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Vivian Maier – La fotografa ritrovata

Vivian Maier

Dal 3 marzo al 27 maggio 2018 le sale rinascimentali del prestigioso Palazzo Pallavicini di Bologna presenteranno una straordinaria mostra “Vivian Maier – La fotografa ritrovata”, con le meravigliose fotografie originali di una delle fotografe più apprezzate di questo secolo. Sarà un percorso espositivo diviso in differenti sezioni tematiche, affrontando tutti gli argomenti dell’infanzia, autoritratti, ritratti, vita di strada, oggetti e colori.

La mostra è stata realizzata da Palazzo Pallavicini con la curatela di Anne Morin di DiChroma Photographysulla base delle foto dell’archivio Maloof Collection e della Howard Greendberg Gallery di New York.

Marvin Heiferman, studioso di fotografia, afferma: “Seppur scattate decenni or sono, le fotografie di Vivian Maier hanno molto da dire sul nostro presente. E in maniera profonda e inaspettata… Maier si dedicò alla fotografia anima e corpo, la praticò con disciplina e usò questo linguaggio per dare struttura e senso alla propria vita conservando però gelosamente le immagini che realizzava senza parlarne, condividerle o utilizzarle per comunicare con il prossimo. Proprio come Maier, noi oggi non stiamo semplicemente esplorando il nostro rapporto col produrre immagini ma, attraverso la fotografia, definiamo noi stessi”.

Vivian Maier è stata una fotografa statunitense, della cui attività artistica si sapeva ben poco fino a pochi anni prima della sua scomparsa. La sua vasta quantità di negativi è stata scoperta nel 2007, grazie alla tenacia di John Maloof. La Maier lavorava come bambinaia e nel tempo libero si dedicava alla sua passione per la fotografia. Utilizzava per scattare le sue immagini una macchina fotografica Rolleiflex e un apparecchio Leica IIIc, amava immortalare la vita quotidiana nelle strade con i suoi abitanti, bambini, lavoratori, persone di buona società e personaggi famosi come pure miserabili, mendicanti ed emarginati. Vivian Maier spesso diviene il soggetto delle sue fotografie con lo scopo, quasi ossessivo, di ricercare se stessa, imprimendo la sua ombra, il suo riflesso, la sua silhouette nello scatto. Il gran numero di autoritratti presenti nella sua produzione fotografica sembra esprimere una sorta di eredità nei confronti di un pubblico che non voleva, o forse non poteva, rappresentare.

Nessuno è eterno, bisogna lasciare il posto agli altri, è un ciclo. Abbiamo tempo fino alla fine e poi un altro prenderà il nostro posto. E’ tempo di chiudere e tornare al lavoro”. Vivian Maier

Per maggiori informazioni su orari e tariffe della mostra visita il sito https://www.palazzopallavicini.com

 

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