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Un caffé con la scrittrice di fantascienza Annarita Stella Petrino

Ciao Annarita, come stai?
Ciao Filippo, sempre di corsa, con mille cose da fare, lavoro, marito, figli, casa e, se avanza il tempo… scrittura! Ma sto bene! Almeno mi mantengo in allenamento!

È un onore per me poter intervistare un’instancabile comunicatrice come te: sei scrittrice di romanzi e racconti di fantascienza, blogger, sei stata redattrice di una rivista on line di carattere religioso e sei pure insegnante di Italiano, Storia, Geografia e Lingue straniere. Chi rappresenta Isaac Asimov per te?
Filippo, sono io che ti ringrazio per la tua disponibilità a realizzare un’intervista. Ho fatto diverse cose negli anni passati, tutte legate alla scrittura. Asimov per me rappresenta l’inizio. A 13 anni chiesi a mia madre di ordinarmi “Destinazione cervello” di Asimov da Club per voi, uno di quei giornali dai quali si potevano ordinare i libri. Sai, prima dell’avvento di internet, Amazon e simili :))) Fu amore a prima vista, anzi a prima lettura. Leggendo le sue opere, mi venne voglia di cominciare a scrivere le mie e… non ho ancora smesso!

Hai iniziato ad appassionarti alla fantascienza quando eri molto piccola. Una cosa, in particolare, mi colpisce in merito alle tue raccolte di racconti e romanzi: la tua concezione di fantascienza si fonde spesso e volentieri con tematiche esistenziali e, addirittura, con la religione. Come si coniugano, a tuo avviso, fantascienza e spiritualità?
Il dialogo è possibile. Ho dedicato diversi anni a tentare di coniugare fantascienza e religione. In questo modo sono nate le due raccolte di racconti “You God” e “Racconti nascosti nei sogni”. Se ci pensiamo bene, la fantascienza è un genere letterario che ben si presta a suscitare nel lettore una riflessione su temi fondamentali come l’eugenetica, il libero arbitrio, l’autodeterminazione. Quando l’uomo decide di mettersi al posto di Dio, allora pensa di non avere limiti e di decidere per se stesso e per gli altri. In quei racconti ho dato spazio a una pluralità di personaggi e a una pluralità di voci, in modo che il lettore potesse decidere da che parte stare.

All’attivo son stati pubblicati, correggimi se sbaglio, due tue raccolte di racconti e due romanzi, uno breve e uno più articolato e conseguentemente più esteso. Le raccolte sono “YouGod” e “Racconti nascosti nei sogni”, il romanzo breve è “Immateria al di là della matrice” e il romanzo, nonché ultima tua fatica letteraria, “Quando Borg posò lo sguardo su Eve”, pubblicato da Tabula Fati di Chieti. A quale dei tuoi lavori sei più legata e perché?
Ogni lavoro per me ha la sua importanza, perché rappresenta una parte di me. In ognuno dei miei scritti c’è un messaggio che io voglio dare. Delle due raccolte di racconti ho già parlato. “Immateria, al di là della Matrice” è un romanzo breve nel quale affronto il tema del paradiso artificiale, di una vita dopo la morte che, anche in questo caso, è decisa dall’uomo e che non ha niente a che vedere con il paradiso della religione cristiana. Nel mio ultimo romanzo “Quando Borg posò lo sguardo su Eve” ritrovo invece una spinta per così dire primordiale. La protagonista è alla ricerca di se stessa e delle sue radici. Questo era stato anche un po’ il tema del mio primo libro “Ragnatela dimensionale” pubblicato dalla Delos books di Milano nel 2004. A questo ultimo romanzo sono molto legata perché ci tengo particolarmente che il genere fantascientifico sia un genere fruibile dal vasto pubblico e abbia quello spazio che ancora gli è negato.

Definirei i tuoi lavori “racconti impalpabili”, per via della massiva presenza di elementi metafisici, esistenziali, simbolici, spirituali, filosofici e persino cibernetici. In che modo trai ispirazione da ciò che è immateriale? In che modo trai appagamento da ciò che è incorporeo come il pensiero, la trascendenza e lo spirito?
L’impalpabilità dell’immateriale paradossalmente è l’altra faccia della medaglia della spiritualità. Se pensiamo al modo in cui possiamo renderci incorporei quando comunichiamo solo attraverso lo smartphone, sui social attraverso un profilo, su WhatsApp attraverso una chat e via di seguito, appare chiaro che c’è una spinta ad andare verso l’abbandono del corpo e la relazione interpersonale fatta di presenza. In qualche modo la comunicazione sta diventando, in via preferenziale, immateriale, fatta cioè di assenza. Tutto ciò è per me una fonte inesauribile di riflessione e, quindi di ispirazione. Diventa in qualche modo naturale, a questo punto, collegare a questa ispirazione anche una riflessione su ciò che è spirituale.

Che rapporto hai con il mondo virtuale di Internet?
Io appartengo a quella generazione che ha visto nascere Internet. Che ha visto aprirsi per la prima volta sugli schermi del personal computer la pagina del primo motore di ricerca che era Virgilio, che ha assistito al passaggio dal Commodore 64 al personal computer, quindi al Windows fatto di finestre che poi sono diventate applicazioni. Come appassionata del genere di fantascienza ho da subito intuito le grandi potenzialità di questo nuovo mezzo di comunicazione, ma con il passare del tempo ho anche assistito alle sue trasformazioni e ho cominciato a intuirne anche i risvolti negativi, che poi sono diventati particolarmente evidenti con l’avvento dei social network.

Ora abbandoniamo per un attimo la trascendenza e la tecnologia e parliamo di cose più pratiche e immediate: secondo la tua esperienza personale, qual è, per uno scrittore, il miglior modo di promuovere se stesso?
Sai, quando ho cominciato a scrivere seriamente, era l’epoca in cui si poteva usare Internet per cercare riviste online o cartacee attraverso le quali fare un po’ di promozione. L’unico mezzo di comunicazione all’epoca era l’e-mail, quindi il lavoro di autopromozione era senza dubbio un lavoro basato innanzitutto sulla ricerca. Oggi, con il moltiplicarsi delle opportunità, per gli scrittori paradossalmente è diventato più difficile fare questo lavoro di ricerca, perché Internet è intasato ormai e, a mio avviso, è diventato anche in parte un grande immondezzaio, quindi lo scrittore deve innanzitutto fare un grande lavoro di cernita.

Oltre ad una scrittrice dotata di fervida immaginazione, sei pure un’insegnante. In quale tipo di comunicazione ti senti più a tuo agio: quella verbale o quella scritta?
Io insegno alle scuole primarie dove ovviamente la comunicazione orale è privilegiata, però spingo sempre i miei alunni a scrivere, a mettere le proprie emozioni su carta. Cerco anche di suscitare in loro il desiderio della lettura, perché solo attraverso la lettura si esercita l’immaginazione e si impara a scrivere.

Ti crea più ansia l’aspettativa legata alla reazione dei lettori ad un tuo nuovo romanzo oppure l’attimo prima di pronunciare la prima parola alla presentazione di un tuo lavoro?
Di presentazioni ne ho fatte tante, ma ogni volta è sempre un’emozione nuova. Tuttavia, il giudizio sui miei libri per me è molto importante e quindi in questo momento sono in fervida attesa dei primi feedback. Sono in attesa che i primi lettori finiscano di leggere il libro e mi dicano cosa ne pensano.

Senza dubbio, per essere un’ottima scrittrice, sei pure una grande lettrice. Riusciresti a stimare una quantità di libri media che, in genere, leggi in un anno?
Non sono brava a fare stime però posso dirti che rispetto a un paio di anni fa sicuramente la mia media si è abbassata per mancanza di tempo. Sono moglie, adesso anche madre, lavoro e quindi il tempo per la lettura lo devo condividere con quello dedicato alla scrittura.

A tuo avviso, come può uno scrittore esordiente creare il suo proprio stile senza cadere nella facile trappola di emulare, anche involontariamente, scrittori già affermati?
Io credo che ognuno di noi sia stato in qualche modo influenzato dalle letture che più lo hanno appassionato durante l’infanzia o comunque l’adolescenza, quando il nostro cervello è più suscettibile e più ricettivo, quindi credo che in ogni atto creativo ci sia una sorta di emulazione. Penso che questa penso sia proprio una caratteristica che riguarda l’arte in generale, tuttavia dal momento che ognuno di noi è unico e irripetibile, credo anche che un’opera di perfetta emulazione sia possibile farla soltanto attraverso un approfondito studio dello stile che a quel punto però diventa quasi una soppressione dell’atto creativo.

È stato un piacere intervistarti, Annarita. Per i lettori, questo è il tuo blog: http://petrinoscifi.wordpress.com/
Ti auguro il meglio dalla tua attività di scrittrice e non solo.  A presto, ciao.
Caro Filippo è stato per me un piacere rispondere alle tue domande e ti ringrazio tantissimo per questa opportunità.  A risentirci a presto.

A cura di Filippo Bombonato

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