegnata visione fatalista dell’esistenza. È come se dicesse all’ascoltatore: “Non sei la semplice conseguenza di ciò che ti è successo. Puoi e devi rinascere!”
“Stuck in” è, musicalmente parlando, un brano più convenzionale nelle soluzione armoniche e melodiche, ma non negli arrangiamenti, sempre originali e consoni al brano. Spicca la bella voce dell’artista romano, dall’approccio canoro appassionato e accorato e dal timbro limpido e gradevole. I testi evocano la difficoltà nella ricerca della propria strada o “via d’uscita”, la quale non manca di rumorose cadute, confusione ma che alla fine riserva l’abbraccio del proprio io autentico.
Un brano che fa la differenza su tutti è “Occurs”, un cimelio musicale nel quale Vasco Barbieri sfoggia una vocalità da brividi su un suggestivo tappeto pianistico contrappuntato da un quartetto d’archi a dir poco evocativo. Soluzioni armoniche, melodia e arrangiamenti contribuiscono a creare una canzone veramente unica.
“Convert” è un invito accorato a volare leggeri, liberandosi di un passato inutile e scomodo e di tutto ciò che non serve più. Le scelte armoniche e gli arrangiamenti rendono il brano adatto a passaggi radiofonici. È una canzone che, a differenza di altre tracce dell’album, sceglie l’immediatezza sacrificando l’originalità. Il crescendo finale, però, vale l’intero brano!
“Hey” è il singolo trainante dell’album, uscito in contemporanea con la sua pubblicazione. Anche in questo caso, l’artista sceglie l’immediatezza sacrificando un po’ l’originalità delle soluzioni armoniche. Come “Convert”, è un brano decisamente radiofonico e di facile fruibilità. Anche qui, il crescendo chitarristico attribuisce alla canzone potenza, ampio respiro e un tocco accattivante. “Ho scritto questa canzone in un momento di strana frenesia, una sorta di ansia mescolata all’ispirazione” afferma Barbieri. “Il testo che ne usci fu sia una preghiera che un rimprovero, mi ricordava che facevo parte di qualche cosa di più immenso e dovevo fare la mia parte”.
Molto struggente è il brano “Love remains”, soprattutto grazie agli arrangiamenti orchestrali di particolare efficacia e suggestione. Toccante è pure il cantato di Barbieri, attraverso il quale ringrazia tutti quegli incontri fortuiti che, seppur trovati e persi, lo hanno reso quello che è diventato.
“A little bit of present”, da un punto di vista prettamente musicale, sceglie l’originalità, segue l’ispirazione aprendo con un gradevole piano accentato in levare di vaga derivazione swing. Poi si fa più melodico, fruibile e immediato. È un inno accorato a vivere il presente senza paura, bensì lasciandosi andare a ciò che ha in serbo.
Una traccia particolarmente suggestiva è “To be grabbed”, un brano attraverso il quale il cantautore vuole dire che la vita è troppo variegata, complessa e ampia da poter essere “afferrata” tutta. Un arpeggio di piano molto evocativo e a tratti accompagnato da un coro di voci maschili conferiscono al brano un sapore ieratico.
“Take it easier” è tutto ciò che di più originale ha in serbo l’album in termini di arrangiamenti. Un organo Hammond su cui lavorano percussioni in puro rock anni’70 ed eco di chitarre dal suono vintage conferiscono al brano un sapore assolutamente tardo psichedelico. Nella vita, spesso si perdono opportunità che rappresentano il nostro rimpianto più grande. Ma il brano suggerisce una chiave di lettura meno catastrofica: conviene rilassarsi, perché la vita ha in serbo molte più opportunità d’oro di quelle che ci si aspetterebbe. Nulla è definitivamente perduto.
L’ascoltatore di “The Turtle” percepirà inevitabilmente la grande dimestichezza e consapevolezza di un musicista con la “M” maiuscola, e avrà l’opportunità di avventurarsi in sonorità curate, raffinate, talvolta ricercate. L’album d’esordio di Vasco Barbieri, compositore e filosofo (circa il quale potete avere ulteriori informazioni visitando il suo sito Instagram al link seguente https://www.instagram.com/vascobarbierimusic/ ), è sicuramente un lavoro degno di nota.

A cura di Filippo Bombonato

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